Specch!o ci fa entrare nel suo mondo

11 Giu , 2025 - EMERGENTI

Specch!o ci fa entrare nel suo mondo

Tra riflesso e riflessione, Specch!o è un progetto nato alla fine del 2023 con un obiettivo chiaro: usare la musica come specchio per guardarsi dentro. Dietro questo nome si cela un’artista anonimo che ha scelto l’introspezione come filo conduttore della propria visione artistica. Dai primi brani fino al concept album “Le belle arti”, ogni uscita è un tassello in un viaggio interiore ricco di significati.

L’opera più recente, Sinfonie d’Autore, è la versione evoluta del precedente progetto Opere Prime, e si compone di cinque brani ispirati alle arti classiche. Ogni pezzo è accompagnato da videoclip, monologhi e look creati ad hoc, rendendo il progetto una vera esperienza multidisciplinare. Il brano più rappresentativo è “Riflessi di persone”, presentato anche al Tour Music Fest 2024 e a Casa Sanremo Livebox 2025.

La scelta dell’anonimato non è vezzo ma parte integrante del messaggio: l’arte, per Specch!o, deve rimanere libera da etichette e immagini predefinite. Così, dietro la maschera, ognuno può ritrovarsi e riflettere. È tempo di scoprire qualcosa in più su questa figura tanto misteriosa quanto affascinante.

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L’intervista a Specch!o

Ciao Specch!o, piacere di conoscerti e grazie per essere qui con noi oggi. “Specch!o” è un nome carico di significato e di simbolismo. Quando hai capito che sarebbe diventato il tuo volto artistico, o meglio, il suo riflesso?
Innanzitutto, grazie a voi per quest’opportunità. Devo essere onesto: non lo so neanche io di preciso, forse ci sono “capitato” nel tempo, guardandomi e riguardandomi allo specchio e criticandomi per ciò che non mi piaceva della mia vita. Già quando ero piccolo, vedevo nello specchio un potere straordinario, direi quasi “curativo”, quando impari a leggere ciò che ci vedi. La musica mi ha semplicemente aiutato a dare un’interpretazione a questi pensieri.

Il tuo primo brano, “Intro-spezione”, ha già messo in chiaro la direzione riflessiva e introspettiva della tua musica. Come si è evoluta questa visione fino ad arrivare a “Le belle arti”?
Non parlerei proprio di “evoluzione”. Ho solo imparato a leggere e a narrare l’introspezione sotto più prospettive, come se fossero tante facce dello stesso prisma. D’altronde, l’arte mi ha sempre affascinato proprio per la sua poliedricità.

Ogni canzone del progetto “Le belle arti” è dedicata a una delle cinque arti classiche. Come hai scelto il genere musicale giusto per rappresentare ciascuna?
In questo non posso negare il meraviglioso contributo dei miei produttori e amici, Gabriele e Daniele. Sono due menti eccelse in termini di creatività, molto più di me. Io ho semplicemente spiegato loro a parole ciò che ogni arte mi trasmette, e loro l’hanno trasformato in suoni.

Nei videoclip e nei monologhi associati ai brani compaiono artisti, outfit e simboli specifici. Quanto è importante per te l’aspetto visivo nel raccontare la tua musica?
La verità? Quando è iniziato tutto ciò, consideravo l’estetica un fattore quasi ininfluente. Sono stati i miei attuali stilisti, Francesco e Vittorio, a farmi capire che, nel nostro ambiente, le parole per quanto potenti possono risultare quasi silenziose se non sono accompagnate da un’immagine decisa. Come disse qualcuno prima di me, etica ed estetica sono fatte per convivere.

“Riflessi di persone” è il brano che senti più vicino. Cosa lo rende così speciale per te e cosa speri lasci in chi lo ascolta?
Concedetemi di mettere da parte la modestia: quando rilessi la strofa di Giulia, dopo averla scritta, mi venne da piangere. Mi capita spesso quando scrivo: vado di getto, senza pensare, e sono poi costretto a rileggere le mie stesse parole. “Riflessi di persone” punta ad abbattere il muro della solitudine che spesso ci costruiamo, e che non ci consente di toccare con mano quanto in realtà l’arte ci accomuni. Tutti, nessuno escluso.

Nei tuoi testi c’è una grande attenzione alla metrica, alle rime interne, agli extrabeat. Ti senti più poeta, rapper o cantautore?
Nasco come scrittore, sia in prosa che in poesia, fin dalla tenera età, e non negherò mai questa vocazione. Musicalmente poi sono cresciuto a pane e rap, ma ad oggi mi sento di dire che i tecnicismi tipici del rap non sono la mia priorità quando scrivo. Ciò che è certo, è che punto a trasmettere un messaggio con i miei testi, a prescindere dal mezzo.

Il tuo anonimato è una scelta artistica forte. In un’epoca di iper-esposizione, pensi che togliere il volto possa davvero avvicinare le persone alla musica?
A malincuore devo ammettere che, sul piano del marketing e del potere mediatico, la mia scelta è assolutamente contro-producente. Le persone, oggi, vogliono un volto cui attribuire ogni frase, ogni affermazione, spesso anche per sentirsi meno “in colpa” quando si pensano determinate cose. Io, comunque, rimango della mia idea: l’arte diventa quintessenza, se depersonalizzata.

Partecipare a eventi come il Tour Music Fest e Casa Sanremo ha cambiato qualcosa nel tuo modo di vivere il progetto?
Sono state di sicuro esperienze uniche che ripeterei per il puro gusto di promuovere la mia musica, ma non sono i canali che prediligo, né mi sento di associarli anche vagamente al mio progetto. “Specch!o” non nasce per esporsi sui grandi palchi: è più una medicina che vuoi prendere quando sei da solo in camera. Quindi no, onestamente non credo che abbia inciso nella mia visione artistica.

La tua musica è costruita per stimolare riflessioni interiori. Credi che oggi ci sia ancora spazio per questo tipo di ascolto profondo nel panorama musicale?
La musica è un’arte. Esiste un’arte che non susciti una riflessione interiore? Tutti abbiamo bisogno di fermarci per pensare a noi stessi, alle nostre pulsioni, ai nostri sogni e ai nostri scheletri nell’armadio, di tanto in tanto.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso da Specch!o? Hai già in mente un nuovo capitolo dopo “Le belle arti”?
“Le belle arti” mi hanno dato la conferma di un mio bisogno quasi “patologico”: quello di farmi ascoltare. Specch!o si evolverà, e tanto anche, fino a quando avrò la forza di stare vicino a me stesso, e a chi mette il cuore in ciò che fa.
Un abbraccio!

specch!o

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