Sam DMaio è un artista e produttore classe 1997, nato e cresciuto a Nova Milanese e residente da dieci anni a Bristol, UK. La musica per lui è uno strumento di comprensione e racconto interiore, un mezzo attraverso cui trasformare emozioni e vissuti in suono e parole. Il suo percorso artistico si muove tra hip-hop, r&b, pop rap e soul, mantenendo sempre al centro un’urgenza espressiva autentica e personale.
Nel suo progetto musicale, Sam DMaio costruisce un viaggio introspettivo ed emotivo, con l’obiettivo di raccontare storie individuali capaci di diventare collettive. Le sue canzoni nascono da un bisogno profondo di comunicare ciò che sente, rendendo l’esperienza dell’ascolto uno spazio di condivisione e riconoscimento.
“Il suono della pioggia” è l’EP che racchiude il percorso successivo alla perdita del padre: un lavoro nato come sfogo, diventato nel tempo un processo curativo. Tra rabbia, tristezza, dolore e paura, la sequenza dei brani accompagna l’ascoltatore verso l’accettazione, la calma e l’amore. Un progetto estremamente personale che prova a offrire risposte e conforto a chi ha vissuto esperienze simili, lasciando a ognuno la libertà di renderlo proprio.
L’intervista con Sam DMaio
Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata il tuo modo per capirti e raccontarti?
Credo di averlo capito nel momento in cui ho deciso di scrivere il mio primo testo e comporre il mio primo brano. Ho sempre associato le canzoni a momenti della mia vita e credo che la musica sia in grado di darci conforto. Scoprire e ascoltare una traccia che ti rappresenta in quel preciso istante è una sensazione difficile da descrivere, ma penso che in molti l’abbiano provata.
Vivendo da dieci anni a Bristol, quanto questa città ha influenzato il tuo modo di scrivere e produrre?
Vivere fuori dall’Italia e relazionarmi con persone e artisti di un’altra cultura ha sicuramente influenzato il mio percorso. Vedo il mio progetto come qualcosa di personale e non legato a un personaggio, quindi credo che il non essere presente sul territorio italiano mi dia una libertà artistica che forse non avrei se fossi lì.
Nel tuo percorso artistico tocchi hip hop, r&b, pop rap e soul. In che modo queste sonorità rispecchiano le tue emozioni e la tua identità?
Quando inizio un nuovo progetto non cerco mai di impormi un genere. Queste sono semplicemente le sonorità che sento più mie, ma credo che ogni genere possa enfatizzare emozioni diverse. Per questo cerco di usare tutto ciò che ho a disposizione in base a quello che sto raccontando.
“Il suono della pioggia” nasce dopo un momento doloroso. C’è stato un brano dell’EP più difficile da scrivere rispetto agli altri?
Il brano n. 2, “Il suono della pioggia”, è stato il primo che ho scritto. Mentre lo scrivevo mi sono reso conto che tirare fuori quello che stavo provando non era solo una scelta, ma una necessità.
Scrivere questo progetto ti ha aiutato ad affrontare la perdita di tuo padre. In che fase emotiva hai capito che stava diventando un EP?
L’ho capito nel momento in cui ho scritto l’ultima traccia, “Grazie a te”. Tutti i testi, a eccezione di questo, sono nati come sfogo, quasi come pagine di diario, scritte per togliermi un peso e non con l’idea di diventare musica o seguire delle produzioni precise.
Nel racconto dei tuoi brani si passa da rabbia e paura a calma e accettazione. Questo cambiamento è avvenuto prima dentro di te o durante la creazione dei pezzi?
In realtà i testi sono molti e sono stati scritti nell’arco degli ultimi quattro anni. Ho avuto quindi molto tempo per affrontare ciò che c’era da affrontare e arrivare all’accettazione. Direi che questo cambiamento è avvenuto ancora prima che decidessi di trasformare tutto in un EP.
Qual è la cosa più importante che vorresti arrivasse a chi ascolterà “Il suono della pioggia”?
Per me è fondamentale trasmettere l’accettazione della vulnerabilità e l’eliminazione di quel blocco che molti di noi hanno nel confrontarsi e cercare conforto quando affrontano emozioni negative forti. Nei momenti in cui ci sentiamo deboli e fragili, specialmente come uomini, credo che chiedere aiuto e lasciarsi andare sia in realtà un atto di grande coraggio.
Ti capita di riascoltare l’EP oggi? E se sì, cosa provi nel sentire quelle emozioni trasformate in musica?
Durante la fase creativa, di mix e master, ascolto i brani talmente tante volte che una volta pubblicati cerco di non riascoltarli più. Penso che il progetto sia personale e intimo durante tutto il processo, ma una volta uscito appartenga a chi lo ascolta, non più solo a me.
Come è cambiato il tuo modo di produrre e scrivere dopo questo progetto così personale?
Ora cerco di raccontare solo ciò che provo io e quello che provano le persone a me vicine. Scrivo e produco per raccontarmi, capirmi e affrontarmi. Se prima cercavo di creare la canzone che potesse piacere a tutti, oggi voglio solo essere me stesso, convinto che il contenuto arriverà alle persone giuste in modo naturale.
Guardando avanti, quali nuove emozioni o storie senti di voler trasformare in musica nel prossimo futuro?
Vorrei parlare del rapporto con se stessi e delle relazioni umane tra persone, non necessariamente romantiche, e allo stesso tempo sento il bisogno di concludere definitivamente il percorso de “Il suono della pioggia”.

Segui Sam DMaio su Instagram.




