Gli Spicy Knots sono un power trio romagnolo nato nel 2018 tra scantinati, demo arrangiati e live infuocati. Dopo anni di sperimentazioni e concerti, il gruppo formato da Niccolò Leone, Alberto Bartoli e Andrea D’Angeli approda finalmente al debutto sulla lunga distanza con “Astoria”, un album pubblicato da Jenkem Records il 27 giugno 2025.
Il disco è un viaggio tra pop punk energico e atmosfere cinematografiche, una raccolta di brani che oscillano tra rabbia e speranza, tra caos e lucidità, mantenendo sempre un sound contagioso e immediato. Con testi in italiano e un featuring con Altroego nel brano “Solo un giorno”, “Astoria” racconta la crescita della band e la voglia di farsi spazio nella scena nazionale.
In questa intervista gli Spicy Knots ci parlano del loro percorso, delle influenze che hanno plasmato il disco e delle emozioni dietro ogni traccia.
Intervista
1 “Astoria” è il vostro album d’esordio. Cosa rappresenta per voi questo progetto e come nasce il titolo?
La creazione e l’uscita dell’album è stato forse uno dei passi più impegnativi che abbiamo realizzato fino ad ora. Fin da quando ci siamo formati progettavamo l’uscita di un nostro album e vederlo pubblicato oggi fa sicuramente un certo effetto. Abbiamo scelto il nome Astoria prendendolo in prestito da un ex cinema di Rimini, il posto dove abbiamo visto i primi film e che è la nostra introduzione al cinema. Ci sembrava calzante collegare il nostro esordio discografico al luogo che ci ha fatto scoprire il mondo del cinema.
2 Descrivete il disco come una raccolta di videocassette. Quali sono i “film” personali che avete voluto raccontare traccia dopo traccia?
Alcune pellicole sono state citate direttamente, come Trainspotting in Bar Lorena; c’è un rimando all’immaginario gotico di Tim Burton in Elizabeth, e tracce come Lumière e Fotogrammi sono due lettere d’amore al concetto di cinema stesso. Altre pellicole invece non vengono esplicitate direttamente, ma hanno posto le fondamenta per il mood o per il messaggio della canzone, come Pasternak che nasce dopo una visione di Taxi Driver, Aritmia e Solo un giorno che si ispirano invece al genere dei Road Movie o Nightmare – Dal profondo della notte, che ha dato il via per la scrittura di Prima che sorga il sole.
3 Il vostro sound unisce l’energia del punk con melodie pop e testi in italiano. Com’è evoluto il vostro stile negli anni?
Quando abbiamo iniziato a suonare insieme venivamo da contesti legati al Punk e al Grunge, quella è stata la scintilla iniziale che ci ha fatto partire nella scrittura di inediti. Negli anni abbiamo iniziato a esplorare altri generi e confrontarci su cosa ascoltavamo. Le prime sperimentazioni sono arrivate quando abbiamo scoperto lo Shoegaze e abbiamo iniziato a giocare con vari effetti sugli strumenti. Altre influenze molto importanti che abbiamo adottato in seguito sono il Jangle Pop degli Smiths e l’indie rock di Mac Demarco, che si contrappongono alla filosofia “tutto distorto e urlato” che avevamo in precedenza tenendo però tutto in equilibrio. Per quanto riguarda la sfera testuale, anche se nei nostri primissimi lavori scrivevamo testi in inglese, abbiamo sempre ascoltato gruppi come Verdena, Zen Circus e i Tre Allegri Ragazzi Morti o progetti come I Cani, che sicuramente ci hanno fornito una forte influenza nei lavori più recenti.
4 In “Solo un giorno” troviamo la collaborazione con Altroego, vostro storico collaboratore. Com’è nato questo featuring e cosa ha portato in più al brano?
L’idea è nata da una chiacchierata tra Simo (Altroego) e Nic, all’improvviso. L’album stava per essere completato, ed essendo lui che ha curato le registrazioni, i mix e il master dei brani, l’idea ci è piaciuta sin dall’inizio. È stata la prima volta che abbiamo collaborato alla scrittura di un brano con qualcuno di esterno. È stata un’ottima esperienza per osservare e imparare metodi alternativi di scrittura di un testo e composizione ed uscire dalla nostra comfort zone.
5 Quale brano dell’album vi rappresenta di più in questo momento e perché?
Forse Bar Lorena. Aggressivo ma sempre ironico, energico ma con quella punta di malinconia che tendiamo sempre a inserire nei nostri pezzi. Perché è come ci sentiamo tutti i giorni in realtà. Abbiamo molta energia ma spesso non sappiamo come incanalarla e finiamo rimanendo con le mani in mano. E tutto questo spesso finisce col frustrarci ed essere arrabbiati con noi stessi in primis.
6 Il disco è stato registrato al S.O.S Audio Lab di Rimini. Che tipo di atmosfera si è creata durante la lavorazione del progetto?
Il momento delle registrazioni è stato molto formativo e stimolante. Simone è stato super entusiasta di registrare Astoria, noi ci siamo divertiti molto e lui anche. Poi, verso la fine dei lavori, si era creata quella chimica dove bastava uno sguardo per comunicare quale take fosse ottima o quale invece non lo era. Essere seguiti da un produttore ci ha permesso di migliorarci ulteriormente, di porre attenzione su dettagli su cui mai ci saremmo soffermati. È un passo che consigliamo di fare a chiunque voglia buttarsi in un progetto come il nostro.
7 “Astoria” alterna momenti riflessivi ad altri più caotici e giocosi. Come siete riusciti a mantenere un equilibrio tra queste due anime?
Ogni canzone è stata pensata come un universo a sé stante. L’album riflette il nostro modo di essere e si è evoluto con noi, rispecchiando di conseguenza il nostro modo di fare musica. Si alternano dunque non solo generi musicali diversi tra loro nelle singole canzoni ma anche mood e atmosfere diversi andando però a creare un insieme unito.
8 C’è un filo rosso che unisce tutti i brani del disco, un tema ricorrente che li tiene insieme?
Quando abbiamo scritto l’album non c’era un’idea di continuità fra un brano e l’altro, non c’era la volontà di creare un concept album. Ci sono però effettivamente canzoni che si legano fra loro come Elizabeth e Rosemary, che si ispirano ad un’unica tematica ma sono scritte da due punti di vista differenti. Più che un filo rosso c’è una cornice che tiene insieme il tutto, ed è il citazionismo cinematografico e l’ispirazione a scene di film sparse nei brani.
9 Avete iniziato suonando dal vivo negli scantinati e oggi siete arrivati alla pubblicazione del vostro primo album. Quali sono stati i momenti più duri e quelli più belli del percorso?
I momenti difficili non sono mancati, non è sempre facile riuscire organizzare date live e mantenere una propria immagine online rimanendo concentrati sul lato creativo. Sicuramente i momenti duri e il nostro lavoro sono stati ripagati, e ora come ora possiamo convenire che uno dei momenti più complessi coincida col momento più bello della nostra carriera finora: il release party dell’album all’ex-cinema Astoria di Rimini. Un evento che ci ha tenuti impegnati per 2-3 mesi tra burocrazia, sviluppo di grafiche e organizzazione degli spettacoli. Abbiamo sudato, ma ne è valsa la pena, è stata veramente una serata grandiosa.
10 Cosa sperate arrivi a chi ascolta “Astoria” per la prima volta? E cosa sognate per il futuro degli Spicy Knots?
Ci piacerebbe che Astoria diventasse un momento di condivisione, dove raccontiamo chi siamo, le nostre storie, e talvolta le nostre disavventure. Vorremmo creare un dialogo con l’ascoltatore tramite l’immedesimazione di quello che proviamo nel nostro quotidiano, come succede con un nuovo o un vecchio amico. Pensiamo sia questa la cosa più importante di un lavoro come il nostro, a prescindere da tutto. E per quanto riguarda il futuro, gli Spicy Knots chiaramente non si fermano con Astoria. Abbiamo diversi nuovi brani in corso d’opera che presentiamo anche ai nostri live. Al momento stiamo concludendo un tour estivo in cui cerchiamo di diffondere il più possibile il nuovo album, anche fuori dai confini romagnoli. Ci piacerebbe tanto concludere questo 2025 con altre date e l’anno prossimo, chissà, magari vedrete il nostro nome comparire in qualche festival.
Guarda il videoclip di “solo un giorno” qui:
Conlcusione
Con “Astoria” gli Spicy Knots firmano un esordio che sa di crescita, di sfide vinte e di visioni cinematografiche trasformate in musica. Un album che oscilla tra energia e introspezione, tra rabbia punk e melodie pop, riuscendo a raccontare la loro storia con sincerità e carattere. Se questo è solo l’inizio, il futuro della band romagnola promette di essere ancora più sorprendente.
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