Con “Estranei”, uscito il 18 settembre, Maledetto racconta quel momento sospeso in cui una storia finisce ma tutto ciò che è stato continua a farsi sentire. Due persone che hanno condiviso una parte importante della propria vita tornano improvvisamente a essere sconosciute, costrette a fare i conti con la distanza, la solitudine e con la necessità di ricominciare da sé.
Il brano porta questa sensazione dentro un elettro-pop dalle influenze anni ’90, tra sintetizzatori avvolgenti e ritmiche incalzanti, creando un contrasto tra la malinconia del racconto e un sound capace di mantenere energia e movimento.
Autore di testo e musica, Maledetto parte ancora una volta da un’esperienza personale, trasformandola in una scrittura diretta e viscerale. Nato nel 2024, il progetto unisce canzone d’autore, sonorità contemporanee e contaminazioni retrò, costruendo il proprio immaginario tra passato, relazioni e inquietudini legate al futuro.
Abbiamo parlato con Maledetto di “Estranei”, dell’incontro reale da cui è nato il brano, del rapporto tra dolore e scrittura e della nuova fase artistica che questo singolo sembra aprire.
L’intervista con Maledetto
“Estranei” racconta quel momento quasi paradossale in cui una persona che conoscevi profondamente torna a essere una sconosciuta. Quando hai capito che proprio questa sensazione sarebbe diventata il centro del brano?
È stato improvviso e, in qualche modo, provvidenziale. Dopo la conclusione di questo mio grande amore ho incontrato per caso quella persona per strada. Camminavamo in direzioni opposte, abbiamo incrociato gli sguardi e nel suo ho visto il niente più profondo che potessi sperimentare. Proprio come un qualsiasi altro passante, ero lì davanti ai suoi occhi senza significare più nulla.
È stato in quel momento, quasi atterrito, che è nato in me il concetto dell’estraneo. Continuando a rimuginarci sopra, è poi diventata la frase portante del brano: “Mi fa strano che adesso siamo estranei”.
Hai definito “Estranei” un lavoro autobiografico. Quanto è stato difficile trasformare un’esperienza così personale in una canzone destinata poi ad appartenere anche agli ascoltatori?
È sempre difficile lasciare andare qualcosa a cui tieni particolarmente, ma è nella natura dell’artista trasformare il dolore in un’opera per poi regalarla agli ascoltatori. Fa parte del gioco e speri che là fuori qualcun altro possa trovare sollievo nell’ascoltare una canzone che esprime concetti che non sai come spiegare a parole.
Nel brano convivono malinconia ed energia, fino ad arrivare a sonorità che fanno quasi ballare su qualcosa di doloroso. Era un contrasto che cercavi fin dall’inizio?
Sì. Nella storia della musica ci sono tantissime canzoni malinconiche che, giustamente, hanno un sound adeguato e personalmente ho un debole per quel tipo di brani. Con “Estranei”, però, ho voluto un po’ sdoganare questo concetto e cercare di far arrivare un testo profondo attraverso un sound leggero.
Durante il processo creativo, cercando di capire in che direzione portare il sound, ho pensato spesso a canzoni come “Mamma Mia” degli ABBA, diventate hit mondiali senza tempo soprattutto grazie al loro sound. Poi vai a leggere il testo e ti rendi conto che hai ballato per anni sul dolore di una persona. In fondo è anche divertente così.
Musicalmente hai scelto di guardare all’elettro-pop degli anni ’90. Cosa ti affascina di quell’immaginario sonoro e come hai cercato di reinterpretarlo in una chiave contemporanea?
Sono assolutamente innamorato di quel sound, ci sono cresciuto. Ai tempi c’era sperimentazione, c’era musica, un mix tra vecchio e nuovo e ogni brano riusciva a distinguersi.
Per quanto riguarda la reinterpretazione ci sono due cose da dire. La prima è sicuramente che dagli anni ’90 a oggi le tecnologie si sono evolute e quindi è stato automatico avere suoni più puliti. In secondo luogo abbiamo preso in considerazione il fatto che “Estranei” è comunque un brano del 2026 e non del 1996, quindi abbiamo scremato abbastanza fino ad arrivare a un buon compromesso tra sound anni ’90 e mercato contemporaneo.
La produzione è stata realizzata con Studio85. Come avete costruito insieme il suono di “Estranei” e quali elementi sono stati fondamentali per trovare l’identità definitiva del pezzo?
Come per ogni nostra produzione, siamo partiti dalla demo piano e voce che porto in studio. Abbiamo messo insieme le idee, capito dove dirigere il brano e da lì è iniziata la prima intelaiatura di “Estranei”.
Fondamentali sono state la batteria e l’idea di inserire una parte parlata con un effetto telefono. Nel mio immaginario, quella parte del brano doveva suonare come un messaggio lasciato dal telefono di una vecchia cabina telefonica.
Scrivi personalmente sia il testo che la musica. Di solito, nel tuo processo creativo, nasce prima una frase, una melodia, un’immagine oppure tutto parte da un’emozione precisa?
È casuale, dipende da tanti fattori. Sicuramente dire “adesso mi siedo e scrivo una canzone” mi ha portato solo a brutti testi. A volte mi ritrovo con foglio e penna a scrivere senza nemmeno accorgermene, altre volte le frasi mi vengono in mente nei posti più disparati e me le annoto mentalmente o sul telefono. Non è qualcosa che decido, è qualcosa di naturale che si manifesta. Metabolizzo spesso gli avvenimenti della mia vita con i miei tempi e, quando lo faccio, lo faccio in musica.
Nel comunicato parli della necessità di “imparare di nuovo a camminare da soli” dopo la fine di un grande amore. Secondo te, “Estranei” racconta più la perdita oppure il momento in cui si comincia finalmente a rinascere?
Probabilmente “Estranei” sta lì nel mezzo, forse un po’ più in direzione della perdita. È un mix tra la rassegnazione davanti al fatto che le cose non torneranno più come prima e il dolore che quella perdita continua a provocare. C’è ancora il mal di stomaco della perdita, più che la vera rassegnazione e la successiva rinascita.
Il progetto Maledetto nasce nel 2024 e mette insieme canzone d’autore, pop contemporaneo e contaminazioni retrò. In questi primi due anni quanto è cambiata la tua idea di ciò che vuoi raccontare e del modo in cui vuoi farlo?
È cambiata radicalmente. Quando inizi a fare la tua musica sei pieno di idee e convinzioni, sei sicuro di avere i pezzi migliori dell’universo e che in pochi semplici passaggi passerai dal nulla alla notorietà.
Quando poi inizi a interfacciarti con il vero mondo della musica ti rendi conto che non sapevi proprio niente. Piano piano impari cose, affini il gusto musicale e capisci in che direzione vuoi andare. È un po’ come andare a scuola: piano piano capisci cosa vuoi fare da grande.
Nella tua musica entrano il passato, ma anche ansie e paure legate al futuro. Quanto senti che scrivere canzoni sia per te un modo per mettere ordine in quello che vivi?
Quando scrivo canzoni è come se fosse una seduta dallo psicologo: metto insieme i tasselli di cose che non capisco, stravolgo le mie idee e rivaluto certe situazioni. È terapeutico.
Quando le incido e poi le canto live è come una liberazione, come se affidassi tutte le mie paure, ansie e dolori all’ascoltatore. Mi sento liberato di un peso e con una nuova emozione positiva nel mio bagaglio.
Dopo “Estranei”, quale direzione vuoi far prendere a Maledetto? Questo singolo rappresenta un episodio a sé oppure è già un tassello di un progetto più ampio?
La musica, così come la vita, la fantasia e tutto ciò che ci circonda, è in continua evoluzione. “Estranei” è la chiave di volta di un nuovo stile e progetto musicale, di un sound più contemporaneo e di una linea di scrittura diversa.
Guardando al futuro, i brani che seguiranno avranno ognuno il proprio stile. Mi piace pensare alla mia musica come a un susseguirsi di canzoni vere e non di riempitivi, ma comunque avranno quell’impronta di moderno e retrò che tanto mi affascina.
Il punto della Redazione
Con “Estranei”, Maledetto sembra individuare con maggiore precisione il punto d’incontro tra le due anime del proprio progetto. Da una parte c’è una scrittura dichiaratamente autobiografica, costruita su immagini concrete e vissute; dall’altra una ricerca sonora che prova a sottrarre il racconto sentimentale alle soluzioni più prevedibili.
La scelta di raccontare una separazione attraverso un elettro-pop energico e legato all’immaginario degli anni ’90 è probabilmente l’elemento che caratterizza maggiormente il singolo. Più che guardare al passato per semplice nostalgia, Maledetto sembra utilizzarlo come materiale da reinterpretare e portare all’interno di una produzione contemporanea.
Se “Estranei” rappresenta davvero, come racconta l’artista, una chiave di volta, sarà interessante capire quanto questa contaminazione tra scrittura personale, pop moderno e sensibilità retrò riuscirà a diventare riconoscibile anche nei prossimi brani.
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