Bisanzio e il debutto con Spaghetti Westner – Intervista

6 Ott , 2025 - EMERGENTI

Bisanzio e il debutto con Spaghetti Westner – Intervista

Spaghetti Westner è l’album di esordio dei Bisanzio, distribuito da The Orchard per Bravehop Records.
Nove brani che raccontano amore, dolore, frustrazione e nostalgia, ma con uno sguardo sempre ironico e disincantato. Il disco trasforma il malessere provinciale in un linguaggio musicale autentico, dove il cantautorato italiano incontra suggestioni oltreconfine e un immaginario cinematografico che strizza l’occhio ai film di Sergio Leone.

Nel mondo dei Bisanzio, la provincia piemontese diventa un “selvaggio West” fatto di solitudine, speranze, piccole rivoluzioni e grandi malinconie. Ogni brano è una finestra su un tempo sospeso, tra infanzia, adolescenza e quel presente incerto in cui tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti spaesati.

Intervista

Qual è stato il percorso creativo che vi ha portato alla nascita di Spaghetti Westner come vostro album di esordio?
Spaghetti Westner nasce nel corso di due lunghe e calde estati qui, a casa di Davide. In quel periodo ascoltavamo tanta musica country e folk, e guardavamo tanti film western. Ci piaceva l’idea di miscelare quelle tipiche sonorità con le nostre, per prendere un po’ in giro gli Stati Uniti stereotipizzati e trasporli nel contesto provinciale italiano. Era un esperimento. Abbiamo anche comprato una chitarra resofonica, di cui siamo entrambi genitori (Davide genitore 1, Andrea genitore 2) e l’abbiamo usata per la maggior parte delle canzoni. Avevamo alcune bozze di canzoni scritte chitarra e voce e le abbiamo sviluppate velocemente.

Nei nove brani affrontate emozioni molto forti come amore, dolore e frustrazione: c’è un filo conduttore che lega queste sensazioni all’interno del disco?
L’ironia, il tentativo di ridimensionare queste grandi emozioni incontrollabili raccontandole con un filtro di leggerezza e serena malinconia, come se fossero sensazioni sbiadite a cui abbandonarsi con il sorriso sul volto. Non ci prendiamo troppo sul serio.

Parlate spesso di “malessere provinciale” e nostalgia: quanto ha influito il vostro territorio sul vostro immaginario musicale e narrativo?
Qui non c’è molto da fare. Siamo abituati alla noia e a guardare le realtà cittadine con occhi distanti. Ci sono brani di Spaghetti Westner che raccontano di città, anche lontane, e di come noi le dipingiamo da qui. Lo stesso titolo è una reinterpretazione della provincia, come fosse il selvaggio e desolato west. La nostalgia non si rivolge solo al passato, ma anche a un presente sbiadito. Un processo per cui idealizziamo la città ma quando ci siamo dentro, poi, vogliamo tornare a respirare l’aria pulita; dopodiché ricominciamo da capo.

Molti testi sembrano aprire finestre temporali sull’infanzia e sull’adolescenza: quale ricordo personale avete voluto imprimere con più forza nelle canzoni?
Sicuramente c’è qualche dedica ai nostri nonni. Siamo in quell’età in cui iniziamo ad affrontare i lutti o l’idea che, prima o poi, dobbiamo salutare le persone a cui vogliamo bene. Poi qualche ex fidanzata, qualche cambiamento importante. Questi ricordi assumono un gusto dolceamaro e si fondono – o si confondono – in un contesto più ampio, culturale e sociale, a cui alludiamo in Spaghetti Westner.

La dimensione cinematografica è centrale: perché avete scelto proprio il Western di Sergio Leone come cornice estetica e simbolica del progetto?
Se penso a noi due in quanto amici abbiamo sempre condiviso un certo interesse per il cinema western e la musica country. Già da adolescenti canticchiavamo le canzoni country di K-Rose, la radio fittizia di un videogioco dei primi anni 2000, e ci ha sempre fatto sorridere l’immagine del cowboy pioniere. Abbiamo voluto provare a immaginarci dei cowboy qui, in mezzo alle capre e alle ajucche. Siamo comunque dalla parte dei pellerossa.

Le sonorità alternano cantautorato, atmosfere retrò e suggestioni internazionali: come avete costruito questo equilibrio sonoro?
Ascoltiamo roba vecchia, ci piacciono i cantautori e non amiamo gli esercizi di stile. Per noi una canzone deve essere piacevole da ascoltare, deve stare in piedi e non ci piace articolare inutilmente un brano se non è strettamente necessario. Cerchiamo un compromesso tra semplicità ed efficacia, e per noi la canzone viene prima di un assolo di chitarra o di un cambio di tempo in 9/8 fine a sé stesso.

L’album tocca anche temi più ampi come politica, transizione digitale e televisione: che ruolo hanno avuto questi elementi nel vostro processo creativo?
Non si può fare musica prescindendo dalla politica e dal contesto sociale in cui siamo. Sono cose che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e con cui ci interfacciamo ogni giorno, perciò le raccontiamo a modo nostro: con ironia e leggerezza.

Qual è stata la sfida più grande nell’autoprodurvi e portare a compimento un lavoro così articolato come esordio discografico?
Il perfezionismo di Davide che si ossessiona sui suoni, ha la sindrome dell’impostore. Ma per fortuna c’è Andrea che controbilancia e mette un argine alla follia.

Se doveste scegliere un brano simbolo di Spaghetti Westner per raccontare al pubblico la vostra identità artistica, quale sarebbe e perché?
Berlino West. Un brano importante, carico di emotività, che racchiude le nostre sonorità e guarda al passato, ma è l’ultimo brano dell’album. Sta sulla porta, pronto per uscire di scena. In generale è l’approccio che abbiamo noi nei confronti dei nostri lavori, una volta ultimati: guardiamo avanti, non ci soffermiamo ad ascoltare troppo quello che abbiamo partorito ma pensiamo alle prossime canzoni.

Guardando al futuro, pensate di continuare a esplorare questo immaginario “western-provinciale” o immaginate nuove direzioni sonore e narrative?
(Risposta non fornita — da completare in sede di intervista.)


Conclusione

Con Spaghetti Westner, i Bisanzio firmano un debutto che profuma di polvere, nostalgia e autenticità, capace di raccontare la vita di provincia con uno sguardo poetico e ironico insieme. Il loro è un progetto che non si nasconde dietro artifici o mode del momento, ma preferisce camminare al passo lento di chi osserva e riflette, costruendo un linguaggio sonoro coerente e riconoscibile.

In un panorama musicale spesso dominato dall’ansia di apparire, i Bisanzio scelgono la via della sincerità, mescolando cinema, vita quotidiana e malinconia con una leggerezza disarmante. Spaghetti Westner è un piccolo mondo sospeso, dove ogni canzone diventa un fotogramma di una storia più grande: quella di chi cerca un posto nel mondo, tra il sogno e la realtà.

Ascolta Spaghetti Westner su Spotify:

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