Lorenza Marino pubblica “Italian & Zambian”, un brano estivo che racconta la sua identità multiculturale attraverso un incontro tra suoni mediterranei, influenze africane e una scrittura personale. Cantato in inglese e in Bemba, lingua parlata dalla madre originaria dello Zambia, il singolo nasce dal desiderio di esplorare le proprie radici e trasformarle in musica.
Cantautrice e produttrice nata nell’East London, Lorenza si definisce una “cittadina del mondo”: un’espressione che attraversa non solo la sua biografia, ma anche il modo in cui scrive, produce e costruisce il proprio immaginario sonoro. Dopo “La Melodia”, le esperienze dal vivo e le collaborazioni in Grecia con Dope Music Org e Spit Some Barz, l’artista continua a portare avanti un percorso indipendente fatto di contaminazioni, ricerca e apertura verso nuove scene musicali.
Intervista
La tua storia artistica nasce tra East London, radici italiane e zambiane, esperienze in Grecia e influenze da diverse parti del mondo. Quando hai capito che questa identità multiculturale sarebbe diventata il centro della tua musica?
Fin da piccola. Sono nata e cresciuta con due genitori provenienti da Paesi diversi, in una delle città più cosmopolite del mondo, e ho sempre passato gran parte delle mie giornate con persone di culture differenti. Per questo la mia identità multiculturale è sempre stata qualcosa di naturale, una parte fondamentale di me e, inevitabilmente, anche della mia musica.
Ti definisci una “cittadina del mondo”: cosa significa per te questa espressione, non solo nella vita, ma anche nel modo in cui scrivi, produci e immagini le tue canzoni?
Per me essere una “cittadina del mondo” è qualcosa di spontaneo, che si riflette nella musica che scrivo e canto. Collaborare con artisti di background diversi mi ispira a comporre e produrre brani che uniscono generi e influenze differenti, portandomi verso una vera e propria fusion musicale.
Nel tuo sound convivono influenze mediterranee, africane e internazionali. Come riesci a far dialogare mondi musicali così diversi senza perdere la tua identità personale?
Sono sempre stata molto curiosa e attenta alle tradizioni, al modo di vivere delle persone e alle diverse culture. Anche nella musica ho sempre cercato di ampliare le mie conoscenze: scaricavo canzoni molto diverse tra loro e le salvavo nel mio iPod, che poi è diventato una playlist su Spotify. Tutto questo ha influenzato il mio repertorio musicale e mi ha aiutata a costruire un’identità capace di accogliere mondi diversi senza perdere la mia voce.
Dopo la laurea in musica hai pubblicato il tuo primo singolo, “La Melodia”. Che importanza ha avuto per te questo brano come punto di partenza del tuo percorso artistico?
“La Melodia” rappresenta il mio modo di essere e di concepire la musica. Le due lingue, italiano e croato, diventano l’immagine di un viaggio continuo, del desiderio di conoscere, prendere ispirazione e diventare una persona più completa. È stata anche la prima canzone che mi ha dato la possibilità di esprimere chiaramente il mio obiettivo: fondere culture ed esperienze musicali diverse.
“La Melodia” è stata portata anche dal vivo al Pitti Pizza and Friends Festival di Salerno. Che rapporto hai con il palco e quanto cambia una canzone quando viene condivisa direttamente con il pubblico?
“La Melodia” è stata ispirata da Salerno, la città di mio padre, dove ho vissuto momenti bellissimi ogni volta che l’ho visitata. Cantare quel brano davanti al pubblico salernitano è stata un’esperienza indescrivibile: il palco era vicinissimo al mare, il clima era caldo non solo per il tempo, ma anche per il calore del pubblico. Il live rende una canzone ancora più viva, perché restituisce all’artista tutta la passione delle persone e ripaga l’impegno messo nella scrittura. Mi ha anche riportata ai sacrifici fatti fin da quando ero bambina e sognavo di diventare cantante.
Dopo il primo singolo ti sei trasferita per un periodo in Grecia, collaborando con artisti della scena musicale locale. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza, sia dal punto di vista umano che artistico?
La permanenza in Grecia mi ha aiutata ad arricchire la mia esperienza, soprattutto per quanto riguarda il marketing e la distribuzione di una canzone. Questo è avvenuto grazie alla collaborazione con artisti e produttori, principalmente ad Atene. È stata anche la mia prima vera esperienza all’estero come artista e come persona: mi ha permesso di approfondire rapporti con tante persone e mi ha fatta maturare sia dal punto di vista artistico che umano.
La collaborazione con Dope Music Org e Spit Some Barz mostra una forte apertura verso il confronto con altri artisti. Quanto è importante per te contaminarti con scene musicali diverse dalla tua?
Mi piace moltissimo scoprire nuove scene musicali, come ho fatto in Grecia, dove l’atmosfera era diversa da quella a cui ero abituata nel Regno Unito. Credo sia importante affrontare queste esperienze con mente e cuore aperti, perché rendono il processo creativo più piacevole e autentico. Collaborare con queste realtà mi ha permesso di far emergere lati diversi di me stessa e mi ha riempita di entusiasmo per quello che potrà arrivare, non solo in Grecia ma anche in altri luoghi.
Con “619 PO2” hai esplorato sonorità Afrobeats, ottenendo una risposta positiva anche a livello globale. Come è nato questo brano e cosa volevi trasmettere attraverso il suo ritmo e la sua energia?
L’idea di “619 PO2” è nata quando ero in Grecia da appena due mesi. Volevo raccontare la storia di due persone che sognano di lasciare le loro città natali per trovare un luogo in cui sentirsi davvero in sintonia. Invece di usare dei nomi, ho scelto i prefissi telefonici, così da mantenere l’anonimato dei personaggi. Il ritmo afrobeat riflette il tono allegro della storia, mentre il video musicale è stato un modo divertente per condividere la canzone con tutti.
Essere un’artista indipendente oggi significa avere molta libertà, ma anche tante responsabilità. Qual è la parte più bella e quella più difficile del costruire il proprio percorso in autonomia?
La parte più bella dell’essere indipendenti è sicuramente la libertà di scegliere cosa fare e in che direzione andare. Allo stesso tempo, però, essere indipendenti significa muoversi nel mondo della musica da soli, e questo può sembrare scoraggiante. Io però sono sempre stata una persona a cui piace imparare, quindi continuo a documentarmi sul settore per far crescere la mia musica e il mio percorso.
Guardando al futuro, che direzione immagini? C’è un progetto, un suono o un messaggio che senti di voler approfondire nei prossimi brani?
La mia musica è senza dubbio uno specchio della mia vita. Ora che la mia avventura in Grecia è giunta al termine, non vedo l’ora di scoprire quale sarà la mia prossima destinazione e cosa potrà insegnarmi un’altra città o un altro Paese. Da bambina sono stata incoraggiata a trasformare la mia passione in una professione e a diffondere il mio messaggio attraverso la musica: è proprio questo che continuerò a fare.
Il punto della redazione
Con “Italian & Zambian”, Lorenza Marino porta al centro della propria musica il tema dell’appartenenza, trasformando le radici familiari e culturali in un linguaggio sonoro aperto, personale e contemporaneo. La sua scrittura nasce dal viaggio, dall’incontro e dalla contaminazione, ma mantiene sempre una forte identità emotiva: quella di un’artista indipendente che usa la musica per raccontare chi è, da dove viene e dove desidera arrivare.
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