Il 1° febbraio 2026 esce “Sei Tu“, il nuovo singolo di Miky & Greg, una ballata pop che mette al centro un’idea di amore concreta, scelta quotidiana e presenza autentica. Con questo brano, il duo continua a costruire un percorso coerente, fatto di parole semplici ma profonde, melodie riconoscibili e un’identità emotiva chiara.
Nato dall’incontro di due percorsi musicali uniti prima in una band e poi in un progetto condiviso, Miky & Greg hanno scelto di ripartire da una visione più intima e consapevole. Dopo esperienze importanti come la vittoria a Una Voce per l’Europa e Sanremo Rock Lombardia, il duo ha deciso di chiudere un capitolo per iniziarne uno nuovo, più diretto e personale.
In questa intervista, Miky & Greg ci raccontano la nascita di Sei Tu, il significato dell’amore come scelta quotidiana, il lavoro in studio e la direzione futura del progetto.
Intervista con Miky e Greg
Sei Tu racconta l’amore come una scelta quotidiana più che come una favola ideale. Quando avete capito che volevate parlare di questo tipo di sentimento, così concreto e reale?
Abbiamo capito che volevamo parlare di questo tipo di amore quando abbiamo smesso di credere alle versioni perfette delle relazioni. Crescendo, ti rendi conto che l’amore non è solo l’emozione iniziale, non è solo la parte luminosa. È restare quando è scomodo. È scegliere ogni giorno la stessa persona anche quando potresti scappare. Dopo aver chiuso un capitolo importante della nostra vita artistica e aver iniziato Miky & Greg, abbiamo sentito il bisogno di raccontare qualcosa di vero, non ideale. “Sei Tu” nasce proprio da lì: dalla consapevolezza che l’amore non è una favola, è una decisione quotidiana. Per noi era importante dire che non è magia eterna, ma volontà. Non è destino scritto, ma presenza scelta. Ed è questo che lo rende potente.
Nel comunicato parlate di una presenza che diventa casa e rifugio. Questa immagine nasce da esperienze personali o da un bisogno emotivo condiviso che sentivate di raccontare?
Nasce da entrambe le cose. Sicuramente c’è qualcosa di personale, perché certe immagini non le scrivi se non le hai sentite addosso almeno una volta. Ma c’è anche un bisogno emotivo condiviso, nostro e della nostra generazione. Oggi tutto è veloce, instabile, precario. Le relazioni sembrano spesso sostituibili, come se ci fosse sempre un’alternativa pronta. Parlare di una presenza che diventa casa è quasi un atto controcorrente. È dire: “Io resto. Io scelgo di esserci.” Per noi “casa” non è perfezione, è sicurezza. È qualcuno davanti al quale puoi toglierti le maschere senza paura di essere giudicato. E forse avevamo bisogno di raccontarlo proprio perché sentiamo che, in mezzo al rumore, tutti stiamo cercando esattamente questo: un posto dove non dobbiamo dimostrare niente.
La canzone è pensata per chi si è sentito perso almeno una volta. Quanto è importante per voi partire dalle fragilità, vostre o altrui, nella scrittura?
Per noi è fondamentale. Se non parti da una fragilità, stai solo costruendo una bella frase, non una verità. La musica, almeno per come la viviamo noi, nasce sempre da un punto di rottura: un dubbio, una mancanza, una paura di non essere abbastanza. “Sei Tu” parla d’amore, sì, ma in realtà nasce da un senso di smarrimento. È dedicata a chi si è sentito perso e ha trovato una persona che gli ha ricordato chi è. Scrivere partendo dalle fragilità significa esporsi. Non è comodo, ma è l’unico modo per creare qualcosa che non sia superficiale. E paradossalmente è proprio lì che succede la magia: quando racconti qualcosa di tuo, di vulnerabile, diventa anche di tutti. Noi non vogliamo fare musica perfetta. Vogliamo fare musica vera. E la verità, quasi sempre, passa dalle crepe.
Musicalmente Sei Tu unisce un pop moderno a un’anima cantautorale molto intima. Come avete lavorato insieme in studio per trovare questo equilibrio?
L’equilibrio è nato in modo molto naturale. La base di “Sei Tu” era quasi spoglia all’inizio: voce e pianoforte, molto intima, quasi fragile. Volevamo che il cuore della canzone fosse nudo, che il testo respirasse. Poi in studio ci siamo fatti una domanda semplice: “Come facciamo a farla arrivare oggi, senza tradirla?” Da lì è iniziato il lavoro sugli arrangiamenti. Abbiamo aggiunto elementi pop moderni, ma sempre con attenzione a non coprire l’emozione. Ogni suono doveva sostenere la voce, non sovrastarla. Lavoriamo molto per sottrazione. Se qualcosa è bello ma non serve alla verità del brano, lo togliamo. È così che abbiamo trovato l’equilibrio: lasciando l’anima cantautorale al centro e costruendoci intorno un vestito contemporaneo, ma coerente. Alla fine non volevamo una produzione che impressionasse. Volevamo una produzione che facesse sentire.
La produzione è essenziale e lascia grande spazio alla voce. È stata una scelta naturale o una direzione precisa fin dall’inizio del brano?
È stata una direzione precisa fin dall’inizio. Quando abbiamo scritto “Sei Tu” ci siamo detti una cosa molto chiara: la voce doveva essere il centro emotivo del brano. Non volevamo nasconderla dietro strati di suoni o effetti. La scelta di una produzione essenziale nasce proprio da questo. Se il testo parla di presenza, di verità, di qualcosa di così intimo, anche l’arrangiamento doveva essere coerente. Troppi elementi avrebbero creato distanza. Certo, in studio abbiamo provato anche versioni più piene. Ma ogni volta tornavamo alla stessa sensazione: funzionava di più quando lasciavamo spazio al respiro, alle pause, alle imperfezioni della voce. Per noi l’essenziale non è minimalismo estetico. È rispetto per l’emozione.
Il crescendo che accompagna l’ascoltatore fino al ritornello è emotivo ma mai eccessivo. Quanto contano per voi le dinamiche nel raccontare una storia?
Per noi le dinamiche sono tutto. Una canzone è come una conversazione: se urli dall’inizio alla fine, smette di avere senso. Il crescendo di “Sei Tu” è stato pensato proprio così, come un’emozione che prende coraggio poco alla volta. Volevamo che l’ascoltatore si sentisse accompagnato, non travolto. L’intensità deve arrivare perché è necessaria, non perché deve impressionare. Se esageri, rischi di perdere la verità del momento. Le dinamiche servono a raccontare il percorso interiore della canzone. La fragilità all’inizio, la consapevolezza che cresce, e poi il ritornello che non esplode per forza, ma si apre. Per noi raccontare una storia significa rispettare i silenzi tanto quanto le parti più forti. A volte è proprio quello che non spingi troppo a restare dentro più a lungo.
Dopo l’esperienza precedente in band, Miky & Greg nasce come un progetto più consapevole. Cosa sentivate di dover cambiare, artisticamente e umanamente?
L’esperienza in band ci ha dato tantissimo. Sono stati quattro anni intensi, pieni di palco, crescita, confronto e sogni condivisi. È stato un percorso che ci ha formati profondamente, sia artisticamente che umanamente. Con il tempo sono emerse delle divergenze, naturali quando si cresce. Ed è proprio lì che abbiamo capito cosa volevamo davvero: più spazio per raccontare noi stessi in modo diretto, senza filtri. Sentivamo il bisogno di autenticità, non di costruzione. Di verità, non di finzione. Non volevamo più adattarci a un’immagine o a una formula; volevamo che ogni parola, ogni nota, fosse coerente con quello che siamo davvero. Miky & Greg nasce da questa scelta consapevole: mettere al centro l’identità, anche quando è più fragile, meno perfetta, meno costruita. Perché per noi la musica deve essere uno specchio, non una maschera.
In Sei Tu l’amore non è idealizzato, ma diventa una forza che resta anche nei momenti più pesanti. È un messaggio che sentite particolarmente vostro oggi?
Sì, è un messaggio che oggi sentiamo profondamente nostro. Perché viviamo in un tempo in cui tutto sembra sostituibile: relazioni, emozioni, persone. Se qualcosa si complica, spesso si cambia strada. Noi invece volevamo raccontare un amore che resta. Non quello perfetto, senza crepe, ma quello che sceglie di esserci anche nei giorni storti, nei silenzi, nei momenti pesanti. Per noi la forza dell’amore non sta nell’idealizzazione, ma nella resistenza. Forza non significa assenza di difficoltà. Significa attraversarle insieme. Oggi più che mai sentiamo il bisogno di parlare di questo: di qualcosa che non scappa alla prima tempesta. Perché forse la cosa più rivoluzionaria, adesso, non è promettere per sempre. È restare davvero.
Pensate Miky & Greg come un percorso narrativo, fatto di capitoli. In che punto della storia si colloca Sei Tu?
Sì, pensiamo Miky & Greg come un percorso narrativo, fatto di capitoli che si parlano tra loro. Ogni brano è una tappa di crescita. “Sei Tu” è il secondo passo. Dopo il primo capitolo, che era più introspettivo e quasi conflittuale, qui entriamo in una fase di consapevolezza. È il momento in cui, dopo esserti guardato dentro, capisci che non puoi fare tutto da solo. È la scoperta che la forza non è solo individuale, ma condivisa. Che dopo il caos, dopo le domande, esiste qualcuno o qualcosa che ti riporta a casa. Narrativamente è un punto di apertura. Non è il finale felice, non è l’arrivo. È la scelta. E spesso la scelta è il momento più importante di tutta la storia.
Guardando al futuro, cosa possiamo aspettarci dai prossimi capitoli del vostro progetto: continuità emotiva o nuove sfumature da esplorare?
Ci sarà continuità emotiva, perché l’identità resta. Ma allo stesso tempo arriveranno nuove sfumature, nuovi colori, nuovi capitoli. È quasi un anno che lavoriamo in silenzio, costruendo qualcosa di più grande. “Sei Tu” è stato un passo di transizione importante: necessario per chiudere una fase e prepararci alla prossima. Quello che arriverà dopo sarà l’inizio di un percorso completamente nuovo. Nuovi brani, un album che avrà una direzione più definita, più coraggiosa, più nostra. Non solo singole emozioni, ma una visione più ampia. Abbiamo capito che non vogliamo solo pubblicare canzoni. Vogliamo costruire una storia. E la cosa più bella è che non vogliamo farlo da soli. Invitiamo chi ci ascolta a seguirci adesso, perché i prossimi capitoli saranno quelli in cui si cresce davvero. E crescere insieme è l’unico modo in cui questa storia può avere senso.
Il punto della Redazione
Con Sei Tu, Miky & Greg confermano la volontà di raccontare emozioni autentiche, lontane dalle idealizzazioni e vicine alla vita reale. La loro musica si muove tra fragilità e consapevolezza, tra silenzi e crescendo misurati, costruendo un immaginario coerente che punta alla verità più che all’effetto.
Se questo è solo il secondo capitolo, il percorso di Miky & Greg promette una narrazione sempre più definita, personale e condivisa.
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Li seguivo nella band e li seguo tuttora.
Miky un ottimo bassista e una buona voce.
Greg suonava una batteria con doppia grancassa e una miriade di piatti e tamburi, un talento, un fenomeno.
Entrambi grandiosi anche nei loro concerti spettacolo a sfondo teatrale.
Due artisti a 360 gradi.
Forse all’interno di quella situazione ormai troppo stretta per due talenti come loro hanno fatto bene a staccarsi.
Non sono solo due ottimi musicisti. Miky e Greg sono molto di più.