Barry Convex torna con “Capitan Harlock Vol. 1”, il nuovo EP disponibile dal 16 settembre 2026 sulle piattaforme digitali. Quattro brani e dodici minuti di musica che proseguono un percorso iniziato nella scena rap romana della seconda metà degli anni Novanta e che oggi intreccia hip hop, immaginario giapponese, ricerca tecnica e riflessione sul rapporto tra individuo, tecnologia e società contemporanea.
Membro fondatore de Gli Inquilini, formazione nata nei primi anni Duemila e caratterizzata da una scrittura fortemente legata allo storytelling e alla cultura popolare, Barry Convex attraversa ormai circa trent’anni di musica. Dopo gli album solisti Mr Kirbi del 2004 e Al di là del previsto del 2007, pubblicato da La Grande Onda e arricchito dalle collaborazioni con artisti come Assalti Frontali, Clementino, Lord Madness, Kiave e Alien Dee, arriva una lunga pausa. Il ritorno prende forma dal 2020 con Oltre il Futuro Che Parla, seguito da L’eroe Dai Mille Volti, Deep Fake & Simulacri, Il Leviatano e Chakra.
Da “Trump House” all’Arcadia
A luglio 2026 Barry Convex aveva pubblicato Trump House, EP costruito attorno a un immaginario satirico e distopico. Nel concept ideato dall’artista, la Casa Bianca diventava una crack house guidata da una versione post-umana di Donald Trump, utilizzata come metafora di una società descritta come dipendente, sedata e sovraesposta alla propaganda. Un universo volutamente grottesco che trovava spazio anche nel videoclip della title track realizzato dallo stesso Convex.
Con “Capitan Harlock Vol. 1” la prospettiva cambia completamente e si sposta verso lo spazio profondo. Il riferimento principale sono gli anime giapponesi tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta e, in particolare, il personaggio creato da Leiji Matsumoto. Harlock diventa così il simbolo di chi sceglie di allontanarsi da una società apatica e seguire una propria rotta, anche a costo di trasformarsi in un fuorilegge.
L’Arcadia non è quindi soltanto una citazione nostalgica, ma assume il ruolo di ultima roccaforte per chi rifiuta l’indifferenza, il rumore costante e l’automatismo della vita contemporanea. La nave continua a esistere, ma la rotta imposta viene abbandonata.
Rap, tecnologia e presenza mentale
Dietro Barry Convex c’è Andrea Prosperi, che affianca al percorso musicale quello come insegnante di mindfulness e autore di Mindful Tech, pubblicato nel 2025 da The Wall Edizioni dopo un’esperienza di undici anni in Google. È un elemento che entra direttamente nell’identità del nuovo progetto: tecnologia e modernità non vengono rifiutate, ma osservate attraverso il tema dell’attenzione e della capacità di restare presenti.
La stessa idea attraversa Capitan Harlock Vol. 1. Il problema, nella prospettiva proposta dall’artista, non è possedere una nave o utilizzare uno strumento tecnologico, ma capire chi ne stia determinando la direzione. Da qui nasce l’incontro tra l’attitudine più cruda dell’hip hop e una ricerca legata alla consapevolezza, alla disciplina e al controllo dell’attenzione.
Quattro brani tra hip hop e reggae
Anche dal punto di vista musicale il progetto mantiene una direzione precisa. Tutte le produzioni sono firmate da Rocipel e si muovono tra hip hop e reggae, con tempi spesso lenti, bassi molto presenti e spazi ritmici pensati per lasciare centralità alla voce. L’EP è stato registrato, mixato e masterizzato da DJ Drugo al Two Click Studio di Roma, mentre Barry Convex concentra particolare attenzione sulla precisione ritmica, sul controllo della voce e sulla costruzione degli incastri.
Ad aprire il disco è “Hip Hop Radicale”, una dichiarazione d’intenti che recupera alcuni principi della vecchia scuola e li mette in relazione con il tema della disciplina mentale. È anche il primo momento in cui compare apertamente l’immaginario dell’Arcadia e di Harlock, utilizzati per raccontare la scelta di prendere le distanze da un mondo percepito come dominato dal conflitto.
Con “Spara Piero” il progetto incontra invece Fabrizio De André. Il brano riprende Piero e Marinella e li trasporta idealmente nel presente, dentro un racconto sulle guerre, sulla violenza e sull’assurdità del continuare a sparare. Il flow accelera e il riferimento al cantautorato viene inserito all’interno di una struttura completamente rap.
“Rapterapia”, realizzata insieme a Don Gocò, porta il discorso su un terreno più personale e leggero. Il rap viene raccontato come pratica quotidiana, disciplina e spazio nel quale organizzare caos e pensieri, mentre attenzione e diversità diventano parte della narrazione senza perdere l’immediatezza del brano.
La chiusura è affidata alla title track “Capitan Harlock”, il punto nel quale l’intero concept trova la propria forma più esplicita. Sull’Arcadia immaginata da Barry Convex salgono emarginati, disertori e persone che hanno scelto una strada diversa da quella prevista per loro. Il capitano, però, non viene rappresentato come qualcuno che comanda: è prima di tutto qualcuno che continua a sognare.
Trent’anni dopo, una rotta ancora aperta
Dalla Golden Age del rap romano fino a Capitan Harlock Vol. 1, Barry Convex continua così a costruire il proprio percorso attraverso parole, riferimenti culturali e mondi narrativi. Cambiano gli scenari, dalla Casa Bianca distopica di Trump House allo spazio dell’Arcadia, ma rimane costante la volontà di utilizzare il rap come strumento per raccontare ciò che accade intorno e, allo stesso tempo, ciò che accade dentro.
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