Con Reo Tempo, i Sinister Ghost firmano un EP diretto, politico e senza compromessi. Cinque tracce che mettono a fuoco le contraddizioni del presente e trasformano il disagio del nostro tempo in una presa di posizione musicale chiara e consapevole.
In questa intervista abbiamo parlato con la band del significato profondo di Reo Tempo, un lavoro che affronta temi attuali e controversi come la guerra, i conflitti di religione, il diritto all’aborto, il consumismo, il rapporto con il denaro e l’uso delle armi. Al centro del discorso emerge anche una critica forte al sistema artistico contemporaneo, dove l’arte, e la musica in particolare, viene spesso messa in secondo piano rispetto all’immagine dell’artista.
Disponibile dal 28 novembre su tutte le principali piattaforme digitali, Reo Tempo è uscito anche con una limited edition di soli 50 digipak CD. Un progetto che rivendica contenuto, urgenza e valore, e che i Sinister Ghost ci raccontano direttamente, traccia dopo traccia.
L’intervista con i Sinister Ghost
Reo Tempo sembra fotografare il presente senza filtri. Da dove nasce l’urgenza di raccontare il nostro tempo in modo così diretto e critico?
“Reo Tempo” è una fotografia critica del tempo che tutti noi viviamo e subiamo inesorabilmente.
La scelta di raccontare qualcosa di attuale non è nuova per noi, anche se i temi affrontati negli album precedenti a questo EP sono stati più variopinti: malattia mentale, depressione, anticristianesimo, rapporto con la morte e la memoria, ecc.
Una forte componente critica era già presente ad esempio in “Stolen at Birth”, brano che condanna fermamente l’indottrinamento religioso in giovane età.
Crediamo che un sacramento privo di consapevolezza non abbia alcun valore: il battesimo, infatti, viene spesso fatto a pochi mesi di vita, quando non vi è possibilità di scelta o comprensione.
Per concludere: scriviamo musica per necessità, scriviamo ciò che sentiamo, perciò da noi potete aspettarvi di tutto.
Il titolo dell’EP richiama l’idea di un tempo “colpevole”. Chi o cosa ritenete davvero responsabile delle contraddizioni che raccontate nei brani?
L’uomo stesso, probabilmente.
Ha creato nel tempo una moralità religiosa che non segue e questo la rende ipocrita.
“Who Is God Now?” (traccia n. 1) è la domanda perfetta da porsi per rispondere anche alla vostra.
Guerra, religione, diritto all’aborto, armi, bambini soldato: temi forti e scomodi. Come avete trovato l’equilibrio tra denuncia politica e scrittura musicale?
È stato naturale, ma ciò che possiamo dirvi è che anche nella musica ci sono elementi che riportano ai temi dei nostri testi.
In “Kill That Fetus: The Anti-Life Manifesto” abbiamo aggiunto un battito cardiaco reale, registrato personalmente da noi, come provocazione diretta contro i gruppi pro-life che hanno proposto di far ascoltare il battito fetale alle madri che intendono abortire.
Un altro esempio è il suono degli spari e della ricarica di un’arma in “Odium Est Via Nostra”, registrato grazie alla collaborazione del Tiro a Segno Nazionale di Pietrasanta.
I temi orrorifici che avete sempre affrontato tornano nel brano “Oscar, That Was My Name”. Vi va di presentarci Oscar?
Oscar è il fantasma di un violinista che ci accompagna da “The House of Violin”, già presente nel nostro precedente album “What’s Left of Human?”.
È un tipo piuttosto solitario, che in vita ha sacrificato tutto per la sua amata musica, compreso il suo bell’aspetto, poiché temeva che potesse mettere in ombra la sua amata musica.
Nella morte continua a lodarla e ad omaggiarla continuamente, in ogni modo possibile.
Per seguire la sua storia in ordine cronologico, consigliamo di ascoltare prima “Oscar, That Was My Name” e poi “The House of Violin”.
In Reo Tempo c’è una critica esplicita al consumismo e al rapporto con il denaro. Pensate che oggi questi meccanismi condizionino anche il modo di fare musica?
Assolutamente sì.
Lo streaming e l’avvento dei social influenzano molti artisti, che finiscono per preferire la quantità alla qualità per nutrire un algoritmo ingordo che molto spesso non gratifica chi crea.
La copertina è molto colorata e piena di personaggi, alcuni più celebri altri meno: chi sono? Chi l’ha disegnata?
I personaggi raffigurati nella copertina di “Reo Tempo” sono tutti contenuti nelle canzoni da noi composte in precedenza, oltre ai componenti della band raffigurati come dei non-morti.
I personaggi contenuti nella copertina sono, da sinistra a destra:
Morgana e il Capitano da “As If The Sea Was a Mirror”
Ronnie la marionetta da “Ocean Avenue 112”, utilizzata anche durante i concerti dal vivo
Il dottor Jules Cotard, da cui proviene il nome della sindrome, presente in “Delirium of Denial”
John Wayne Gacy, il clown serial killer statunitense da “The Innocent’s Laugh”
La suora proveniente da “Candid and Pure”
Dracula il vampiro, protagonista dell’omonimo romanzo di Bram Stoker, da “Draculea”
Charles Manson, il famoso criminale statunitense, proveniente qui da una cover della sua canzone “Sick City”
Maria, madre di Dio (Madonna), da “Kill That Fetus: The Anti-Life Manifesto”
La Morte, ricorrente in “What’s Left of Human?”
Ares, l’antico Dio greco della guerra, dall’omonima canzone “Ares”
Oscar il violinista da “The House of Violin” e “Oscar, That Was My Name”
La copertina è stata disegnata da Simone Faggian.
La musica può ancora essere uno strumento di coscienza e cambiamento, o rischia davvero di diventare solo un prodotto estetico?
Lo è ancora e può esserlo, se la si ascolta. C’è differenza tra sentire e ascoltare.
I testi sono importanti per far riflettere, per questo noi cerchiamo sempre di fornirli ai nostri fan sia in fisico che in digitale.
Crediamo che ci sia bisogno, in ogni genere, di tornare a curare questo aspetto a dovere.
Avete scelto di pubblicare l’EP anche in una tiratura limitata di 50 digipak. È una presa di posizione contro la smaterializzazione totale della musica?
Mh no, abbiamo sempre fatto edizioni fisiche dei nostri dischi, fin dal primo album.
In questo caso abbiamo scelto di fare un’edizione di sole 50 copie autografate e numerate in formato digipak per dare ai fan qualcosa di unico e speciale.
Per il momento abbiamo pubblicato tutti i lavori in CD e “What’s Left of Human?” anche su musicassette; ci piacerebbe in futuro portare uno o più dei nostri full length su vinile.
Se Reo Tempo fosse una reazione emotiva collettiva, che sentimento principale vorreste restasse all’ascoltatore dopo la fine dell’EP?
Grazie all’ascolto di Reo Tempo vorremmo che l’ascoltatore riflettesse sui temi trattati nell’EP, che sono attualissimi e mettono in luce varie problematiche di cui è sempre bene parlare.
Oltre ai problemi globali, come guerra e diritto d’aborto, vorremmo che gli ascoltatori provassero a mettersi anche nei panni degli artisti con l’ascolto di “Oscar, That Was My Name” e a capire come coloro che non rispettano gli standard della musica odierna possano venire esclusi.
Guardando al futuro, questo lavoro rappresenta un punto di arrivo o l’inizio di una fase ancora più radicale per i Sinister Ghost?
Reo Tempo è Reo Tempo.
Quello che verrà non sarà il ripetersi di qualcosa di già scritto. Sarà qualcosa di diverso.
Non ci piace ripeterci a lungo.
Quello che è certo è che andremo avanti.
Il punto della Redazione
I Sinister Ghost mettono nero su bianco una visione lucida e scomoda del presente, senza cercare compromessi né scorciatoie. Un progetto che nasce da una necessità espressiva reale e che rivendica il diritto della musica di essere ancora contenuto, riflessione e presa di posizione. Tra critica sociale, immaginario narrativo e attenzione maniacale ai dettagli, Reo Tempo si impone come un EP che chiede ascolto e consapevolezza, non consumo rapido. Un punto fermo nel loro percorso, che non chiude nulla ma apre nuove possibilità, lasciando chi ascolta con più domande che risposte. E forse è proprio da lì che la musica torna ad avere senso.
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