Animato da un progetto, che racchiude l’esperienza maturata in tanti anni di studio e approfondimento del proprio sentire, filtrando il mondo intorno a sé, rivisitando i canti del sud del mondo e componendo canzoni inedite imbevute di tradizione e passione, Giuseppe Cucè nasce a Catania l’8 settembre 1972. Fin da piccolo coltiva il sogno della scrittura, ma soprattutto della musica.
Inizia il proprio percorso dipingendo i propri pensieri su tela, per poi lasciarsi catturare dalla danza contemporanea. Questo lo porta a confrontarsi con diverse identità esistenti nel proprio essere e, infine, a capire la propria strada, incanalando le energie verso la scrittura e la composizione musicale.
Durante la sua carriera ha collaborato con diversi musicisti, tra cui uno dei più fedeli: il produttore artistico Riccardo Samperi. Nel 2008 inizia la collaborazione con la TRP Music di Samperi, da cui nasce il CD “La Mela e il Serpente”, un album che diventa espressione assoluta dell’anima Saudade dell’artista. L’album viene pubblicato anche dalla EDINA MUSIC, etichetta parigina fondata da Yvon Chateigner. Il tour di presentazione offre a Giuseppe Cucè l’opportunità di esibirsi nei più importanti teatri parigini, tra cui Le Trianon, L’Alhambra e Le Petit Saint Martin.
Sempre grazie alla collaborazione con Riccardo Samperi e dopo un lungo periodo di scrittura e maturazione di nuovi brani, con il contributo artistico del musicista Fabio Abate, prende forma un nuovo progetto musicale. Questo ha già visto la pubblicazione di diversi singoli:
- 2022: “Di estate non si muore”, “La mia Dea”.
- 2023-2024: “Dimmi cosa vuoi”, “Fragile equilibrio”, “Ventuno”, “Dimmi cosa vuoi”.
Questi brani confluiranno in un album di prossima uscita per TRP Vibes.
Il nuovo singolo “Cuore d’inverno” sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 10 gennaio 2025.
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Ciao Giuseppe, innanzitutto complimenti per il tuo nuovo singolo “Cuore d’inverno”. Com’è nata l’idea di questo brano e quale messaggio volevi trasmettere con le sue parole?
La nascita e la costruzione di questo brano sono il risultato di tante esperienze passate, di innumerevoli relazioni umane vissute. Attraversando diversi stati d’animo, conflitti interiori e molta sofferenza, ho potuto finalmente mettere nero su bianco tutte queste emozioni, elaborandole, comprendendole e, soprattutto, accettandole.
Comprendere le proprie fragilità è sempre un lavoro molto faticoso, accettare i propri fallimenti lo è altrettanto. Posso dire che, all’inizio di questo percorso, sono stato un illuso che ha deciso di intraprendere la strada della disillusione. Tutto ciò non è necessariamente negativo: per me è stata una grande occasione di crescita. Ho attraversato l’inverno del mio cuore per giungere a nuove primavere.
Nel brano parli di un uomo che si trova immerso nel cuore di un inverno freddo, simbolo di difficoltà nelle relazioni. Come sei riuscito a tradurre queste emozioni in musica e testo?
Ho sempre cercato strumenti e modi per potermi esprimere. Sperimentare è naturale, un processo spontaneo dettato dal linguaggio che si utilizza, dalle parole che in qualche modo richiamano suoni e melodie. Trovare la chiave giusta per sviluppare un progetto comporta sempre delle sfide.
Le sfide sono necessarie e, di volta in volta, impari a coglierle e a superarle, come è giusto che sia. Io le affronto così come arrivano, senza schivarle.
In un passaggio del brano parli di come “la difficoltà nel far durare qualsiasi relazione sta nel non accettarne la sua fragilità”. Come interpreti questa riflessione e quanto è importante per te riconoscere i propri fallimenti?
L’uomo e la fragilità delle sue relazioni: dalle fragilità possiamo trarre forza, dai fallimenti possiamo comprendere il valore delle vittorie, dai nostri limiti possiamo imparare come sia possibile superarli, e se è possibile farlo.
“Una storia senza poi è un imprevisto sterile”. Per me questa frase è il cuore della canzone, perché intraprendere relazioni che non hanno futuro in partenza è un imprevisto che non servirà a nulla, poiché sterile. Arrendersi alle prime difficoltà non ha senso: se non sei disposto a lottare o a investire rinunce e sacrifici, non ha senso iniziare alcuna relazione.
Il videoclip di “Cuore d’inverno” è evocativo e poetico. Puoi parlarci del concept del video e di come hai collaborato con il regista Gianluca Scalia per realizzarlo?
Le chiavi di lettura che abbiamo affrontato con il regista Gianluca Scalia sono poche e semplici. L’inverno del cuore è rappresentato da un giardino di ginestre in pieno inverno, senza i suoi fiorellini gialli che lo caratterizzano, mentre i nostri sentimenti, gli amori di tutti i generi, i nostri sogni, sono chiusi e soppressi dentro una TV… una rappresentazione fedele dell’epoca che stiamo vivendo, dove tutto viene svilito e ridotto all’interno di uno schermo, che sia una TV o uno smartphone. Il distacco dalla realtà trasferisce al nostro esterno un inverno sempre più cupo e freddo.
I ricordi sono delle istantanee di un tempo già accaduto e spesso tendono a essere perfettamente in armonia con il presente, proprio perché filtrano le impurità lasciando solo il bello che contengono. Sono un bagaglio importante, ma non necessario per la creazione del futuro. Ci aiutano, però, a sentirci sempre in grado di costruirne di nuovi.
La tua carriera è stata caratterizzata da una forte ricerca interiore e da una fusione di diverse influenze musicali e artistiche. In che modo queste esperienze hanno plasmato il tuo approccio alla scrittura e alla composizione musicale?
All’inizio del mio percorso, la musica del sud – ogni musica del sud – da quella brasiliana a quella cubana, fino a quella di Capo Verde, mi ha sempre coinvolto di pancia. Mi ha catturato prima di tanti altri generi, credo perché espressione carnale e vera delle culture dei luoghi dove nasce. Solo dopo ho imparato a ricercarla anche dove apparentemente sembra non esserci, e l’ho trovata in me e nel mio modo di percepire la musica oggi.
Penso che dal passato si possa imparare tanto: la storia ci insegna sempre e non ci si può sottrarre da essa. Anche nella musica è così: i grandi artisti del passato lasciano un’eredità che va coltivata ed integrata perfettamente all’attualità. Altrimenti, dovremmo arrenderci al preconfezionato e all’intelligenza artificiale, cosa che purtroppo ultimamente prende sempre più piede.
Nel corso della tua carriera hai avuto la possibilità di lavorare con il produttore Riccardo Samperi. Come descriveresti la tua collaborazione con lui e in che modo ha influenzato la tua musica nel tempo?
Ogni musicista che ho incontrato nel mio percorso di vita ha certamente contribuito alla mia crescita come artista. Sei espressione delle esperienze che compi, delle persone che incontri, delle atmosfere e degli stili che di volta in volta si susseguono. È necessaria questa condivisione con chi utilizza il tuo stesso linguaggio, quindi oggi non sarei me stesso senza ognuno di loro. Riccardo è certamente il musicista e il produttore che più di tutti ha saputo entrare nella mia sensibilità e interpretarla attraverso la costruzione di ogni brano che abbiamo creato insieme.
Il tuo album La Mela e il Serpente ha avuto un grande impatto, soprattutto a livello internazionale, con performance in teatri parigini. Come ricordi quelle esperienze e quanto ti hanno arricchito dal punto di vista artistico?
Il mio primo album è stato molto fortunato, soprattutto perché ha avuto la possibilità di essere prodotto e distribuito in Francia, oltre ad essere stato realizzato in lingua francese da altri artisti. Questa occasione mi ha permesso di presentarlo nei migliori teatri parigini e ancora oggi penso sia l’esperienza più importante che io abbia vissuto.
Grazie a questa esperienza, sono molto cresciuto artisticamente e, soprattutto, ho ampliato la mia visione della musica, esplorando altri generi e sonorità.
Il 2022 e il 2023 sono stati anni ricchi di nuove uscite per te, con brani come Di estate non si muore e Fragile equilibrio. Cosa puoi dirci di questi singoli e come si inseriscono nel tuo percorso musicale attuale?
Cuore d’inverno è giunto fin qui grazie ai lavori precedenti. Ogni canzone che ho scritto negli ultimi anni racconta un pezzo di percorso fatto ed è come descrivere le tappe di un viaggio interiore, una profonda riflessione sul valore umano, sul valore dei sentimenti, sul peso dell’anima e su se in qualche modo ci salverà o no, alla fine di tutto.
Con il singolo Cuore d’inverno sei tornato con un sound profondo e ricco di emozioni. Cosa possiamo aspettarci dal tuo prossimo album in uscita e quali temi esplorerai ancora?
A breve uscirà un nuovo album, che conterrà tutti i lavori realizzati in questi ultimi anni più altri brani inediti. Un nuovo singolo farà da apripista all’intero progetto: sarà un singolo certamente più fresco ed estivo, ma preferisco non svelare troppo… Stay tuned!
Qual è la tua visione per il futuro della tua musica? Hai in mente nuovi progetti o collaborazioni che potrebbero arricchire ulteriormente la tua carriera?
La mia visione e il futuro della mia musica li sto ancora scrivendo…




