NEWAIR, all’anagrafe Gabriele Carone, è un artista, produttore e performer romano classe 1994 che ha costruito nel tempo un percorso musicale personale, partendo dalla composizione per arrivare a un progetto capace di unire sonorità retro, visioni futuristiche e ricerca elettronica. Tra sintetizzatori, tastiere e pianoforte, il suo mondo sonoro si muove tra melodie evocative, texture calde e atmosfere profonde.
Le radici del progetto affondano nel synthwave anni Ottanta, ma si aprono anche alle influenze deep house ed electro degli anni Novanta, creando una fusione tra nostalgia e innovazione. La sua musica vive in equilibrio tra energia e introspezione, con un’identità visiva fortemente legata all’immaginario retro-futuristico e a una continua esplorazione di nuove dimensioni sonore.
Con un percorso già ricco di pubblicazioni, live, collaborazioni e riconoscimenti internazionali, NEWAIR continua a portare avanti una visione artistica in costante evoluzione. Dall’album “SEVEN” al singolo “SEA OF TEARS”, realizzato con la cantante Mina di Brooklyn, il suo progetto conferma una direzione chiara: trasformare la musica elettronica in un’esperienza emotiva, cinematica e profondamente personale.
L’intervista con NEWAIR
Il progetto NEWAIR nasce dall’incontro tra sonorità retro e visioni futuristiche: quando hai capito che questa sarebbe stata la tua direzione artistica?
Credo sia stato un processo naturale; fin da ragazzo sono sempre stato affascinato dalla musica degli anni ’80 e ’90, a partire dalla dance e dal pop, fino alle colonne sonore elettroniche. Allo stesso tempo, mi ha sempre attratto la possibilità di utilizzare tecnologie moderne per creare qualcosa di nuovo. NEWAIR è nato proprio dall’esigenza di unire questi due mondi: la nostalgia del passato e la curiosità verso il futuro.
Prima di arrivare alla produzione elettronica sei partito come musicista e compositore. Quanto è stato importante questo percorso nella costruzione del tuo sound?
È stato fondamentale lo studio del pianoforte, della composizione e dell’armonia; tutto questo mi ha dato gli strumenti necessari per costruire una musica che non si basasse solo sul suono, ma anche sulla struttura e sull’emozione. Quando produco cerco sempre di mantenere un approccio da compositore, dando importanza alle melodie, alla narrazione musicale, per poi passare al disegno del suono.
Sintetizzatori, tastiere e pianoforte sono al centro della tua musica: che rapporto hai con questi strumenti e cosa ti permettono di esprimere?
Per me ogni strumento ha una funzione diversa: il pianoforte rappresenta l’aspetto più emotivo e compositivo, mentre i sintetizzatori sono il mezzo attraverso cui posso esplorare timbri, atmosfere e mondi sonori. Mi piace pensare ai synth come a una tavolozza di colori che permette di trasformare un’idea in un’esperienza immersiva.
Nel tuo immaginario convivono synthwave anni ’80, deep house ed electro anni ’90. Cosa ti affascina di queste sonorità e come cerchi di renderle attuali?
Mi affascina il loro carattere senza tempo. Sono generi che hanno segnato intere generazioni e che possiedono una forte identità sonora. Cerco di rispettarne l’essenza, ma utilizzando tecniche di produzione contemporanee, arrangiamenti moderni e una sensibilità attuale. L’obiettivo non è fare semplice nostalgia, ma reinterpretare quelle influenze in una chiave personale.
La tua musica sembra puntare molto sulla creazione di atmosfere, tra energia e introspezione. Da cosa parti di solito quando costruisci un brano?
Molto spesso parto da un’immagine, da una sensazione o da una storia che voglio raccontare. A volte nasce tutto da una progressione armonica al pianoforte, altre da un suono particolare trovato su un sintetizzatore. Cerco sempre di creare un percorso emotivo che accompagni l’ascoltatore dall’inizio alla fine del brano.
Hai conseguito un Master in Film and Videogame Music Composition: quanto il linguaggio cinematografico o videoludico influenza il modo in cui componi?
Influenza profondamente il mio approccio; quando compongo penso spesso per immagini e sequenze, come se stessi accompagnando una scena o costruendo una narrazione. Questo mi porta a dare molta importanza alla dinamica, all’evoluzione del brano e alla capacità della musica di evocare emozioni e ambientazioni precise.
Nel 2020 hai fondato il NEWAIR Studio. Che ruolo ha avuto questo spazio nella tua crescita come produttore e artista?
Il NEWAIR Studio è diventato il centro creativo di tutto il progetto. Avere uno spazio dedicato mi ha permesso di sperimentare con maggiore libertà, sviluppare un’identità sonora più definita e seguire ogni fase della produzione in modo indipendente. È un luogo dove idee musicali e visive possono prendere forma e crescere insieme.
L’album Destiny contiene diverse collaborazioni estere. Che cosa ti interessa di più nel confronto con altri artisti?
Le collaborazioni rappresentano sempre un’opportunità di crescita. Mi piace confrontarmi con persone che hanno sensibilità, background e culture differenti perché spesso portano punti di vista che non avrei considerato da solo; è proprio dall’incontro tra visioni diverse che possono nascere risultati inaspettati e autentici.
Sea of Tears nasce in featuring con Mina, cantante di Brooklyn. Come è nata questa collaborazione e che cosa rappresenta per te questo brano?
La collaborazione con Mina, come anche con gli altri artisti presenti nell’album, è nata grazie alla condivisione di una comune sensibilità artistica e alla volontà di creare qualcosa che unisse sonorità elettroniche e forte intensità emotiva. “Sea of Tears” è un brano che parla di fragilità, trasformazione e rinascita. Per me rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso di NEWAIR, perché riesce a coniugare dimensione internazionale e identità personale.
Negli ultimi anni hai ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, soprattutto legati anche alla parte visiva dei tuoi lavori. Quanto è importante per NEWAIR unire musica, immagine e identità estetica?
È un aspetto essenziale. Ho sempre visto NEWAIR come un progetto artistico completo, dove musica, immagini e comunicazione visiva fanno parte dello stesso racconto. Viviamo in un’epoca in cui l’esperienza artistica è sempre più multidisciplinare e credo che un’identità estetica coerente possa amplificare il messaggio della musica, rendendolo ancora più coinvolgente e riconoscibile.
Il punto della Redazione
NEWAIR è un progetto che vive in equilibrio tra passato e futuro, tra ricerca elettronica e immaginario cinematografico. Nel percorso di Gabriele Carone si percepisce una visione precisa: non usare la musica elettronica solo come linguaggio sonoro, ma come spazio narrativo, emotivo e visivo. Dalle influenze synthwave e anni ’90 fino alle collaborazioni internazionali, passando per il lavoro in studio e i riconoscimenti legati anche alla componente audiovisiva, NEWAIR conferma un’identità artistica solida e in continua evoluzione. Un progetto che guarda alla nostalgia senza restarne prigioniero, trasformandola in qualcosa di personale, attuale e riconoscibile.
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