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Dede.: dentro l’universo ipnotico di “Feel Like That”

15 Set , 2026 - EMERGENTI

Dede.: dentro l’universo ipnotico di “Feel Like That”

Dede. torna con “Feel Like That”, un brano Alternative R&B intimo e ipnotico, costruito per restituire la sensazione di un sogno lucido che sembra non avere mai davvero una fine. Scritto in inglese e interamente prodotto dall’artista, il singolo intreccia Dream Pop, Neo-Soul e atmosfere cinematiche in una dimensione sonora sospesa e profondamente personale.

Nata a Brooklyn da genitori musicisti jazz e cresciuta artisticamente in Italia, Dede. porta nel suo progetto un percorso musicale che attraversa mondi differenti. Dagli studi al Liceo Musicale e al Conservatorio fino all’incontro con jazz, funk, musica classica e R&B, la sua scrittura nasce dalla contaminazione e dalla volontà di costruire un’identità libera dalle classificazioni più rigide.

Questa ricerca emerge anche nell’immaginario di “Feel Like That”. Il videoclip, girato di notte in macchina e arricchito da riprese in pellicola analogica, accompagna il carattere malinconico e notturno della traccia, mentre stratificazioni vocali e produzione avvolgente richiamano quella sensibilità internazionale che guarda all’Alternative R&B contemporaneo.

Pubblicato il 1° settembre, il singolo ha già iniziato a muoversi oltre i confini italiani, trovando spazio tra playlist, blog e curatori negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Brasile.

Abbiamo parlato con Dede. di “Feel Like That”, del suo rapporto con la produzione, delle sue radici tra Brooklyn e Italia e della direzione che vuole dare al proprio progetto artistico.

L’intervista con Dede.

“Feel Like That” nasce con l’idea di ricreare la sensazione di un sogno lucido e circolare. Da dove è arrivata questa immagine e quando hai capito che sarebbe diventata il cuore del brano?

Faccio spesso sogni lucidi, molto articolati e con molti particolari.

Non ho sognato una situazione simile a quella che narro su “Feel Like That”, ma il mio desiderio era di ricreare quella sensazione onirica sul tema relazionale. L’idea del testo è venuta dopo un viaggio a Roma.

Hai scelto una struttura volutamente ipnotica, quasi pensata per non dare all’ascoltatore una vera sensazione di conclusione. Come hai lavorato sulla produzione per ottenere questo effetto di loop continuo?

Banalmente tramite fade-in e fade-out, ma calcolati affinché avvenissero nei medesimi punti. Le backing vocals in realtà sono la chiave: quando inizia il brano ti conducono verso il sogno e nel finale sembra ti accompagnino al risveglio, ma se ascoltato in loop il sogno non finisce mai.

Hai scritto, prodotto e costruito autonomamente il brano. Quanto è importante per te avere il controllo diretto su ogni fase del processo creativo e quanto, invece, senti il bisogno di lasciare spazio all’imprevisto?

Mi piace molto produrre, ma vorrei anche iniziare a delegare o collaborare con un produttore affine ai miei gusti. Sicuramente mi piace avere controllo della parte armonica, melodica e di stesura del testo, ma sono sempre aperta a consigli.

Nel tuo sound convivono R&B, Hip Hop, Neo-Soul, funk, jazz e influenze più lontane. Come riesci a far dialogare mondi musicali così diversi senza perdere una tua identità riconoscibile?

Credo sia questione di riuscire a trarre ispirazione da elementi singoli di ognuno studiando, scomponendo e riassemblando. Sono cresciuta ascoltando bebop, ho avuto la fase rock/metal, elettronica, musica classica, per poi riconnettermi alle mie radici culturali con i derivati del jazz. Ogni genere ha comunicato qualcosa e, una volta interiorizzati gli elementi d’interesse, sono diventati strumenti che hanno plasmato il mio sound.

Sei nata a Brooklyn da genitori musicisti jazz e sei poi cresciuta musicalmente in Italia tra Liceo Musicale e Conservatorio. Quanto convivono oggi dentro Dede. queste due anime, quella americana e quella italiana?

Sono anime ben distinte ma che viaggiano parallele, cerco di trarre il meglio da ognuna. Il mio desiderio è di tornare a New York in futuro, ma avere una base italiana al momento mi sta bene.

Nel brano hanno un ruolo importante anche le stratificazioni vocali e le backing vocals. Come lavori sulla voce quando produci e quanto la consideri uno strumento al pari degli altri?

La voce è uno strumento esattamente come tutti gli altri e probabilmente anche uno dei più difficili da domare. Parlando di backing vocals adoro sperimentare con FX digitali o che posso creare fisiologicamente. Per “Feel Like That” volevo che ogni sillaba del coro fosse pannata a destra e sinistra. Anziché affidarmi al digitale, ho ricreato l’effetto dal vivo registrando prima tutte le sillabe di sinistra e poi quelle di destra.

Il videoclip di “Feel Like That” porta avanti la stessa atmosfera del brano attraverso riprese notturne in macchina e immagini analogiche. Come avete costruito questa estetica “midnight drive” e perché sentivi che fosse quella giusta per rappresentare la canzone?

Quando progetto le visual di un mio pezzo cerco di immedesimarmi nell’ascoltatore e nella situazione ideale in cui potrebbe ascoltarlo per vivere a pieno le sonorità e il mood. “Feel Like That” mi ispirava proprio da “canzone da viaggio”: un brano da ascoltare in macchina o in un mezzo pubblico di notte, avvolti dalle luci di lampioni, insegne, fari di altre auto. Ho la fortuna di aver costruito un team di amici professionisti con cui c’è grande intesa ed entusiasmo nel comporre l’estetica finale. Le riprese analogiche sono state fondamentali per riprodurre quei momenti di lucidità del sogno, i due make-up e outfit, invece, rappresentavano Yin e Yang di me stessa.

Tra i riferimenti che emergono da “Feel Like That” vengono citati artisti come Jhené Aiko e Frank Ocean. Quali sono invece i musicisti o i produttori che hanno cambiato maggiormente il tuo modo di pensare la musica, anche al di fuori dell’R&B?

Tra i più importanti sicuramente J Dilla per la sua innovazione nell’Hip Hop, le batterie laid back e la scelta dei sample; Nai Palm per l’inventiva e complessità melodica e armonica nei cori e la creatività dei testi; Quincy Jones per gli articolati arrangiamenti con decine di layer che fanno ballare ancora oggi; Herbie Hancock – a cui ho dedicato il mio diploma di Conservatorio – per la sperimentazione nell’unire generi diversi e per il groove senza paragoni; infine Debussy per la dolcezza e la capacità di ricreare alla perfezione una sensazione, un luogo – come “Il vento sulla pianura” o “Le pagode” – utilizzando solo il pianoforte, strumento a cui sono molto legata, alla base di tutte le mie produzioni e che suono da 20 anni.

“Feel Like That” sta iniziando a trovare ascoltatori e curatori anche fuori dall’Italia, dagli Stati Uniti al Regno Unito fino al Brasile. Ti sorprende vedere il brano viaggiare così presto all’estero oppure hai sempre immaginato Dede. come un progetto rivolto a un pubblico internazionale?

Dede. è un progetto pensato per l’estero e vedere che i numeri lì crescono mi rincuora molto. Viaggiare con un progetto in lingua inglese nella scena italiana sembra una barzelletta, ma so che conquistando l’estero poi l’onda arriverà anche in Italia.

Hai scelto una strada indipendente e distante dalle logiche più immediate della musica commerciale. Guardando ai prossimi mesi, quale universo vuoi costruire attorno a Dede. e cosa dobbiamo aspettarci dopo “Feel Like That”?

Sono un’insegnante di canto in scuole private di musica e mi esibisco live con la mia band. Il tempo non è molto, ma ho in progetto di scrivere un album con un animo più R&B e jazz ed interamente suonato da colleghi musicisti. Ci sono ancora dei singoli da pubblicare prima di portare alla luce questa creazione, ma ogni cosa necessita del tempo giusto per concretizzarsi.

Il punto della Redazione

Con “Feel Like That”, Dede. mette al centro una ricerca artistica che non si limita alla scrittura di una canzone, ma coinvolge produzione, voce, immaginario visivo e formazione musicale. La sua capacità di attraversare jazz, R&B, elettronica e musica classica senza rinunciare a una direzione personale rende il progetto particolarmente interessante soprattutto in prospettiva internazionale.

Il risultato è un brano che lavora sui dettagli e sull’atmosfera, lasciando intravedere un percorso ancora in costruzione ma già sostenuto da un’identità precisa. Se il prossimo passo sarà davvero quello di portare questa visione dentro un album suonato insieme ad altri musicisti, sarà interessante scoprire fino a dove Dede. riuscirà a spingere questa contaminazione.

dede.

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