Chi è Massyve?
Dietro il nome Massyve c’è Massimiliano Mazzeo, music producer, sound designer e music identities creator con una missione chiara: trasformare ogni progetto in un’identità sonora unica e riconoscibile. Con oltre 15 anni di esperienza nella musica elettronica e pop, ha firmato produzioni che hanno fatto il giro del mondo, tra cui la colonna sonora ufficiale del film 6 Underground di Michael Bay su Netflix, e una traccia concettuale per le campagne di Tesla Motors.
La sua storia inizia presto, a 12 anni, con la scoperta dei sintetizzatori e la fascinazione per il suono come materia da modellare.
Il suo percorso lo porta a lavorare in tre studi di registrazione tra Olanda, Regno Unito e Stati Uniti, dove ha modo di collaborare con artisti di ogni genere e affinare le sue competenze tecniche e creative. La svolta arriva nel 2019, quando il suo brano “SPIRITUAL PROJECT – O’ FORTUNA”, una potente rivisitazione dell’iconico Carmina Burana, viene scelto come colonna sonora ufficiale del film 6 Underground, diretto da Michael Bay e distribuito su Netflix.
Nel 2020 firma anche una traccia concettuale per una campagna di Tesla Motors, consolidando la sua posizione come autore di identità musicali potenti e riconoscibili. Oggi Massyve offre servizi che spaziano dalla composizione al sound design, dal remixing al mixing & mastering, mettendo sempre al centro la sua capacità unica di sintonizzarsi con il progetto e con l’artista.
La sua filosofia è chiara: ogni progetto ha una sua anima sonora, e il compito di un produttore è scoprirla, plasmarla e farla risuonare nel modo più autentico possibile.
L’intervista
Ciao Massyve! Partiamo dall’inizio: come hai iniziato il tuo percorso nella musica e cosa ti ha spinto a diventare produttore?
Quando ero piccolo fischiavo e cantavo per casa dall’età di 5 anni, fino a quando i miei, stanchi di sentirmi, decisero di comprarmi una tastiera. Finalmente ebbero pace, perché almeno suonavo in camera. Poi, a 8 anni, visto che non mi passava, decisero almeno di mandarmi a scuola di pianoforte. Così passai a una tastiera più grande, a 88 tasti.
Il tuo sound è riconoscibile e distintivo. Come descriveresti il tuo stile e quali sono le tue principali influenze musicali?
Non saprei. Mi piace fare musica in tanti generi. Uso almeno due epoche musicali (attuale e del passato) e da due a più generi musicali nella stessa traccia. Mi viene spontaneo contaminare. È una costante in tutte le mie produzioni. Le mie influenze principali arrivano da tutta l’elettronica, a partire dall’EDM alla melodic techno, tech-house, dall’elettronica underground. Ma ascolto robe pop, soul, funk, RnB, sempre mescolati con l’elettronica e alcune cose della musica classica.
Hai collaborato con marchi importanti come Netflix e Tesla. Com’è stato lavorare su questi progetti? Ci puoi raccontare un aneddoto particolare?
È stato molto semplice, in realtà. Quando hai una buona publishing e gli dai delle produzioni particolari, come quella fatta insieme ai miei ex partner Spiritual Project – O’Fortuna, poi è anche questione di relazioni e fortuna.
Mentre per la Tesla Motors fui contattato da un referente della filiale olandese tramite un’agenzia. Mi chiesero come avrei rappresentato in musica un’auto come la Tesla. Risposi che non ne avevo idea e chiesi i file audio dell’auto, ovvero le registrazioni della partenza, della frenata, dell’apertura di uno sportello, del motore… e mi lasciai ispirare. La Tesla per me è una supercar, e quindi mi sono ispirato a una serie televisiva degli anni ’80 per creare una musica elettronica fredda, con ritmica di basso tipica dell’epoca ma con sound design e stile vicino alla progressive house che nel 2019 era molto attuale.
Come nasce una produzione targata Massyve? Ci puoi spiegare il tuo processo creativo, dall’idea iniziale fino alla traccia finita?
Ad essere sincero, non saprei spiegarlo, così come non potrei mai insegnarlo. Fin da ragazzo, piuttosto che affinare la tecnica, ho affinato l’istinto e la connessione con me stesso. Ci sono tanti artisti e producer molto più bravi di me, sicuramente.
Io ho studiato 4 anni di pianoforte, poi ho imparato tutto da solo. Avevo le basi di elettronica e audio perché sono un perito, e questo mi ha aiutato a imparare le frequenze e la gestione del suono. Ma per il resto è puro istinto. Sono ispirato dall’armonia e dalla melodia, che mi piace far suonare in modi particolari.
La scena musicale italiana e quella internazionale hanno dinamiche diverse. Quali sono le principali differenze che hai notato e dove pensi che l’Italia possa migliorare?
L’Italia è da almeno due decenni un mercato prettamente local. Prima non era così. Era molto più internazionale. A mio avviso, questo è dovuto a una generazione di discografici degli anni ’90/2000 che ormai si è ritirata, dopo aver scalato le classifiche internazionali per due decenni con artisti italiani.
L’Italia ha un grande potenziale. Mentre il cambio generazionale tra gli artisti e i producer è già arrivato, non mi pare di vedere lo stesso tra i discografici. Abbiamo le major, ma si occupano solo di local. Confrontando le due epoche – quella attuale e quella ’90/2000 – penso sia questo il problema.
Nella tua carriera ti sei tolto tante soddisfazioni, ma c’è un artista con cui sogni di collaborare in futuro?
Tantissimi. Potrei fare tanti nomi. Ho lavorato negli ultimi anni quasi esclusivamente nell’ombra, partecipando poco alle vite artistiche, sempre chiuso in studio con scadenze ravvicinate su progetti internazionali. Mi piacciono molto gli americani, inglesi e olandesi per mindset e gusto musicale.
Qual è stato il momento più significativo della tua carriera fino ad oggi?
Ne ho avuti diversi. Quello più importante è stato andare in Olanda per qualche anno a produrre EDM per un’agenzia di ghost producers professionisti che lavorava per la Spinnin’ Records.
Hai lavorato a colonne sonore, tra cui quella del film “6 Underground” di Michael Bay. Ti va di raccontarci qualche retroscena su questa collaborazione?
Una sera scoprii casualmente, dopo cena a casa di amici, che una mia produzione era finita in un film. Non immaginate i salti di gioia che ho fatto su quel divano.
Una delle tracce che compongono la colonna sonora del film 6 Underground è stata estratta dal nostro EP Spiritual Project – The E.P. e si intitola appunto Spiritual Project – O’Fortuna.
Eravamo in tre negli Spiritual Project e il progetto era nato per fare musica spirituale mescolata con l’elettronica. La Chill Out, New Age e la World Music erano nate da poco, mentre la Techno e l’House conquistavano le classifiche. Ci venne in mente di prendere alcune opere liriche e mescolarle con l’elettronica.
Prendemmo due orchestre – una a prevalenza di voci maschili e l’altra a voci femminili – e ci impiegammo una settimana solo per elaborarle e metterle a tempo. Poi aggiungemmo elementi di classica come archi, oboe, percussioni, pianoforte a coda. Poi elementi della natura, come un sottofondo di una foresta, un martello al posto dello snare.
La produzione aveva 5 generi all’interno: lirica, classica, techno, trance, e chill-out/new-age. Diverse melodie e tutta la parte ritmica. Ne abbiamo ricavato un EP di 5 tracce, ora su tutti gli store, avendo le autorizzazioni per editare persino la versione originale.
Una volta pubblicato l’EP, in poco tempo raggiunse le vette delle classifiche di Germania, Olanda, Inghilterra, Italia, Australia e Nuova Zelanda, e ci rimase per oltre 6 mesi. L’EP si chiama Spiritual Project – The E.P.
Mentre producevamo il secondo EP, fummo contattati da Sony Music e firmammo un contratto per due singoli e due album.
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?
Tra poco sarò felice di farlo. Quattro generi musicali nuovi per US e UK in arrivo, i cui progetti sono in fase di valutazione. Incrociamo le dita.
Oltre alla produzione, offri consulenza gratuita ad artisti emergenti e DJ. Cosa ti spinge a supportare nuovi talenti e quali consigli daresti a chi vuole emergere nell’industria musicale?
Sono felice di dare una mano, perché non mi ritengo così esperto e importante da poter “fare consulenza a qualcuno”. L’unico consiglio che mi sento di dare è ascoltare il proprio istinto e viaggiare per fare ascoltare la propria musica.
Che consiglio daresti ad un artista emergente che vive in Italia e vuole arrivare all’estero con la sua musica? Quali sono i processi o le strade che dovrebbe provare a percorrere?
Non sono la persona giusta per dare consigli di questo tipo. Sto ancora percorrendo la mia strada, con tante cose in ballo. L’unica cosa che mi sento di dire è quella di spostarsi in un paese dove la musica è considerata un talento, un lavoro e una professione, in modo da potersi rapportare con un dare e avere in termini di rispetto e considerazione, in un ambiente dove è più facile inserirsi ma, al tempo stesso, è molto più competitivo dell’Italia.
Cosa fa Massyve oggi?
Attualmente, Massyve sta facendo attivamente scouting di talenti emergenti per formare un collettivo musicale innovativo, con l’obiettivo di sviluppare progetti artistici che possano avere un impatto significativo sui mercati internazionali. Questa iniziativa mira a unire artisti con visioni creative affini, creando sinergie che favoriscano la produzione di contenuti musicali originali e competitivi a livello globale. Massyve intende non solo scoprire e coltivare nuovi talenti, ma anche fornire loro le risorse e il supporto necessari per emergere sulla scena musicale internazionale. Attraverso questa rete collaborativa, Massyve promuove una cultura di scambio e crescita reciproca nel panorama musicale contemporaneo.




