Dal 30 gennaio è disponibile ovunque “RESTA”, il nuovo singolo di Bonje in Yurt pubblicato da Onda Dischi. Un brano che nasce da un episodio notturno reale, un controllo della polizia alle prime luci del mattino, trasformato in racconto musicale tra ironia amara e poesia stradale. Mentre il singolo entra nelle playlist, il tour è già partito, portando sui palchi italiani una canzone che riflette sul rapporto tra cittadino modello, insonnia e asfalto.
“RESTA” si muove tra cantautorato intimista e aperture corali quasi sacrali, un contrasto sonoro che accompagna un testo profondamente terreno. Dietro la dolcezza del saluto e l’atmosfera sospesa, emerge un vissuto fatto di viaggi notturni, colpi di sonno e incontri casuali con l’autorità, raccontati senza retorica ma con una lucidità disarmante.
Vedi in anteprima il video di “RESTA“:
Abbiamo parlato con Bonje in Yurt del significato del brano, dell’aneddoto che lo ha ispirato, del suo percorso artistico e di come questo singolo rappresenti un nuovo tassello coerente di una narrazione personale che intreccia nomadismo, quotidianità e identità musicale.
L’intervista con Bonje in Yurt
“RESTA“ nasce da un episodio molto concreto e quasi surreale, un controllo della polizia alle 6 del mattino. Quando hai capito che quell’aneddoto poteva diventare una canzone e non solo un ricordo da raccontare agli amici?
Ho un ricordo un po’ offuscato di come sia oggettivamente nata la canzone. Ho dei flash in cui ricordo di averla cantata in macchina, immaginandomela già esistente e completa; potrebbe essere nata proprio in quel momento, alle 6 del mattino. Però ricordo anche di aver unito più pezzi e idee che nel tempo mi sono arrivati mentre suonavo la chitarra nella mia cameretta di allora. Sono sicuro di aver unito tre riff trovati in momenti diversi, intuendo che stavano molto bene tra loro. Dopo di che il testo, il vestito finale del brano, si è plasmato sulla melodia della chitarra. Quindi forse è stato un processo, un viaggio mentale, e l’aneddoto è stato solo l’innesco.
Nel brano convivono ironia e una riflessione piuttosto amara sul rapporto tra “cittadino modello” e forze dell’ordine. Quanto è importante per te usare l’ironia per affrontare temi che, in fondo, fanno anche un po’ male?
L’ironia aiuta a ingoiare la pillola, un po’ come quando metti l’antiparassitario nel würstel prima di darlo al cane. La musica deve raccontare il tempo, passato, presente o futuro che sia, quindi deve anche metterti davanti a qualcosa che ti fa sapere, non solo viaggiare fuori dalla realtà.
Ti definisci un “viaggiatore statico”, ma questa volta il tour ti porta davvero sulla strada. Che rapporto hai con il viaggio reale rispetto a quello immaginato e raccontato nei tuoi testi?
Sono le due facce della stessa medaglia. Il mio lavoro principale, art director in un’azienda pubblicitaria, mi ha permesso di vedere paesi lontani e di arricchirmi nella conoscenza di altre culture, ma allo stesso tempo è il lavoro che mi fa passare la stragrande maggioranza del tempo seduto a una scrivania, una condizione affrontata già in altre canzoni come Summertime, presente su Spotify.
Per quanto riguarda la musica, non è un settore così redditizio da permetterti di viaggiare per il mondo, a meno che tu non sia veramente diventato un big. Per i tour musicali, questo è già il mio terzo tour nazionale e vi posso garantire che è sfiancante. Suoni tanto ma vedi molto poco di ciò che hai intorno. Deve essere una cosa che ti deve piacere molto.
In “RESTA“ parli anche di colpi di sonno, asfalto notturno e solitudine. Quanto la dimensione della notte influenza la tua scrittura?
La dimensione notturna non influenza. Amo dormire, e dormire tanto, a tal punto che i tragitti lunghi mi fanno venire sonnolenza, i rettilinei mi sfiancano. Ho passato metà della mia vita a dormire in macchina, ahahah. Sto esagerando, ma il video di Resta, che sta per uscire, vi potrà regalare le briciole di queste nottate rimasto parcheggiato su un lato della strada.
Musicalmente il brano è stato descritto come un incontro tra cantautorato intimista e cori quasi “sacri”. Come nasce questa scelta sonora e che tipo di atmosfera volevi evocare?
La canzone segue il filone stilistico del progetto. Volevo creare un’atmosfera medievale senza oltrepassare il limite del sembrare un bardo di corte. Lo sviluppo della canzone te lo suggerisce, ma poi ti porta sempre verso soluzioni inaspettate, fino a toccare il finale noise tipico dell’alternative rock. Alla fine, non trovate che sia venuta fuori una sorta di medieval indie rock?
La frase “la notte brava costa cara alla mattina” è diventata quasi un manifesto involontario del pezzo. Ti affascina l’idea che frasi casuali, dette da altri, possano entrare nella tua scrittura?
Sì, mi affascina molto. Per questo sto sempre attento a come e a cosa mi viene detto. Spesso la poesia o i concetti belli ti vengono serviti e donati dalle persone più comuni.
Hai raccontato di sentirti spesso “preso di mira” pur non avendo mai fatto nulla. Scrivere canzoni è anche un modo per riprenderti il controllo di queste esperienze?
Scrivere canzoni è un modo per beffarmi, in modo legale, di tutto ciò che mi fa tremendamente incazzare.
“RESTA“ accompagna l’inizio del tour 2026. Come cambia il brano quando lo porti dal contesto intimo dell’ascolto in cuffia a quello fisico del live?
Ve lo saprò dire tra dieci giorni, con il primo live al C.I.Q. di Milano, tra l’altro siete invitati. Io spero di essere rimasto il più fedele possibile a quello che si sente sul disco.
Lavori spesso tra realtà e racconto poetico. Dove finisce il Bonje autobiografico e dove inizia quello narrativo?
Ci sono canzoni in cui ho davvero bisogno di raccontare qualcosa che riguarda me, mentre altre volte mi piace raccontare cose che riguardano la società. Un tempo raccontavo anche aneddoti storici e letterari, ma è un modo di fare lezioso che non mi piace più.
Dopo “RESTA“ senti di voler continuare su questa strada di racconto del quotidiano e delle sue assurdità o stai già guardando verso territori completamente diversi?
In futuro vorrei puntare ancora di più alla formazione di sonorità etnografiche popolari, inventare una lingua oppure studiare il siciliano. Vorrò comunque sempre raccontare il presente, che ne ha davvero tanto bisogno.

Il punto della Redazione
Con “RESTA“, Bonje in Yurt trasforma un episodio ordinario in un racconto lucido e profondamente contemporaneo, capace di tenere insieme ironia, disincanto e una scrittura che osserva il presente senza filtri. Il singolo si inserisce in un percorso sempre più coerente, dove il quotidiano diventa materia narrativa e la strada, reale o immaginata, resta il luogo privilegiato del confronto con sé stessi e con ciò che ci circonda. Il tour in partenza è l’estensione naturale di questo racconto: chilometri, palchi e notti insonni che continuano ad alimentare una visione artistica personale, attenta, e più che mai necessaria oggi.
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