I Punti Di Flexo sono una band marchigiana composta da Sebastian Quirino, Luca Cruciani e Raffaele Alunno. Il loro progetto nasce da un’amicizia costruita negli anni del liceo e si sviluppa tra esperienze condivise, strada, live e studio, fino a trovare una propria identità sonora precisa e riconoscibile.
Dopo i primi passi tra performance dal vivo e piccoli locali, il gruppo consolida il proprio percorso partecipando a contest e festival, arrivando ad aprire il concerto di Motta e pubblicando una serie di brani che raccontano una crescita artistica coerente ma in continua evoluzione.
La loro musica è un ibrido tra minimalismo pop e rock elettroacustico, costruito su pochi elementi essenziali ma carichi di energia. Con i nuovi singoli “VAGO (Sulla Tekno Commerciale)” e “Le Cose Che Ha Perso”, la band segna un ulteriore passo avanti verso una dimensione sonora più matura e definita.
Abbiamo fatto due chiacchiere con loro per approfondire il progetto, il percorso e la visione artistica.
L’intervista con i Punti Di Flexo
Come nasce il nome “Pun0 Di Flexo” e cosa rappresenta per voi?
Il primo nome della band è stato “Fernando”, suonavamo principalmente cover in trio, ed era il nome del nonno del primo cantante…
Avevamo però da tempo alcune canzoni nel cassetto e la voglia di suonarle live, così abbiamo deciso di iscriverci all’Homeless Fest di Macerata con il nome “Pun0 Di Flexo”: semplicemente un gioco di parole che strizza l’occhio alle funzioni matematiche e al gergo tipico della trap music.
Il vostro sound è un mix tra minimalismo pop e rock elettroacustico: come siete arrivati a questa sintesi?
Il sound attuale nasce dal lavoro in sala prove ed in studio, dove ognuno di noi porta il suo stile e la sua attitudine. Ci piace rimanere ermetici e minimali, quindi pochi elementi semplici ed essenziali, ma suonati con tutta l’energia possibile!
Vi conoscete dai tempi del liceo: quanto ha influito questo legame sulla vostra musica?
Ci conoscevamo e ci stimavamo da tempo, ma la scintilla è scattata durante un corso sui Red Hot Chili Peppers, tenutosi durante la settimana integrativa in terzo liceo.
Avevamo già gusti musicali simili, poi crescendo l’amicizia si è rinforzata ed insieme vogliamo continuare a raccontare con i nostri occhi la realtà e la verità che scorre.
Il vostro percorso è partito dalla strada e dai piccoli locali: cosa vi ha insegnato questa fase?
It’s a long way if you wanna rock’n’roll!
Suonare live è il motore della nostra musica, vogliamo continuare a farlo sempre meglio.
Quando suoni per strada può succedere tutto e puoi incontrare personaggi davvero interessanti, è la cosa che più ci intriga…
L’incontro con il produttore Manuele Marani è stato un punto di svolta: cosa ha cambiato nel vostro modo di lavorare?
Manuele è stato il primo professionista del settore a credere in noi e ad aprirci le porte del suo studio: prima di lui non ci eravamo mai approcciati al lavoro in studio di registrazione, al creare arrangiamenti ed al mixaggio di un brano.
Il nostro approccio alle registrazioni rimane comunque molto “indipendente” nel senso che ci piace provare più volte da soli ed arrivare alla soluzione migliore in modo autonomo: senza forzature, bensì ricercando la nostra identità sonora ed artistica.
Ci piace poi lasciare spazio a chi più esperto e consapevole per sovraincidere strumenti musicali che non sappiamo suonare, ed ampliare la tavolozza di strumenti musicali disponibili.
Brani come “Campari & Prosecco”, “Caffellatte” e “Margherita” raccontano atmosfere molto diverse: come nasce una vostra canzone?
Ogni brano ha avuto una genesi differente, ma c’è sempre un’idea alla base da cui parte tutto e sulla quale costruiamo intorno.
Per esempio “Campari & Prosecco” è nata direttamente dal ritornello canticchiato da Luca, sulla quale sono stati poi inseriti gli accordi dell’armonia suonati con la chitarra acustica.
Può capitare però che si parta dalla musica, da un groove di batteria o da un arpeggio di chitarra; in ogni caso prima di arrivare alla versione finale, nel mezzo ci sono svariate idee musicali fallimentari cestinate.
Quanto è importante per voi l’aspetto visivo, come nei videoclip e nelle collaborazioni artistiche?
Pensiamo che la comunicazione visiva, quindi copertina e videoclip, siano parte integrante della canzone, che vanno a completare e sigillare l’opera. Anche qui ci piace sviluppare un’idea o una storia che si ricolleghi alle emozioni evocate dalla musica e dalle immagini create dalle parole.
Avete condiviso il palco con artisti importanti e suonato in diversi festival: c’è un live che ricordate come decisivo?
Abbiamo avuto l’onore ed il piacere di aprire il concerto di Motta alla Mole Vanvitelliana di Ancona, e ringraziamo vivamente le associazioni che concedono spazio a nuove proposte musicali: all’epoca suonavamo ancora in due (chitarra e voce + batteria) e ci siamo trovati su un palco enorme da riempire in tutti i sensi.
Ricordiamo ogni concerto, che sia andato bene o che sia stato un disastro: il live decisivo è sempre quello successivo, l’importante è guardare al futuro continuando a lavorare e rimanere umili e sempre ispirati nel presente.
I nuovi singoli “VAGO” e “Le Cose Che Ho Perso” segnano un’evoluzione: in che direzione sta andando il progetto?
Questi ultimi due singoli, ai quali ne seguiranno altri due, segnano un’evoluzione rispetto alla triade iniziale (“Campari & Prosecco”, “Caffellatte”, “Margherita”) su molti fronti: abbiamo inserito per la prima volta un basso elettrico suonato, abbiamo cambiato frequenza di accordatura degli strumenti arrivando al LA standard 440 Hz (le prime tre sono state registrate a 432 Hz) ed abbiamo lavorato agli arrangiamenti in modo più massiccio ed uniforme.
Vogliamo continuare a ricercare un nostro sound peculiare come “band” in cui ogni membro può avere una personalità musicale differente, ed inserire questo nelle prossime canzoni.
Se doveste descrivere oggi i Punti Di Flexo con una sola immagine o sensazione, quale sarebbe?
Bella domanda! Siamo finalmente tornati a suonare in power trio grazie all’ingresso di Raf Norris e non potremmo essere più felici, di conseguenza la sensazione che più descrive il momento è sicuramente collegata alla simbologia del 3. Collegandoci ad un’immagine potrebbe essere quella religiosa della famiglia come Gesù, Giuseppe e Maria.
Conclusioni
I Punti Di Flexo sono una di quelle band che costruiscono il proprio percorso senza scorciatoie: live, ricerca, identità e tempo. Il loro progetto si muove in una direzione chiara, dove l’essenzialità diventa linguaggio e l’energia resta il vero centro di tutto. Quello che colpisce è la coerenza con cui stanno sviluppando il loro suono: niente sovrastrutture inutili, ma una continua evoluzione fatta di dettagli, scelte e consapevolezza. Se questo è solo l’inizio della loro nuova fase, c’è da aspettarsi un percorso sempre più solido e interessante nei prossimi mesi.
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