Dentro l’universo di Misunderstood

2 Lug , 2025 - EMERGENTI

Dentro l’universo di Misunderstood

Classe 2004, originario di Telese Terme, Misunderstood è uno degli artisti emergenti più intensi del panorama indipendente. Inizia a farsi conoscere con il brano “Manco Noi” pubblicato su SoundCloud nel 2021, attirando subito l’attenzione del Collettivo HMCF e venendo inserito nella playlist “MegaDrop”, dedicata alle nuove voci da tenere d’occhio.

Il suo percorso musicale si distingue per un linguaggio evocativo e personale, che unisce cantautorato, rock e atmosfere intime. Nei suoi ultimi brani — Senza Morire Mai, A Lili Marleen e Figlia Unica — affronta temi come la solitudine, la memoria e il desiderio, con uno sguardo sempre poetico e profondo, capace di toccare corde universali. E proprio per questo arriva dritto dove deve arrivare.

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L’intervista con Misunderstood

Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che volevi raccontarti attraverso la musica?
Non credo ci sia stato un esatto momento in cui ho pensato “la musica è il miglior modo per esprimermi”. Credo sia stato più un processo iniziato da piccolo, quando mi sono avvicinato al cantautorato. È iniziato tutto un po’ per gioco: ammiravo dei cantautori e la loro capacità di materializzare le emozioni in immagini, e ho sentito il bisogno di fare lo stesso.

La tua scrittura è molto intima e poetica: quanto attingi dalla tua vita reale e quanto invece nasce da immagini e suggestioni?
Una cosa che penso della mia scrittura è che contenga molte immagini. La creazione di queste immagini avviene per associazione con la mia vita. Ciò significa che mi avvalgo di queste immagini per raccontare la mia vita: le creo per spiegare nel miglior modo possibile situazioni, emozioni e sensazioni che sono reali.

In “Senza morire mai” si parla di memoria e resistenza emotiva. Come nasce questo brano e cosa rappresenta per te?
Questo brano nasce l’anno scorso, in un pomeriggio d’estate su soli due accordi (a mio parere perfetti), e mi piace proprio per questo: è un brano musicalmente essenziale, ermetico, che nel niente racchiude tutto e riesce a trasportarmi in un altro mondo. Dal punto di vista testuale credo sia molto personale: il testo nasce in un periodo abbastanza particolare per me, durante il quale stavo affrontando un cambiamento importante, e credo che il testo, se ascoltato attentamente, parli da solo.

“Figlia Unica” racconta la solitudine in modo diretto ma delicato: è una sensazione che ti accompagna da sempre?
Sì, diciamo di sì. L’ho scritta in un periodo in cui ero in fissa con Rino Gaetano, infatti l’ispirazione iniziale viene dall’album Mio fratello è figlio unico. Però credo di averla resa molto personale parlando delle donne che abitano la mia vita, come mia madre, mia sorella, anche se uso nomi e immagini già appartenenti al cantautorato italiano per descriverle.

In “A Lili Marleen” hai scelto un titolo evocativo e fuori dal tempo. Cosa ti ha colpito di questa figura e come l’hai reinterpretata?
Ho scoperto la figura di Lili Marleen grazie alla canzone Alice di De Gregori, e ciò che mi ha colpito particolarmente è tutta la storia che c’è dietro a questo personaggio: un nome emblematico che ritrae la figura di una donna censurata, appartenente alla corrente antibellica della Seconda guerra mondiale. Lei per me rappresenta, in un certo senso, la possibilità di essere controcorrente in una società — quale è quella in cui viviamo — che ci vuole tutti uguali, tutti omologati a uno stesso standard utilitaristico. Lei per me è libertà e resistenza.

Il tuo percorso è iniziato in una realtà piccola come Telese Terme: quanto ha influenzato il tuo immaginario crescere lì?
Crescere nella piccola realtà cittadina di Telese mi ha influenzato pochissimo. Ciò che ha veramente fatto parte della mia infanzia e adolescenza — e che poi ha effettivamente avuto un impatto ai fini della mia musica — sono i rapporti che ho creato con le persone che ho incontrato tra il silenzio e la noia della provincia.

Hai condiviso spesso il palco con altri artisti della scena indipendente campana: quanto conta per te la dimensione live?
La dimensione live per me è fondamentale, conta tantissimo. È il momento perfetto per capire che quello che hai fatto può davvero far emozionare qualcuno. Ed è proprio qui che, secondo me, sta il senso del fare musica. E per questo devo necessariamente ringraziare i miei amici Aura e Marilyn, che mi hanno spronato a mettermi in gioco in questa dimensione che mi ha dato — e continua ogni volta a darmi — tanto.

C’è un artista o un disco che ti ha cambiato radicalmente il modo di vedere (o fare) musica?
Sicuramente tra gli album che mi hanno cambiato ci sono Circles di Mac Miller e Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone, ma anche The Dark Side of the Moon o, in generale, De André e Bon Iver. Fanno tutti parte del mio percorso musicale, ma anche della mia crescita personale.

I tuoi testi sembrano sempre portare un messaggio, anche sottile: c’è un filo rosso che collega tutte le tue canzoni?
Forse più che portare un messaggio, c’è sempre una sensazione che provo io mentre scrivo, che accomuna e collega i pezzi. Forse c’è sempre la voglia di rappresentare degli scenari che possono essere misteriosi, ambigui o sfuggenti, che spingono l’ascoltatore a farsi un esame di coscienza. Vorrei che ogni mio pezzo suscitasse emozioni, che possono essere sia negative che positive, perché in questo periodo storico — dove siamo circondati da falsità e frenesia — c’è bisogno di fermarsi e di porsi delle domande, più che cercare costantemente risposte vuote e prive di significato.

Guardando al futuro, che direzione vuoi prendere? Hai in mente un disco, una nuova evoluzione stilistica o qualcosa di totalmente inaspettato?
Ci sarà sicuramente un’evoluzione stilistica. Penso che un artista debba essere sempre in continua evoluzione e mai fermarsi o accontentarsi: credo ci sia bisogno di essere sempre alla ricerca di qualcos’altro, di qualcosa in più. Alla mia età, specialmente.
Per quanto riguarda la mia produzione, tutto ciò che ho in mente è continuare a scrivere canzoni, poi per un disco o un EP si vedrà.


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