Dentro il mondo di Joel Luego: identità e visione

4 Dic , 2025 - EMERGENTI

Dentro il mondo di Joel Luego: identità e visione

Classe 2000, Joel Luego, progetto musicale di matrici siciliane ma con origini spagnole, ha scelto Milano per dare forma a un percorso artistico autentico e consapevole. La sua musica è un ponte tra culture, emozioni e identità: attraverso una scrittura intima e personale, Joel racconta sé stessa e la propria esperienza queer di genere, portando nel panorama italiano un linguaggio nuovo e necessario. Con il singolo Loca entra nella playlist editoriale Baila Reggaeton di Spotify e nella Happy Pride VEVO su YouTube, segnando l’inizio di una crescita costante e riconoscibile.

Negli ultimi anni il progetto si è consolidato grazie a brani come Enamórate e Una lacrima mi restava, che gli valgono passaggi su RAI Isoradio e in programmi di settore come Pamela viaggia in Latin, oltre a due esibizioni live al Milano Latin Festival 2024. Al centro resta una voce dolce, melodica e riconoscibile, capace di fondere tradizione italiana e anima latin dentro un pop contemporaneo che guarda avanti.

Da venerdì scorso è disponibile A Mezzanotte, nuovo singolo urban-pop intenso, sensuale e romantico: un racconto notturno dove l’attrazione esplode allo scoccare delle dodici, sostenuta da un beat potente che invita a ballare. Un brano pensato per playlist come Fresh Finds e Nuovo Pop, e un ulteriore tassello nel percorso artistico per una voce da tenere d’occhio.

L’intervista con Joel Luego

Sei cresciutə in Sicilia e poi ti sei trasferitə a Milano per inseguire la musica in modo professionale: quanto hanno inciso questi due luoghi, così diversi tra loro, sulla tua identità personale e artistica?

Sì, esatto. Sono cresciutə in Sicilia, precisamente a Catania, e poi mi sono trasferitə a Milano per lavorare ancora più intensamente con la mia musica. Queste due città, per quanto diverse sotto ogni punto di vista, mi stanno aiutando a crescere come persona e nella mia identità musicale, ed ogni giorno cerco la preziosità di entrambe per crescere sempre di più.

Nel tuo progetto parli spesso di musica come ponte tra culture, emozioni e identità. In che modo le tue origini spagnole e la tua esperienza queer di genere influenzano il modo in cui scrivi e racconti te stessə?

Le mie origini spagnole e la mia essenza come persona queer sono due fili che intrecciano ogni cosa che faccio. La Spagna per me è istinto, calore, visceralità; la mia identità queer è invece una luce creativa e forte, esistita sempre dentro di me. Quando scrivo, cerco sempre di mettere in dialogo questi mondi: la parte più emotiva e passionale con quella più luminosa della mia anima. Racconto me stessə attraverso una lente che non vuole risposte definitive, ma che tenta di trasformare tutto ciò che vivo in un linguaggio emotivo condivisibile.

Con “Loca” hai affermato in modo molto forte e visibile la tua identità artistica, entrando anche in playlist editoriali importanti. Che cosa ha rappresentato per te quel brano, a livello emotivo e di consapevolezza?

“Loca” per me è stata una liberazione. È il momento in cui ho smesso di chiedermi se ciò che ero andasse bene per qualcun altro e ho iniziato semplicemente a esistere artisticamente senza filtri. A livello emotivo è stato come dire a me stessə: “Puoi essere tutto ciò che senti, senza paura”. Ha rappresentato un passo decisivo nella mia consapevolezza, un punto in cui l’identità e la musica sono finalmente diventate un’unica cosa. Questo è stato molto chiaro anche per il pubblico, perché questa canzone ha affermato ancora di più il contatto con chi mi ascolta.

I singoli successivi, come “Enamórate” e “Una lacrima mi restava”, ti hanno portato anche in radio e su palchi importanti come il Milano Latin Festival. Come vivi il passaggio dal lavoro in studio all’esperienza live?

Il momento live è sempre una grande magia. In studio costruisco, analizzo, perfeziono: è un lavoro intimo. Sul palco, invece, tutto si scioglie: lì c’è la verità, la pelle, il respiro condiviso. È come se le canzoni, una volta davanti al pubblico, trovassero un significato nuovo. Ogni live mi ricorda perché faccio musica: per sentire quella connessione che nessuna registrazione può restituire, soprattutto quando vedo la gioia delle persone presenti.

La tua scrittura è spesso descritta come intima e profonda, ma convive con sonorità pop e latin molto energiche. Come trovi l’equilibrio tra introspezione personale e voglia di far ballare chi ascolta?

Per me non c’è contraddizione: il ballo è un modo sincero di sentire. Anche nelle canzoni più energiche cerco sempre un cuore emotivo, una frase o un’immagine che raccontino qualcosa di vero. Mi piace pensare che le persone possano ballare ascoltandomi, ma che mentre lo fanno percepiscano anche un piccolo frammento della mia interiorità. È un equilibrio naturale, quasi spontaneo.

La tua voce viene definita dolce e melodica, capace di fondere tradizione italiana e anima latina. Quando hai iniziato a percepire la voce come un vero tratto distintivo del tuo progetto?

L’ho capito quando ho smesso di cercare di “spingere” qualcosa che non ero. Nel momento in cui ho lasciato che la mia voce fosse semplicemente naturale, con la sua dolcezza, le sue sfumature iberiche e la melodia italiana con cui sono cresciutə, ho capito che quello era il mio tratto distintivo. La voce è diventata casa: un posto in cui non devo dimostrare nulla, solo essere.

“A Mezzanotte” segna una nuova fase del tuo percorso con un sound urban-pop più sensuale e notturno. Com’è nata questa canzone e che tipo di immaginario volevi evocare?

“A Mezzanotte” è nata per Sanremo Giovani 2025/26, ma è stata donata al mondo in un altro modo: volevo catturare quel momento sospeso in cui il desiderio prende voce prima ancora delle parole. Immaginavo una città di notte, luci che tremano sui vetri, il cuore che corre più veloce. Il sound più urban e sensuale è venuto da sé: era il modo più autentico per raccontare un’emozione che non poteva essere sussurrata, né gridata, ma solo addolcita con il potere di una voce dolce.

Nel brano racconti l’attrazione che esplode allo scoccare della mezzanotte: quanto per te la notte è uno spazio di libertà, desiderio e verità emotiva?

La notte, per me, è un luogo in cui tutto ciò che tratteniamo durante il giorno trova finalmente spazio. È un territorio di libertà, dove i confini diventano più morbidi e ci permettiamo di essere più onestə con noi stessə. Nella notte sento che le emozioni parlano più forte, senza bisogno di giustificarsi.

Le tue canzoni parlano spesso di identità, amore e corpo in modo diretto ma mai forzato. Senti una responsabilità nel rappresentare certe tematiche nel panorama musicale italiano di oggi?

Sì, ma è una responsabilità che vivo con delicatezza. Non penso di dover parlare “per” qualcun altro, ma cerco di parlare “da” me stessə, con sincerità. Se qualcuno si riconosce e trova conforto o forza nelle mie parole, allora è il regalo più grande. Credo che rappresentare identità diverse con naturalezza possa contribuire a rendere più ampio e accogliente lo spazio della musica italiana.

Guardando al futuro, che direzione immagini per il progetto Joel Luego e cosa ti piacerebbe che il pubblico riconoscesse subito quando ascolta una tua canzone?

Cerco ogni giorno di fare del mio meglio per portare avanti, con cuore sincero, la mia musica e di portarla sempre più in alto, comunicando e conoscendo sempre più persone, senza precludermi nessuna sfumatura sonora o emotiva. Desidero che chiunque ascolti una mia canzone riconosca subito una cosa: la verità. La mia, con le sue luci e le sue ombre, raccontata con cuore, dolcezza e un po’ di quella passione latina che porto dentro da sempre, per aprire le porte di un mondo, come quello della discografia italiana, che ha ancora tanto da raccontare.

joel luego

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