A tu per tu con Kiko: dentro “Buio”

29 Giu , 2026 - EMERGENTI

A tu per tu con Kiko: dentro “Buio”

Kiko torna con “Buio”, un brano intenso e introspettivo che trasforma fragilità, inquietudine e solitudine in un percorso di consapevolezza. L’artista di Perugia, classe 2000, continua a definire il proprio immaginario sonoro tra elettronica e influenze cloud rap, costruendo atmosfere sospese in cui ombra e luce convivono senza mai annullarsi.

Dopo “Parole grandi”, che raccontava la caduta, “Buio” rappresenta il momento in cui si sceglie di guardarsi dentro e provare a rialzarsi. La luna, i silenzi, i pieni sonori e le improvvise sospensioni diventano elementi centrali di un racconto emotivo che parla di smarrimento, rinascita e coraggio.

Con questo nuovo singolo, Kiko apre una fase importante del suo percorso artistico, dando forma a un sound sempre più riconoscibile e personale. In questa intervista ci ha raccontato la nascita di “Buio”, il rapporto con le proprie ombre e il modo in cui la musica può trasformare ciò che fa male in qualcosa da attraversare.

L’intervista con Kiko

“Buio” nasce da un contrasto molto forte tra ombra e luce. Quando hai capito che questo dualismo poteva diventare il centro del brano?

Il ritornello è stata la prima parte che ho scritto. Il dualismo nasce da lì. Con la produzione abbiamo voluto sottolineare questa caratteristica con l’alternanza di vuoti e pieni musicali.

Nel comunicato dici che “Buio” è rimasto in cantina per anni. Cosa non riuscivate a vedere in questo pezzo all’inizio e cosa invece ti è diventato chiaro oggi?

“Buio” è nata in un periodo in cui producevamo tutt’altro tipo di musica. Pian piano quel brano ha iniziato a influenzare molti dei lavori successivi. Il motivo per cui è uscito adesso, invece che due o tre anni fa, è perché oggi è più coerente rispetto a quello che facciamo. Prima sarebbe stato un esempio isolato.

Hai definito “Buio” la madre di molti altri brani, già usciti e in arrivo. In che modo ha influenzato il suono del tuo progetto?

“Buio” è stato il primo vero avvicinamento alla musica elettronica. Detto questo, l’influenza non si limita al genere: ciò che è cambiato è la curiosità con cui approcciamo la fase creativa.

Se “Parole grandi” raccontava la caduta, “Buio” sembra parlare della volontà di rialzarsi. Che tipo di percorso emotivo lega questi due brani?

In “Parole grandi” non ci sono spiragli di miglioramento: è uno sfogo di emozioni e stimoli negativi. “Buio” si allaccia a quella storia, ma ora il racconto è volto alla ripresa. Direi quindi che sono due brani consequenziali, uno necessario per l’altro.

La luna nel pezzo diventa una sorta di guida simbolica. Che significato ha per te questa immagine?

Nei testi mi è sempre piaciuto fare riferimento a elementi naturali, come la luna in questo caso. Qui cadeva a pennello: era la metafora perfetta per descrivere con esempi pratici il rapporto buio-luce di cui tutta la canzone parla.

Nel brano i silenzi e le sospensioni hanno un ruolo importante quanto i pieni sonori. Quanto lavori sulla dinamica emotiva della produzione?

Testi, voce e produzione devono muoversi all’unisono: dal momento che qui il testo si orientava in un certo modo, era necessario che la produzione seguisse la stessa dinamica.

Il tuo sound si muove tra elettronica e influenze cloud rap. Cosa ti interessa di più di questo incontro tra mondi sonori diversi?

Nella ricerca di stimoli nuovi, quello che ho trovato è stata una vera e propria sfida. La volontà era di uscire un po’ dai classici suoni a cui ormai siamo abituati e tentare altre direzioni.

Kiko è un progetto nato nel 2020, ma sembra aver trovato oggi una direzione più definita. Qual è stato il momento in cui hai sentito di aver trovato davvero il tuo linguaggio?

Questo, ad oggi, sembra il linguaggio giusto, quello in cui ci sentiamo più dentro. Detto ciò, non voglio però precludermi la possibilità, in futuro, di cambiare idea. Ho sempre avuto paura della comodità, quindi spero, anzi mi auguro, che ci saranno cambiamenti ed evoluzioni, nonostante adesso mi senta molto soddisfatto.

Nei tuoi brani convivono malinconia, energia e momenti di rinascita. Quanto c’è di autobiografico in questa altalena emotiva?

Le ispirazioni principali vengono sicuramente da esperienze di vita personali. Non sempre, ma in molti casi è così. In generale ho sempre visto nel racconto malinconico la più grande prova di onestà e sincerità. Mi piace però che un brano sappia chiudere il cerchio, con un inizio, uno svolgimento e una fine anche a livello emotivo. Da qui i picchi di energia e vitalità: quanto più vado in basso, tanto più voglio provare a risalire.

Dopo “Buio”, che tipo di immaginario dobbiamo aspettarci dal progetto che stai costruendo?

L’immaginario sicuramente evolverà. Lo spirito di rinascita presente in “Buio” continuerà a prendere forma in maniera sempre più chiara nei brani successivi, fino a raggiungere il punto più alto, nonché la conclusione della storia. Dopo quel momento è ancora da vedere.

Il punto della Redazione

Con “Buio”, Kiko conferma una direzione artistica sempre più definita, capace di unire scrittura emotiva, ricerca sonora e un immaginario notturno molto personale. Il brano funziona perché non prova a semplificare il dolore, ma lo attraversa: lascia spazio alle ombre, ai vuoti, alle sospensioni, trasformandoli in parte attiva del percorso.

Tra elettronica, influenze cloud rap e una forte attenzione alla dinamica emotiva della produzione, “Buio” segna un passaggio importante nella costruzione del mondo sonoro di Kiko. Un singolo che guarda alla fragilità senza fermarsi lì, cercando nella rinascita non una risposta definitiva, ma una direzione possibile.

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