Pierluigi Maria Pieretti è uno di quegli artisti per cui la musica non è solo espressione, ma è necessità.
Il suo percorso nasce a Roma e attraversa studi classici, psicologia e nuove professioni digitali, fino a trasformarsi in una ricerca artistica profonda, dove pianoforte e voce diventano strumenti per raccontare una storia personale complessa e autentica.
Dopo aver affrontato momenti difficili, tra cui una depressione che segna un punto di svolta, Pieretti trova nella composizione una forma di rinascita. Da lì prende vita un percorso indipendente che, nel tempo, evolve fino alla collaborazione con INDACO Records, con cui costruisce una dimensione artistica coerente e riconoscibile, sospesa tra musica strumentale e canzone.
Dai primi brani per pianoforte solo fino all’album “Under The Moonlight”, passando per singoli come “Quante Volte” e il suo ultimo singolo “Roma stasera”, il suo universo sonoro si muove tra intimità, memoria e visione urbana, mantenendo sempre al centro una forte identità emotiva. In questa intervista entriamo nel suo mondo, tra musica, trasformazione e ricerca personale.
Intervista con Pierluigi Pieretti
La tua formazione è molto ampia, tra studi umanistici, psicologia e mondo digitale: in che modo questi percorsi influenzano oggi il tuo modo di scrivere e vivere la musica?
Indubbiamente i miei percorsi formativi influenzano in maniera completa il mio modo di scrivere e vivere la musica: nella composizione musicale ricerco sempre la profondità a livello emotivo, sia per quanto concerne le parole inerenti al testo, che la parte strumentale dei miei brani
La musica è arrivata anche come risposta a un momento personale molto complesso: quanto di quel periodo continua a vivere nei tuoi brani oggi?
Sicuramente nelle mie prime canzoni vi è una sorta di collegamento con quel periodo; ad ogni modo, ho fatto tesoro del dolore e della sofferenza, caratterialmente mi sono fortificato e sono riuscito a voltare pagina; nei brani successivi, cerco di trasmettere sempre messaggi di positività e speranza
Nei tuoi lavori si percepisce una forte componente emotiva ma anche una ricerca sonora molto curata: come trovi l’equilibrio tra cuore e costruzione musicale?
Sono una persona che vive di emozioni forti e di sogni; appena provo un’emozione intensa devo assolutamente trasformarla in musica, dando il massimo per creare composizioni qualitativamente elevate, sia a livello strumentale che di testo; le parole e la musica, a mio avviso, sono fondamentali allo stesso modo
Hai iniziato con composizioni per pianoforte solo e poi sei arrivato anche al canto: cosa ti ha spinto a mettere la voce al centro del tuo progetto?
Il pianoforte è il mio primo grande amore, ma ho sempre amato cantare: inizialmente non volevo cimentarmi nel canto, ma successivamente ho cambiato idea e ne sono molto felice: cantare mi aiuta ad esternare le mie emozioni più profonde e ormai non potrei più rinunciarvi
L’album “Under The Moonlight” raccoglie brani molto diversi tra loro, sia per lingua che per stile: rappresenta più un punto di arrivo o un nuovo inizio?
Sicuramente è la chiusura di un percorso iniziato nel 2022 con la pubblicazione del mio primo singolo “The Sea” ed è un album a cui sono molto affezionato: infatti, è il mio disco d’esordio, uscito a marzo 2025 e prodotto da Indaco Records e distribuito da Altafonte Italia e mi ha dato veramente tante soddisfazioni. Tra le canzoni dell’album segnalo le strumentali “The Sea” e “The Journey”, il mio primo brano cantato “La Nostra Canzone”, la mia prima traccia in inglese “Finally Free”, “Under The Moonlight” che dà il titolo al disco e “Cocò”, canzone dedicata alla mia cagnolina che amavo moltissimo, scomparsa due anni fa. Dopo l’album, musicalmente per me è iniziato un nuovo capitolo, con la pubblicazione dei brani “Quante Volte” e “Roma Stasera”
Nei tuoi ultimi singoli, come “Quante Volte” e “Roma stasera”, emerge un legame molto forte con la città di Roma: che ruolo ha la città nella tua identità artistica?
Roma per me è tutto. È la mia città, non ha eguali nel mondo a livello artistico, storico e culturale e, nonostante tutti i suoi difetti, è impossibile non amarla perdutamente e non portarla sempre nel cuore
“Roma stasera” ha un’energia diversa rispetto ai tuoi lavori precedenti, più funky e leggera: è una direzione che vuoi esplorare anche in futuro?
Assolutamente sì, amo il funky, è una musica energica e trascinante che ascolto fin da bambino: in particolare, amavo le canzoni del leggendario Pino d’Angiò
Il tuo percorso parte da una dimensione molto intima e personale: quanto è difficile oggi esporsi davvero, senza filtri, nella musica?
Indubbiamente lo è molto di più rispetto al passato, ma non ho alcun timore di esporre le mie idee attraverso la mia musica e ritengo che sia fondamentale ed imprescindibile essere sempre noi stessi, nonostante tutto
Nei tuoi brani si alternano italiano e inglese: come scegli la lingua in cui scrivere e cosa cambia nell’espressione emotiva?
Dipende dalle emozioni che provo in un determinato contesto, nel momento in cui compongo le mie canzoni; ad ogni modo, anche se amo cantare in entrambe le lingue, al momento prediligo scrivere brani in italiano
Guardando avanti, qual è oggi la tua più grande sfida come artista e cosa vorresti che le persone provassero ascoltando la tua musica?
Mi piacerebbe molto se le persone, ascoltando i miei brani, provassero emozioni splendide ed altrettanto profonde. Come sfida, sogno che la mia musica arrivi a più persone possibili, di fare concerti, di continuare a scrivere e pubblicare musica per tutta la vita e di crescere sempre più, sia come artista che come persona

Il punto della redazione
Quello di Pierluigi Pieretti è un percorso che si costruisce lontano dalle scorciatoie, fatto di consapevolezza, studio e trasformazione personale. La sua musica non cerca di impressionare, ma di restare, lavorando su una dimensione emotiva che si muove tra delicatezza e autenticità.
La capacità di alternare pianoforte e voce senza forzature, insieme a una scrittura che nasce da esperienze reali, lo posiziona in uno spazio interessante, dove l’introspezione incontra una visione più ampia e contemporanea. Non è ancora un progetto “definitivo”, ma proprio per questo ha margine di crescita e direzione.
Se il prossimo passo sarà quello di rafforzare ulteriormente l’identità sonora e visiva, Pieretti potrebbe trasformare questa ricerca personale in qualcosa di ancora più riconoscibile e incisivo nel panorama attuale.
ascolta l’ultimo singolo di Pierluigi Pieretti:
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