mondocane! è un duo indietronic nato nel 2019 dall’esperienza della band alt-rock Desad e formato da Luca Bassano, voce e chitarre, e Davide Bertagna, synth, drum e backing vocals. Un progetto che mette insieme elettronica, attitudine rock e testi in italiano, costruendo negli anni un’identità sempre più riconoscibile.
Dopo l’EP autoprodotto del 2020 e l’incontro con Needa Records, il duo ha pubblicato brani come Fernando, Nuvole in viaggio e Calafuria, affiancando all’attività discografica un’intensa dimensione live che li ha portati a condividere il palco con artisti come Meganoidi, Animaux Formidables, Young Signorino, Pierpaolo Capovilla e Sick Tamburo.
Nel 2024 arriva l’EP omonimo mondocane!, seguito da un tour proseguito per tutto il 2025. Il percorso continua oggi con “Morfina e Seven Up”, il nuovo EP pubblicato il 19 luglio 2026, un lavoro che comprende anche Supernova, realizzata insieme ai Fattore Rurale e con la collaborazione di Marco Costa.
Abbiamo parlato con mondocane! del loro percorso, dell’incontro tra rock ed elettronica, della dimensione live e della nascita di Morfina e Seven Up.
L’intervista con mondocane!
mondocane! nasce nel 2019 dalle ceneri dei Desad: cosa vi siete portati dietro di quella precedente esperienza e cosa, invece, avete sentito il bisogno di lasciare definitivamente alle spalle?
Sicuramente Desad è un’eredità che vive in mondocane! L’attitudine indipendente, l’eredità di shoegaze e alt-rock, la scrittura dei testi risentono ancora di quella esperienza che terminò in maniera inaspettata e traumatica.
mondocane! però è anche molto oltre: l’impatto dell’elettronica, la line-up che non prevede batteria acustica, le ritmiche che guardano alla tech house e al trip hop, il processo creativo. mondocane! sono il cuore dei Desad trapiantato in un altro corpo e con una mente che funziona in maniera differente.
Il vostro suono vive nell’incontro tra elettronica e attitudine rock, con testi in italiano. È una formula che avete cercato fin dall’inizio o è nata naturalmente lavorando insieme?
Quando l’esperienza Desad è finita eravamo abbastanza disorientati. Era ancora molto viva l’energia, la voglia di andare avanti e la carica creativa. C’era anche molta rabbia, probabilmente.
Questa commistione di pulsioni e sentimenti si è tradotta in una catarsi creativa dapprima caotica, poi sempre più organizzata, seppur inconsciamente. Abbiamo registrato, in flusso, tre ore di musica da cui abbiamo attinto le idee per le prime canzoni.
Oggi siamo meno “disorganizzati”, ma la spinta a suonare ciò che ci viene e plasmare successivamente è ancora centrale. Certamente sempre di più lo studio di registrazione è diventato un altro passaggio creativo e non solo un momento per fissare le canzoni.
Nel 2022 arriva “Fernando”, il vostro primo singolo ufficiale, che segna anche un momento importante per la visibilità del progetto. A distanza di qualche anno, che posto occupa oggi quel brano nella storia di mondocane!?
Fernando è una canzone che amiamo alla follia. Sarà sempre nel nostro live set non solo perché è stato il brano che ci ha aperto delle possibilità, ma perché ha da subito aiutato a costruire un legame con chi viene ad ascoltare i nostri concerti.
Fernando è l’anima cantautorale di mondocane!, è l’equilibrio perfetto tra le nostre varie anime e poi ha un testo che contiene tutte le chiavi della nostra scrittura: suggestioni emotive, immagini che si succedono, flash fotografici, personaggi surreali, malinconia, marginalità.
Dal 2023 avete intensificato moltissimo l’attività live, condividendo il palco con artisti molto diversi tra loro, dai Meganoidi a Pierpaolo Capovilla, dai Sick Tamburo a Young Signorino. Qual è l’incontro o il concerto che vi ha lasciato qualcosa di particolare?
Sceglierne uno non è facile. Diciamo che ci troviamo spesso ad aprire per i Meganoidi e sentiamo che il loro pubblico ci ascolta con attenzione e ci apprezza. Poi la loro professionalità ci ha stimolato a crescere sempre di più nei live.
Conoscere il maestro Capovilla e avere avuto l’onore di condividere il palco con lui è stato invece un momento significativo. È un poeta, un artista e una persona incredibile.
Vorremmo però anche aggiungere quanto è stato bello suonare con John Qualcosa, perché la voce splendida di Ambra Marie e il talento musicale di Raffaele D’Abrusco ci hanno sempre regalato momenti emotivamente intensi.
Il live sembra essere una componente fondamentale della vostra identità. Quanto cambia mondocane! quando passa dallo studio al palco e quanto, al contrario, quello che succede dal vivo finisce poi per influenzare la scrittura?
Il live è il motore principale del nostro essere. Suonare, seppur richieda anche molto sacrificio, è il momento più bello, un rito imprescindibile.
Essendo in due e volendo suonare live quanto più possibile delle canzoni, i nostri concerti sono momenti faticosissimi ma anche molto gratificanti. I pezzi suonano giocoforza più scabri, diretti, abrasivi e questo è ciò che vogliamo.
Pur usando delle macchine, impieghiamo meno registrazioni possibili e diamo spazio alle voci, alle percussioni e alle chitarre. Questo impianto probabilmente sta influenzando il processo creativo che, ad oggi, abbiamo la sensazione si stia scarnificando un po’.
Nel 2024 avete raccolto il percorso fatto fino a quel momento nell’EP “mondocane!”. Lo considerate più come la fotografia di una prima fase della band o come il punto da cui avete realmente iniziato a definire il vostro linguaggio?
Il nostro primo EP è un lavoro di raccolta di brani nati in momenti diversi, anche lontani tra loro. Noi sappiamo che la sua caratteristica principale è l’eterogeneità.
Ora siamo più vicini a quelle canzoni nate per ultime come Mondocane! e Cala-Furia, anche se nei nostri live tutte hanno un loro posto, una loro funzione e, nel complesso, sanno rendere bene la nostra anima musicale.
Abbiamo cercato di sintetizzarle e filtrarle con il nostro linguaggio di oggi. Outune, per esempio, è una delle prime canzoni che abbiamo scritto e, nella sua forma attuale, più ruvida, sguaiata, sghemba, è imprescindibile nel nostro set. È, ad oggi, uno dei brani che nei live ottiene il riscontro maggiore.
Il nuovo EP “Morfina e Seven Up”, uscito il 19 luglio 2026, arriva dopo un lungo periodo di pubblicazioni e concerti. Che disco è rispetto al precedente e cosa racconta della fase che state vivendo oggi?
Morfina e Seven Up è quello che siamo oggi, anche rispetto al momento che tutti stiamo vivendo. È un disco meno frizzante, più malinconico, forse anche più amaro, ma ci identifica perfettamente.
Quello che stiamo scrivendo oggi ha una connessione molto forte con questo lavoro che musicalmente ha tracciato una strada piuttosto chiara per noi. Elettronica e rock sono sempre più in simbiosi e accordo, sentiamo grande fluidità, la scrittura dei testi è ancora più sganciata dall’idea di “storia da raccontare” perché cerca parole funzionali alla musica e alla canzone.
È la fotografia più a fuoco di cosa sono i mondocane! oggi e ci fa un enorme piacere che nelle recensioni questo sia stato colto appieno.
Tra i brani del nuovo lavoro c’è “Supernova” feat. Fattore Rurale, con Marco Costa coinvolto anche nella scrittura del testo. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato nel vostro universo sonoro?
Abbiamo conosciuto i Fattore Rurale durante un live perché sono con noi nel roster dell’agenzia Anthill Booking. Ci siamo riconosciuti subito e la stima è diventata presto affetto e amicizia.
Seppur i nostri generi siano differenti – Fattore Rurale sono una band folk-blues molto particolare – abbiamo capito subito di raccontare lo stesso universo: la periferia, non solo geografica ma anche quella dell’anima, il disorientamento, il dolore anche fisico, la fuga, la perdita, la malinconia, il corpo che traduce gli stati d’animo, l’amore disperante e malato.
Tutto questo non poteva non sfociare in una collaborazione: in Supernova, scritta appositamente per raccontare l’incontro delle nostre sensibilità, la voce di Marco, graffiante e gutturale, è il centro, è l’unica voce possibile che poteva urlare di quanto amore e dolore possano essere due facce della stessa medaglia.
C’è un contrasto molto forte già nel titolo “Morfina e Seven Up”, tra qualcosa che anestetizza e qualcosa di apparentemente leggero, quasi pop. Quanto questa contraddizione rappresenta anche i temi e l’immaginario del disco?
Hai colto il punto. Morfina e Seven Up rimanda al fatto che la dipendenza non è solo quella legata al dolore, alla droga, alla malattia, ma anche quella che, sottilmente, ci avvolge piano piano, leggera, frizzante, quasi rinfrancante, come una bibita gelata in una giornata di caldo, a cui ci aggrappiamo per rendere sopportabile la routine di ogni giorno.
Questa contraddizione e questa dualità rappresentano anche il nostro immaginario sonoro e narrativo: spesso nelle nostre canzoni convivono suoni e melodie catchy che veicolano parole tutt’altro che leggere.
Quando intoniamo gli ultimi versi di Morfina e Seven Up e le persone la cantano con noi come se fosse un coro scanzonato, beh, l’effetto è davvero straniante!
Dopo un tour proseguito per tutto il 2025 e l’uscita di questo nuovo EP, in che direzione sta andando mondocane!? C’è qualcosa che oggi sentite di voler ancora rompere, cambiare o sperimentare nel vostro modo di fare musica?
Noi siamo per natura curiosi e inquieti, quindi non sappiamo quale sarà la nostra forma futura. Stiamo scrivendo e registrando e qualcosa di questo materiale uscirà entro la fine dell’anno ancora per Needa Records.
Abbiamo anche l’impegno di dare seguito al rapporto musicale con gli amici dei Fattore Rurale e questo darà i suoi frutti a breve. Inoltre, a dimostrazione che siamo attenti e curiosi a ciò che ci succede intorno musicalmente, c’è in progetto la collaborazione con un giovane cantante molto bravo che ci ha chiesto di produrre qualcosa insieme.
Ci stiamo lavorando con entusiasmo, ma è tutto ancora in divenire. Dobbiamo dire però che la cosa ci stimola molto perché ci spinge in territori tutti da esplorare.
Un’ultima domanda: perché avete scelto di chiamarvi mondocane!?
Finalmente qualcuno ce lo chiede! Mondo Cane era il nome che proponemmo agli altri quando fondammo i Desad. Ce lo bocciarono per via di Mike Patton Mondo Cane, che in realtà è un album e non il moniker di una sua band.
Quando abbiamo deciso di uscire con la nostra musica è stato naturale riprendere l’idea, ma abbiamo tolto lo spazio e aggiunto il punto esclamativo.
mondocane! però non è un’imprecazione, ma la constatazione di un avvenimento sorprendente, come esclama Brian, il cane parlante dei Griffin.
Il punto della Redazione
Con Morfina e Seven Up, mondocane! sembrano aver messo ancora più a fuoco una direzione costruita negli anni senza inseguire formule prestabilite. Rock ed elettronica non sono due mondi semplicemente sovrapposti, ma parti dello stesso linguaggio, attraversato da malinconia, inquietudine e una scrittura capace di alternare immagini immediate a zone più oscure.
La dimensione live resta il luogo in cui questa identità emerge con maggiore forza: più ruvida, essenziale e fisica rispetto alle registrazioni. Ed è proprio nella continua tensione tra studio e palco, leggerezza sonora e temi tutt’altro che leggeri, che mondocane! trovano oggi uno dei tratti più interessanti del loro percorso.
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