Con “Ad un passo”, la giovane cantautrice Wendy Mardeda sceglie di raccontare un amore senza prospettiva, di quelli che fanno ancora male anche quando sai che devi chiuderli. Il brano, pubblicato simbolicamente il 14 febbraio, si muove in direzione opposta rispetto all’idea patinata di San Valentino: non celebra l’amore perfetto, ma dà voce a quelle relazioni in cui è necessario seguire la testa e rinunciare al cuore.
Un amore che resta nei pensieri
“Ad un passo” nasce da una consapevolezza dolorosa: lasciare andare qualcuno non significa smettere di sentirlo vicino. Il titolo racchiude proprio questa dimensione sospesa, in cui l’altra persona continua a rimanere a un passo nei pensieri, anche quando la relazione è ormai chiusa.
Il testo si muove con parole semplici ma dirette, capaci di intercettare una fragilità condivisa. Non c’è rabbia, non c’è rivendicazione: c’è piuttosto la lucidità di chi sceglie di interrompere qualcosa pur continuando a provare sentimento.
Un progetto totalmente personale
Il brano è un progetto fai da te in ogni sua parte. Wendy Mardeda firma musica e testo, suona il pianoforte e collabora alla produzione con Kadesh. Anche il videoclip segue la stessa linea indipendente: è stato girato insieme alla sorella e montato in autonomia, mantenendo uno stile coerente con l’intimità della canzone.
Questa scelta produttiva rafforza il senso di autenticità del progetto. Non ci sono sovrastrutture, ma una narrazione lineare e quotidiana che punta tutto sulla sincerità emotiva.
Il video tra memoria e quotidianità
Nel videoclip Wendy si mostra in momenti semplici: al pianoforte mentre scrive, immersa nei ricordi, nostalgica. Le scene si alternano tra presente e memoria, con immagini al parco che evocano un amore vissuto con leggerezza quasi infantile.
L’amore, suggerisce Wendy, è capace di far emergere la parte più dolce e vulnerabile di noi. Ma ciò che resta, alla fine, è il ricordo. Ed è proprio lì che “Ad un passo” trova la sua forza: nella capacità di trasformare una ferita personale in uno spazio di riconoscimento collettivo, dove chi ascolta può sentirsi meno solo.
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