Leaving Venice, il peso di sentire fino in fondo

1 Ago , 2026 - EMERGENTI

Leaving Venice, il peso di sentire fino in fondo

I Leaving Venice trasformano la vulnerabilità in materia sonora con “Price of Caring”, il loro album d’esordio: otto tracce sospese tra shoegaze, dream pop e tensioni alt-rock, costruite come paesaggi emotivi nei quali rumore, delicatezza e inquietudine convivono.

Il quartetto formato da Sara alla voce e alla chitarra, Nicolò alla chitarra, Tommaso al basso e Diego alla batteria nasce nel 2024 dall’incontro di musicisti provenienti da diversi progetti della scena indipendente tra Piacenza e Modena. Un’origine che si riflette in un suono già definito, stratificato e consapevole, capace di alternare aperture eteree e improvvise esplosioni.

Un suono tra impatto e sospensione

Le chitarre riverberate rappresentano il cuore del linguaggio dei Leaving Venice. Intorno a esse si sviluppano trame dilatate, crescendo e dinamiche che oscillano continuamente tra vicinanza e distanza, come ricordi che sembrano nitidi per qualche secondo prima di tornare a dissolversi.

La band definisce la propria musica dreamgaze, un territorio nel quale la componente immersiva dello shoegaze incontra la sensibilità melodica del dream pop e l’urgenza dell’alternative rock.

I testi sembrano cartoline provenienti da luoghi che non esistono più: raccontano stagioni concluse, spazi abbandonati e sensazioni che continuano a sopravvivere anche quando tutto il resto è cambiato. Non si tratta però di un semplice esercizio nostalgico. Al centro rimane il tentativo di comprendere quanto possa costare continuare a sentire.

“Price of Caring”, la sensibilità come conflitto

Pubblicato nell’aprile del 2026, “Price of Caring” raccoglie e completa il percorso anticipato dai singoli “Zebra” e “Heaven’s Bright”.

Il titolo racchiude il nucleo dell’intero progetto: il prezzo emotivo della cura, dell’attenzione e della sensibilità. Essere coinvolti significa esporsi, accettare il rischio di essere feriti e confrontarsi con tutto ciò che sarebbe più semplice ignorare.

Nel disco, questa tensione assume la forma di notti insonni, pensieri ossessivi e nodi interiori difficili da sciogliere. Le otto tracce mettono così in scena un conflitto universale: proteggersi fino a diventare irraggiungibili oppure scegliere di vivere ogni emozione fino in fondo.

La tracklist comprende “Heaven’s Bright”, “Coming Clean”, “My Mine”, “Zebra”, “Emotional Guy”, “Second Time”, “Mind C” e la title track “Price of Caring”. Brani originali che, pur mantenendo una propria identità, partecipano alla costruzione di un racconto unitario e coerente.

Un album costruito per essere attraversato

“Price of Caring” non cerca risposte definitive. Al contrario, lascia spazio alle contraddizioni, alle domande e a tutto ciò che resta irrisolto.

La voce emerge e scompare tra gli strumenti, mentre le chitarre costruiscono pareti sonore che non hanno soltanto una funzione estetica. Il rumore diventa difesa, distanza, ma anche uno spazio nel quale poter finalmente mostrare ciò che normalmente viene nascosto.

È proprio in questo equilibrio che i Leaving Venice trovano la propria cifra: la loro musica può risultare avvolgente e abrasiva nello stesso momento, intima senza rinunciare all’impatto. Ogni crescendo sembra avvicinarsi a una liberazione che, però, non arriva mai completamente.

Dai primi singoli alla dimensione live

Parallelamente alla pubblicazione del disco, i Leaving Venice hanno costruito il proprio percorso attraverso numerose esibizioni dal vivo, condividendo il palco con realtà della scena indipendente come Mondaze, Cosmetic, Palea, Honeymoor, Satantango, Noday, Irma, Amore Audio e Peter Kernel.

Tra i principali appuntamenti figurano Tendenze Festival, Louder Rock Fest, VUSA Fest e diverse date tra Piacenza, Modena, Roma, Benevento, Crema, Carpi e Cusano Milanino.

La dimensione live permette alla band di amplificare le caratteristiche del progetto: le stratificazioni diventano più fisiche, i crescendo più violenti e i momenti di sospensione ancora più profondi.

Dopo aver consolidato la propria presenza sul territorio, il gruppo punta ora a portare “Price of Caring” anche al di fuori di Piacenza e provincia, cercando nuove collaborazioni e una struttura di booking che possa accompagnarne la crescita.

Il punto della Redazione

Con “Price of Caring”, i Leaving Venice non si limitano a riprendere le coordinate dello shoegaze contemporaneo, ma provano a utilizzarle per costruire un’identità emotiva riconoscibile.

La forza del disco risiede nella capacità di rendere la fragilità qualcosa di concreto, quasi fisico. Sentire profondamente non viene presentato come un valore rassicurante, ma come una scelta che comporta conseguenze, dubbi e ferite.

In un panorama nel quale il rumore rischia spesso di trasformarsi in semplice estetica, i Leaving Venice gli restituiscono una funzione narrativa. Dietro ogni distorsione rimane qualcosa che chiede di essere ascoltato.

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