C’è un momento, nella carriera di un artista emergente, in cui ci si rende conto che piano piano tutto prende sempre più forma. Per Mattia, quel momento è arrivato a Milano con uno show che ha segnato l’inizio di una nuova fase: non un semplice live, ma una vera dichiarazione d’identità. Un debutto che porta nei club italiani un immaginario internazionale, finora riservato a palchi ben più grandi.
Sul palco, Mattia ha presentato il suo primo album “2 DI ME” e il nuovo singolo “Tantemila Notti”, costruendo una performance fluida e potente, dove pop ed elettronica si intrecciano a una forte componente emotiva. Accompagnato da band dal vivo, vocalist e da un impianto visivo curato nei dettagli, il live ha mostrato una maturità scenica sorprendente, sostenuta da mash-up e contaminazioni che hanno dato respiro e dinamica allo spettacolo.
Tra musica, performance e immagine, questo show di debutto racconta molto più di un semplice concerto: racconta una direzione. Mattia non interpreta solo le canzoni, le vive, trasformando il palco in uno spazio di racconto e visione. Un punto di partenza chiaro, che apre ufficialmente un nuovo capitolo del suo percorso artistico.

L’intervista con Mattia
MATTIA LIVE è stato definito una vera dichiarazione d’identità più che un semplice concerto. Quando hai capito che questo show doveva rappresentare un manifesto del tuo progetto artistico?
L’ho capito quando ho sentito che non mi bastava più “fare un bel live”. Volevo che fosse qualcosa di più forte, una dichiarazione d’identità. Questo show doveva dire chiaramente chi sono, senza filtri. Quando abbiamo iniziato a costruirlo come un’esperienza fatta di suoni, immagini, pause e intensità, ho capito che stavo creando un manifesto, non un semplice concerto.
Portare uno show dal respiro internazionale nei club italiani non è una scelta scontata per un artista emergente. Cosa ti ha spinto a puntare su un formato così ambizioso fin dall’inizio?
Perché io sono fatto così: quando ho una visione, la inseguo fino in fondo. Portare uno show dal respiro internazionale nei club italiani è una scelta rischiosa, ma per me era necessaria. Volevo dare subito un segnale chiaro: sono emergente, ma non mi presento in piccolo. Ho preferito giocarmela con coraggio piuttosto che restare nella comfort zone.
Sul palco hai presentato il tuo debut album “2 DI ME”. Quanto è stato importante per te raccontare questo disco dal vivo, prima ancora che come prodotto discografico?
È stato fondamentale. “2 DI ME” non è un disco che nasce per stare fermo, è un progetto che vive di energia, di corpo, di pressione emotiva. Dal vivo ho potuto raccontarlo nel modo più vero possibile, perché lì lo senti davvero. Prima di essere un prodotto discografico, per me è un viaggio emotivo, e il palco è il posto dove prende forma.
Pop ed elettronica convivono in modo molto fluido nella tua musica. Come lavori sull’equilibrio tra melodia emotiva e struttura dance senza perdere autenticità?
Parto sempre dall’emozione. Se un brano non mi smuove qualcosa dentro, non mi interessa. Poi costruisco sopra la parte elettronica, dance, ritmica, perché mi piace l’idea di un sound intenso ma fisico, che puoi ballare anche mentre ti colpisce. Per me l’autenticità è proprio questa: fare club music con il cuore scoperto.
La collaborazione con Andy Van Pastor ha dato allo show un’impronta molto forte, anche attraverso i mash-up. Cosa ti affascina di questo tipo di contaminazione tra mondi musicali diversi?
Mi affascina perché è vera. Nessuno è fatto di una cosa sola. Con Andy c’è stato un lavoro pazzesco: lui non ragiona per generi, ma per atmosfera, impatto, tensione. I mash-up ti spostano, ti destabilizzano, e se sono fatti bene ti portano in un posto nuovo. Ed è esattamente quello che volevo fare: aprire mondi.
Durante il live si percepisce una grande attenzione alla costruzione narrativa dello spettacolo, tra pause, esplosioni e momenti più intimi. Quanto conta per te il racconto all’interno di un concerto?
Conta tantissimo. Io voglio che uno show sia un viaggio, non una semplice scaletta. Le pause, i vuoti, le ripartenze violente, i momenti intimi sono tutti capitoli. Se non racconti, la gente applaude e basta. Se racconti davvero, la gente si ricorda di te.
La presenza delle DA FEMME e il lavoro coreografico di Babi B trasformano il palco in uno spazio performativo completo. Che ruolo ha il corpo, il movimento e la danza nel tuo modo di fare musica?
Per me il corpo è parte della musica. La voce è un livello, ma la presenza è un altro: come cammini, come respiri, come reggi il palco. Con le DA FEMME e le coreografie di Babi B lo show diventa completo. Non è decorazione, è storytelling fisico. La danza rende visibile quello che il suono suggerisce.
Anche l’estetica sembra nascere direttamente dal suono, senza eccessi o sovrastrutture. Come hai lavorato con Luciana Bondioli per definire un’immagine così essenziale ma riconoscibile?
L’idea era semplice: niente costruzioni finte. Con Luciana abbiamo fatto nascere l’estetica dalla musica. Se il suono è pulito e potente, anche l’immagine deve esserlo. Essenziale non vuol dire vuota, vuol dire precisa. Volevo un segno riconoscibile, senza eccessi.
“2 DI ME” parla di dualità, fragilità e forza. Quanto di questa tensione riflette un momento reale della tua vita e quanto invece è una costruzione artistica?
È reale, ma in senso emotivo, non cronachistico. La dualità, la fragilità e la forza non sono un concept inventato, sono cose che ho vissuto e che vivo. A volte mi sento fortissimo, altre volte a pezzi. Metterlo in musica è un modo per trasformarlo in qualcosa che non mi schiaccia, ma mi definisce.
Dopo questa consacrazione a Milano, cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi? Nuova musica, nuovo tour e magari un’evoluzione ancora più radicale del progetto live?
Aspettatevi cose grosse. Stiamo lavorando a un nuovo tour in collaborazione esclusiva con Andy Van Pastor e le DA FEMME, e voglio portare lo show ancora più in alto: più impatto, più visione, più mondo. È in arrivo anche un nuovo album prima dell’estate, con produzioni importanti, come quelle di Reizon. Non sto cambiando rotta, sto semplicemente alzando il livello.
Il punto della redazione
Quello che emerge da questa conversazione è un artista pienamente consapevole della direzione che sta prendendo. Il suo show di debutto non è stato un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso che mette insieme musica, performance e visione in modo coerente. Mattia non cerca scorciatoie né conferme immediate: costruisce, passo dopo passo, un progetto che guarda avanti, con un’identità sempre più chiara.
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