Quando le rime fanno male: Fabri Fibra condannato a risarcire Valerio Scanu per diffamazione

6 Mag , 2025 - NEWS

Quando le rime fanno male: Fabri Fibra condannato a risarcire Valerio Scanu per diffamazione

70.000 euro per un verso di troppo. L’arte è ancora libera, ma non impunita.

Dodici anni. Tanto è durata la battaglia legale tra Fabri Fibra e Valerio Scanu, due nomi distanti per genere e immaginario, ma finiti sullo stesso palcoscenico: quello della giustizia.

Tutto nasce nel 2013, con la pubblicazione del brano “A me di te”, contenuto nell’album Guerra e Pace di Fabri Fibra. All’interno della traccia, alcuni versi fanno riferimento – in maniera esplicita e giudicata offensiva – alla figura di Valerio Scanu, toccando anche la sfera personale e sessuale del cantante sardo.

Quello che per Fibra poteva essere un’espressione artistica, uno sfogo ironico o una provocazione in linea con lo stile del rap, per Scanu è stato invece un attacco frontale. E così parte la denuncia.

La sentenza

Nel 2015 arriva la prima condanna penale per Fabri Fibra: una multa di 600 euro e una provvisionale di 20.000 euro. Ma il caso non si chiude lì. La vicenda si sposta in sede civile, dove il Tribunale di Milano fissa inizialmente un risarcimento di 25.000 euro, poi portato dalla Corte d’Appello a 70.000 euro, considerando la diffusione del brano e la gravità del discredito arrecato.

La Cassazione, nei giorni scorsi, ha reso definitiva la condanna, respingendo il ricorso della difesa di Fibra. E ha messo un punto su un tema molto più ampio: fino a che punto può spingersi la libertà di espressione nell’arte?

Il dibattito: libertà o responsabilità?

“Insultare squallidamente non è arte”, ha scritto la Corte. Una frase che pesa come una firma su un manifesto: quello della responsabilità artistica.

Nel rap, come in altri linguaggi controculturali, la parola è arma e scudo. Serve per colpire, per ridere, per vendicarsi. Ma può anche ferire, escludere, umiliare. In questo caso, le rime sono diventate prove. Il microfono, una pistola carica. E il palco, un’aula di tribunale.

Tu da che parte stai?

C’è chi difende Fibra, parlando di censura dell’espressione artistica, e chi dà ragione a Scanu, ricordando che ogni parola incisa ha conseguenze reali. Tra diritto di critica e offesa, il confine è sottile. Ma esiste.

In un’epoca in cui tutto è condiviso, estratto, decontestualizzato e virale, anche una barra scritta 12 anni fa può presentare il conto.


Le parole hanno un peso. Anche quando fanno rima.

Che sia un monito o un precedente, il caso Fibra vs Scanu ci costringe a riflettere su quanto costa davvero una punchline. E ci ricorda che la libertà artistica non è mai separata dalla responsabilità.


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