Baby Blue torna con “Straleso dentro al party”, l’ultimo singolo uscito venerdì 9 gennaio 2026 per 40saints Records. Un brano emo trap dal forte impatto emotivo, capace di unire un ritornello immediato e catchy a un immaginario intimo e malinconico: quello di un ragazzo perso in mezzo a un party, circondato da luci e rumore, ma emotivamente distante, bloccato nei ricordi di una relazione finita.
Nelle strofe emerge una scrittura personale e sincera, che mette al centro la fragilità di chi vive una separazione senza smettere di credere, lottare e provare a ricostruirsi. Il dolore non diventa mai rassegnazione, ma una spinta emotiva che alimenta la speranza e rende il racconto autentico e condivisibile.
Dopo l’esordio con “Paranoico in culo”, questo nuovo singolo segna un ulteriore passo nella definizione del suo mondo sonoro, in equilibrio tra urban, melodia e sentimento. Nato a Cecina e cresciuto a Bassano del Grappa, Baby Blue trasforma ancora una volta il vissuto personale in musica diretta e universale, confermando una sensibilità artistica in continua evoluzione.
L’intervista con Baby Blue
Da dove nasce “Straleso dentro al party” e qual è stata la primissima immagine o sensazione che ti ha fatto capire che questo sarebbe stato il tuo nuovo singolo?
“Straleso dentro al party” nasce da una scena molto semplice: sei a una festa, sei fuori di testa, ma invece di divertirti guardi le foto di una persona che non c’è più. La prima sensazione è quella di essere perso, nervoso, con la paura di stare andando sempre più a fondo.
In questo brano c’è un contrasto forte tra il caos del party e il mondo interiore più fragile. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece è storytelling?
Nel pezzo c’è un contrasto forte tra quello che succede fuori e quello che succede dentro. Fuori c’è il party e l’alcol, dentro invece ci sono stanchezza, ansia e tante cose tenute represse. Sembra un racconto molto vero, anche se non viene mai detto chiaramente se sia tutto autobiografico.
Rispetto al tuo debutto con “Paranoico in culo”, cosa senti di aver evoluto a livello sonoro ed emotivo in questo nuovo singolo?
A livello emotivo il brano mostra più consapevolezza: passa il tempo, gli anni vanno avanti, ma le cose non migliorano. Anzi, il protagonista sente di stare peggio, sempre più stanco e più dipendente dall’alcol.
L’emo trap oggi sta vivendo una nuova ondata. In che modo ti ci ritrovi e cosa pensi di portare di personale dentro questo genere?
Il pezzo sta dentro l’emo trap perché parla senza filtri di fragilità, alcol, relazioni tossiche e testa piena di pensieri. La cosa più personale che emerge è il sentirsi in colpa e il farsi male da soli pur di non perdere qualcuno di importante.
Il ritornello è molto immediato e resta in testa. Come lavori solitamente sulla melodia? Ti viene prima la linea vocale o il testo?
Il ritornello resta in testa perché è diretto e ripete immagini molto chiare: il party, le foto, il bere, il freddo, il non dormire. Sembra più uno sfogo che una frase studiata, ed è proprio questo che lo rende forte.
Nel brano c’è la figura dell’ex che ritorna come ossessione visiva e mentale. È una storia reale o rappresenta un simbolo più ampio?
La figura dell’ex torna continuamente nella testa del protagonista. Guardare le sue foto diventa quasi un’ossessione e fa salire nervoso e rabbia. Nel brano rappresenta qualcuno che ha lasciato un segno profondo e che ancora fa male.
Quanto ha influenzato la tua identità mista, tra origini filippine e crescita in Veneto, nel tuo modo di scrivere e vivere la musica?
La mia identità, le mie origini e il mio vissuto sono tutto quello che ho da mettere nella musica e tutto quello che voglio trasmettere. Questo brano è troppo personale per poterlo contestualizzare nelle mie origini, ma più avanti farò brani in cui parlerò alla mia gente, perché la comunità filippina in Italia a livello musicale è poco raccontata e c’è tanto talento.
Nelle tue canzoni emergono spesso temi legati alla vulnerabilità emotiva. Pensi che oggi sia più accettato mostrarsi fragili nel rap oppure c’è ancora un tabù?
La fragilità è mostrata senza vergogna: essere stanchi, bere troppo, non dormire, sentirsi paranoici. Il pezzo non si chiede se sia giusto o sbagliato mostrarsi così, lo fa e basta. In generale penso che le fragilità ci rendano umani tanto quanto la nostra forza, quindi cerco sempre di mettere tutto me stesso nella mia musica senza “pattinare” quello che sono.
Com’è stato lavorare con 40saints Records e cosa pensi stia aggiungendo al tuo percorso artistico?
A livello artistico ho la libertà di esprimermi senza filtri, il che rende la collaborazione con l’etichetta molto fluida. Per me è fondamentale avere una valvola di sfogo nella musica senza entrare in dinamiche troppo commerciali, e in loro ho trovato un punto d’appoggio.
Se dovessi descrivere il “mondo Baby Blue” in tre parole soltanto, quali sceglieresti e perché?
Stanco, perso, paranoico. Perché tutto gira intorno alla fatica mentale, al sentirsi fuori posto e ai pensieri che non ti lasciano dormire.
Il punto della redazione
Con Straleso dentro al party, Baby Blue conferma una scrittura diretta, emotiva e senza filtri, capace di raccontare il disagio generazionale con lucidità e sincerità. La sua musica non cerca scorciatoie né maschere: mette in scena stanchezza, fragilità e contraddizioni così come sono, trasformandole in un linguaggio condivisibile e immediato.
In questo nuovo singolo emerge un artista sempre più consapevole, che usa l’emo trap non come etichetta ma come spazio espressivo libero, dove il vissuto personale diventa racconto universale. Un percorso ancora all’inizio, ma già riconoscibile, che lascia intravedere un mondo emotivo preciso e una voce pronta a crescere senza perdere autenticità.

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