Maria Elena canta fin da bambina. L’esperienza nel Piccolo Coro di Bologna le ha permesso di avvicinarsi molto presto alla musica, vivendo da vicino un mondo che ha acceso in lei il desiderio di farne il centro del proprio percorso artistico.
Per anni il canto è rimasto uno spazio intimo, vissuto lontano dagli occhi degli altri. Con il tempo, però, ha trovato il coraggio di esporsi e di raccontarsi attraverso i social, condividendo cover ed emozioni che prima esistevano solo su un diario, fino a trasformarsi in parole e melodie.
Oggi la musica e il palco rappresentano per lei un luogo di espressione autentica. Emozioni difficili da spiegare a parole, ma che cercano di arrivare dritte a chi ascolta, ogni volta che canta.
L’intervista con Maria Elena
Quanto ha inciso l’esperienza al Piccolo Coro di Bologna nel farti capire che la musica non sarebbe stata solo una passione ma una vera strada da seguire?
Il Piccolo Coro di Bologna era ormai casa per me e, ogni volta che salivo le scale per arrivare alla sala prove, dove mi aspettavano Sabrina e gli altri bimbi, che erano anche miei amici, sapevo che avrei cantato. Cantare con loro era una cosa normale: era svago, ma anche duro lavoro.
Tutto diventava magico quando potevo fare la solista. Spesso eccedevo nell’interpretazione: sapevo che non era consentito, però mi piaceva tantissimo. Era bello farlo nelle piccole piazze, ma anche sui grandi palchi; ovunque andassi, il cuore mi batteva forte.
Per anni hai cantato “da sola, nella tua stanza”: cosa ti ha fatto scattare la molla per iniziare a condividere la tua voce e le tue emozioni su Instagram?
L’avventura su Instagram è iniziata su suggerimento di un bravissimo e preparatissimo produttore, Moreno De Ros, che ho conosciuto quest’estate. È stato lui a consigliarmi di portare il mio talento su Instagram.
Da luglio non mi sono più fermata: reel dopo reel, cover dopo cover. Devo dire che mi piace molto. È un’evoluzione rispetto a prepararmi da sola in stanza per il corso di canto: qui posso raccontarmi e condividere la musica che mi piace.
Che differenza c’è tra quello che scrivevi sul tuo diario e quello che oggi riesci a dire attraverso le canzoni?
Non trovo molta differenza, perché anche sul mio diario sono emotiva e sciolgo tutte le mie sensazioni e i miei pensieri. Il mio prossimo inedito, infatti, toccherà un tema molto importante: è nato prima sul mio diario e ora penso che sia diventato una bella canzone. Uscirà a febbraio. Mi sono data questa data per completarlo.
Le cover sono spesso il primo passo per raccontarsi online: cosa cerchi di tuo quando interpreti un brano che non hai scritto tu?
Quando interpreto una canzone cerco di ripercorrere le sensazioni di chi l’ha cantata prima di me e del personaggio che deve essere interpretato. Mi hanno sempre attribuito una buona capacità interpretativa ed è qualcosa che per me è naturale, innata.
Quando una sensazione diventa prima parola e poi nota, qual è il momento più delicato del processo creativo per te?
Il momento più delicato è dare la giusta tempistica alle parole per poi associarle alle note. Quando scrivo parto sempre dalla melodia, ma dover adattare le parole mi costringe spesso a togliere parti che considero belle, ed è la parte più difficile del processo creativo.
Il palco ti regala emozioni difficili da spiegare: ricordi la prima volta in cui hai sentito davvero il contatto con il pubblico?
La prima volta che ricordo di essere salita su un palco con tantissimi spettatori è stato durante un concerto di Calcutta all’Unipol Arena di Bologna. Cantammo insieme a lui “Oroscopo” ed ero molto emozionata. Non ricordo tutto perché ero molto piccola, ma ciò che mi è rimasto impresso sono le tantissime persone presenti che cantavano con noi.
Quanto conta per te l’autenticità, soprattutto in un contesto come i social dove spesso tutto sembra filtrato e costruito?
L’autenticità ti permette di emozionarti ed esprimere ciò che hai dentro. Come artisti abbiamo l’obiettivo di intrattenere e raccontare e, per farlo, dobbiamo rimanere autentici.
I social spesso richiedono di fare ciò che fanno gli altri, perché conta l’algoritmo. Nel mio caso, però, cerco sempre di essere me stessa, autentica e originale.
C’è una paura o un blocco che hai dovuto superare per iniziare a raccontarti davvero attraverso la musica?
Avendo iniziato da piccolissima non ho timore di esibirmi. Le persone mi danno energia e spero di riuscire a trasmettere ciò che sento, anche a discapito di qualche nota non perfetta.
Se dovessi descrivere la tua voce come se fosse una persona, che carattere avrebbe?
La mia voce avrebbe un carattere adattabile, ma allo stesso tempo forte e coraggioso. Sa essere delicata quando serve, ma non ha paura di farsi sentire.
Guardando avanti, qual è il sogno più grande che immagini oggi per il tuo percorso musicale?
Il mio sogno più grande è diventare una cantante internazionale e viaggiare molto grazie alla musica. Sono consapevole che sia un percorso lungo e impegnativo, fatto di tanto studio, ma credo che i sogni vadano coltivati giorno dopo giorno, con passione.
Mi ispirano molto artiste come Taylor Swift, Ariana Grande, Lady Gaga e Dua Lipa, per la loro capacità di raccontarsi, reinventarsi e trasformare le emozioni in musica che mi arriva molto.
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