Santona e il mondo sonoro di Retinopatia

11 Mar , 2026 - EMERGENTI

Santona e il mondo sonoro di Retinopatia

Santona è un musicista e produttore parmigiano classe ’95 che negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio riconoscibile nel panorama indie italiano. Dopo l’esperienza nella band I Segreti e numerose collaborazioni come producer con artisti come Margherita Zerbini, LupoFiumeLeggenda, L’Edera, Caledune, AlberiNoi, Tocka, Morso e Ariostea, il suo percorso prende una nuova direzione con Retinopatia, primo EP solista pubblicato a suo nome.

Il progetto nasce dopo la trilogia realizzata insieme a Superbi e rappresenta un passo ulteriore nella ricerca sonora di Santona. In Retinopatia, sette tracce costruite su misura per diversi artisti si muovono tra indie alternative e lo-fi, con un approccio crudo e sperimentale che rifiuta la forma canzone tradizionale per trasformarsi in flussi sonori e narrativi, dove parole, atmosfere e suggestioni si fondono liberamente.

Il concept dell’EP prende forma anche da un elemento profondamente personale: la copertina mostra la radiografia dell’occhio dello stesso Santona, segnata da una patologia legata a stress e ansia. Da qui nasce una riflessione più ampia su dipendenze, solitudine e fratture emotive, ma anche sulla possibilità di osservare il tempo da una prospettiva diversa e trasformare le fragilità in materia creativa. Un equilibrio delicato tra ombra e luce, dove le melodie riescono a lasciare intravedere sempre un sottile velo di speranza.

L’intervista con Santona

Retinopatia è il tuo primo EP solista come producer. Come è nata l’idea di costruire un progetto che coinvolgesse diversi artisti della scena indipendente italiana?

Ho scelto di vivere in una piccola città come Parma, questo offre dei vantaggi ma anche qualche limite. Uno di questi è avere meno collegamenti con le grandi città. Dunque fare collaborazioni con artisti di altri posti aiuta a creare una rete artistica più forte e muove le acque per tutti. Ovviamente sono artisti che stimo e con cui mi sento affine artisticamente.

Nel disco si percepisce un sound indie alternative lo-fi molto crudo e sperimentale. Quali sono state le influenze musicali o gli ascolti che hanno guidato la produzione di queste tracce?

Tra gli artisti che mi hanno ispirato ci sono alcuni artisti alt indie come Radio Depth, Current Joys, Grumpy e i Petite League. Ho cercato di tirare fuori un sound che evocasse una condizione di precarietà e disillusione attraverso drums molto fredde, chitarre elettriche taglienti e synth distorti, il tutto mescolato con un lato più fragile e malinconico attraverso le chitarre classiche.

I brani sembrano allontanarsi dalla forma canzone tradizionale per diventare quasi flussi di suoni, parole e pensieri. È stata una scelta voluta fin dall’inizio?

Il mio progetto solista lo vivo come un divertimento, non mi metto nessuna pressione di dover raggiungere dei risultati, per me è solo l’occasione di sperimentare e fare quello che mi passa per la testa con gusto.

Dopo il percorso con la band I Segreti e il progetto parallelo con Superbi, cosa ti ha spinto a metterti in gioco con un EP interamente tuo come producer?

Ho bisogno di stimoli artistici continuamente, nonostante avessi poco tempo per lavorare a questo EP, ho sfruttato ogni ritaglio di tempo per farlo. Pubblicare musica e creare progetti artistici mi fa sentire vivo.

Ogni traccia sembra costruita su misura per l’artista che la interpreta. Come hai scelto le collaborazioni presenti nel progetto?

L’idea era di creare uno sfondo comune a tutti i brani, attraverso l’utilizzo di suoni ricorrenti, ma modulati diversamente tra brano e brano in base all’artista che avrebbe cantato e alle sue sfumature timbriche e testuali. Questo ha reso l’album dinamico e omogeneo allo stesso tempo. Le collaborazioni sono nate spontaneamente, conoscendosi e trovandosi in sintonia umana e artistica.

La copertina dell’EP è molto forte: una radiografia del tuo occhio che mostra una patologia legata a stress e ansia. Quando hai capito che questo elemento personale sarebbe diventato il concept del disco?

Quest’estate sfogliavo i referti medici dell’ultimo controllo alla vista e guardando le radiografie ho pensato fossero immagini molto evocative. La forma mi ricorda un pianeta visto dall’alto, una panoramica sulla mia vita fino ad oggi. Le piccole otturazioni ricordano delle esplosioni, dei traumi o delle scosse molto forti vissute nel corso degli anni.
Da queste suggestioni ho costruito il concept.

Nei brani emergono temi come dipendenze, separazioni e solitudine, ma anche una certa distanza con cui si guardano gli anni che passano. Che tipo di racconto volevi costruire con Retinopatia?

Il racconto di una persona che piano piano si accorge di quanto la vita può essere dura e cinica ma che non vuole smettere di trovarci dentro un’illusione, un sogno, un brivido che lo faccia respirare.

C’è una traccia dell’EP che senti particolarmente rappresentativa del progetto o che racconta meglio il tuo momento artistico?

ABITO AL FREDDO con Superbi racchiude bene tutti gli elementi e i contrasti che cerco di creare. Ma questi brani dentro di me hanno già fatto il loro corso, avendoli composti nei mesi precedenti e avendoli sentiti mille volte. Probabilmente il mio momento artistico attuale sarebbe diverso, lo scoprirò quando avrò tempo di rimettermi a sperimentare.

Nel disco convivono sonorità molto intime e momenti più sperimentali. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra emotività e ricerca sonora?

In realtà è stato tutto molto spontaneo perché avevo le idee chiare su cosa volevo e come arrivarci. La parte più difficile è stata scegliere quali brani tenere nell’EP e quali lasciare fuori.

Dopo Retinopatia, pensi di continuare su questa strada di producer project con più artisti o hai già in mente nuovi sviluppi per il futuro?

Stavo pensando a un album di cover molto vecchie rivisitate in chiave emo lo-fi ahah, chissà. O forse a una raccolta con brani che ho da parte con strutture più “classiche” e qualche ritornello. L’unica cosa certa è che sarà un’evoluzione sonora coerente con i lavori già pubblicati.

Il punto della Redazione

Santona firma un progetto che unisce ricerca sonora, collaborazione e introspezione personale. “Retinopatia” è un EP che nasce dalla libertà di sperimentare e dalla volontà di costruire connessioni artistiche oltre i confini della propria città, trasformando fragilità, traumi e visioni intime in suono. Un primo passo solista che non vuole essere una dichiarazione definitiva, ma piuttosto l’inizio di un percorso in continua evoluzione, dove curiosità, istinto e sperimentazione restano i veri motori della sua musica.

santona

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