In un panorama musicale spesso sopraffatto dalla superficialità, gli ARTIC BABA tornano con un inno viscerale e suggestivo che affronta le profondità dell’emozione umana e delle fratture sociali. No Man’s Land è molto più di un singolo: è un grido grezzo che arriva da uno spazio di disconnessione interiore ed esteriore, un limbo in cui isolamento, conflitto e bisogno di appartenenza si scontrano.
Nati dal vivace fermento creativo di Milano, i membri della band canalizzano decenni di crescita personale ed evoluzione artistica in un sound che riesce a essere allo stesso tempo nostalgico e contemporaneo. Fondendo elementi di classic rock con atmosfere alternative e una lirica fortemente emotiva, gli ARTIC BABA creano uno spazio d’ascolto che invita alla riflessione, al sentire, al connettersi.
Li abbiamo incontrati per approfondire i temi alla base di No Man’s Land, il processo creativo che ha dato vita al brano e cosa significa oggi cantare — e urlare — da una terra in cui nessuno sembra appartenere davvero.
L’intervista con gli Artic Baba
1. “No man’s land” è un brano potente, sospeso tra rock e introspezione. Qual è stata la scintilla iniziale che ha dato vita a questa canzone?
Innanzitutto ciao e grazie per averci ospitato in casa vostra! Questo brano ha una storia effettivamente particolare. Il riff principale risale ad almeno 25 anni fa (!?!) ed è rimasto in un cassetto fino a che Valy, la nostra cantante dal 2023, non lo ha sentito ed ha elaborato una melodia vocale che ci è piaciuta moltissimo. Sulle ali di questo entusiasmo abbiamo finito il brano piuttosto velocemente, evidentemente questo era il momento giusto. La melodia vocale ci ha quindi ispirato le parole ed il tema del brano.
2. Il testo è fortemente evocativo e visivo. Cosa volevate trasmettere con immagini come “I see sounds, I hear the colours”?
È una frase molto potente che non abbiamo inventato noi. In neurologia e neuroscienze questo tipo di sensazioni vengono definite “sinestesie” e descrivono il fenomeno per cui la stimolazione di un senso provoca esperienze automatiche ed involontarie in un altro senso. Abbiamo voluto utilizzarla per rendere l’idea della “Terra di nessuno” in cui ci può capitare di trovarci nella vita a seguito di eventi emotivi molto forti, sia positivi che negativi.
3. Il tema del sentirsi persi, in un limbo tra due realtà, è molto attuale. È qualcosa che avete vissuto in prima persona o che osservate intorno a voi?
Purtroppo può capitare a chiunque di vivere situazioni simili. Nel mio caso ho dovuto affrontare una serie di perdite tutte molto vicine nel tempo in un periodo che già di per sé era piuttosto delicato ed ho avuto modo quindi di sperimentare questa sensazione in prima persona. Di carattere non sono molto predisposto ad esternare le mie emozioni più profonde e in questo la musica e le canzoni mi aiutano moltissimo.
4. Il sound del brano unisce classic rock, alternative e indie: quali sono gli artisti o le band che più vi hanno influenzato nella sua composizione?
Le nostre influenze comprendono i mostri sacri della musica del passato ma anche gruppi e musica più attuale. Questo brano a mio avviso in particolare risente dell’influenza di gruppi come i Police e anche della musica che Sting ha fatto dopo di loro.
5. Avete registrato il pezzo nei vostri Quarto Suono Studios: com’è lavorare “in casa” su un brano così emotivo? Cambia il modo in cui vi approcciate alla produzione?
Tutte le nostre produzioni sono fatte nel nostro quartier generale. Non che non ci piacerebbe avere consigli o anche l’impronta che potrebbe dare un produttore esterno, ma abbiamo col tempo adottato un modo di operare che fa per noi, crea un’atmosfera intima e rilassata in cui ci sentiamo davvero a nostro agio. E in ogni caso dobbiamo anche contenere i costi ah ah
6. Nel comunicato si parla di un messaggio di resilienza. Cosa significa per voi, oggi, “resistere”?
Oggi resistere significa semplicemente riscoprire l’importanza di essere umani, fragili e potenti al contempo. Una volta le pubblicità che si vedevano in TV servivano a invogliarti a comprare qualcosa ma in fondo sapevi che erano esagerazioni. Adesso i modelli che vengono proposti servono a farti sognare di avere una vita che sai non sarà mai la tua, piena di soldi “guadagnati” facilmente spacciando per felicità cose che non te la potranno garantire mai. Si è passati dall’avere cose a essere cose. Resistere è tornare a porre al centro della nostra vita il poco che serve realmente e che non si può trovare a Dubai.
7. “No man’s land” sembra quasi un manifesto emotivo e sociale. Quanto conta per voi l’impegno e la riflessione nei testi?
È fondamentale. I nostri testi parlano spesso di esperienze personali ma che sono poi le esperienze di tutti e che tutti possono condividere.
8. Formati nel 2020, avete attraversato un periodo storico complesso fin dall’inizio. Come ha influenzato la vostra identità artistica il contesto post-pandemico?
Moltissimo sia da un punto di vista emotivo che pratico. Durante la pandemia il nostro modo di lavorare sui brani è dovuto cambiare radicalmente ma ciò ci ha permesso di imparare ad utilizzare al meglio i vantaggi che la tecnologia odierna mette a disposizione. Il post-pandemia e gli avvenimenti che si sono succeduti fino ad oggi hanno invece contribuito allo sviluppo di tematiche più intimistiche e riflessive, a tratti non direi proprio ottimistiche.
9. La stampa internazionale vi ha definito una band capace di “superare barriere geografiche e linguistiche”. Come vivete questo riconoscimento dall’estero?
È una cosa che ci ha fatto enormemente piacere. Se non ricordo male questa dichiarazione fu scritta a seguito della pubblicazione del nostro secondo singolo “Onde radio” su una compilation americana. Era in effetti l’unico brano in una lingua che fosse diversa dall’inglese. Ciò è motivo di orgoglio per noi; se ci pensi, in effetti, qualche anno fa una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere per tanti motivi.
10. Dopo “No man’s land”, quali sono i prossimi passi per ARTIC BABA? State lavorando a un album o a nuove collaborazioni?
L’intenzione nel medio-lungo periodo è preparare un album contenente i pezzi già usciti e, ovviamente, altri nuovi. In questo momento abbiamo in corso una collaborazione con una songwriter inglese che ci ha chiesto di arrangiare, registrare e produrre un suo brano che troviamo davvero molto carino. Inoltre siamo in contatto con diverse figure del settore per vedere come raggiungere questo obiettivo al meglio anche eventualmente collaborando con qualche etichetta.

Conclusione
Con No Man’s Land, ARTIC BABA mettono a nudo la complessità dell’animo umano, riuscendo a tradurre emozioni intime in un linguaggio musicale potente e condivisibile. Tra introspezione e denuncia sociale, il loro percorso si fa sempre più definito, capace di abbattere confini linguistici e generazionali. E se questo è solo l’inizio del nuovo capitolo, c’è da aspettarsi un viaggio sonoro ancora più intenso nei brani a venire.
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