Anti Camera: tra Roma, Londra e una vita raccontata come un film

13 Ago , 2026 - EMERGENTI

Anti Camera: tra Roma, Londra e una vita raccontata come un film

Anti Camera costruisce un universo sospeso tra la Roma decadente e aristocratica delle proprie origini e la Londra notturna e sotterranea che ne ha trasformato il percorso artistico.

Trip-hop britannico, psichedelia rock e suggestioni della musica leggera italiana degli anni Sessanta convivono in un progetto dove musica, cinema, moda e performance diventano parti dello stesso racconto. Un immaginario popolato da amanti, nemici, bohémien e figure quasi mitologiche, dietro il quale, però, l’artista rivendica continuamente qualcosa di molto concreto: «È tutto vero».

Abbiamo parlato con Anti Camera delle sue radici, del rapporto tra vita e arte, della differenza tra essere musicista ed essere performer e della sua visione di un’industria musicale sempre più dominata da algoritmi e contenuti veloci.

Tra Roma e Londra

1. Anti Camera sembra esistere a metà tra la Roma decadente e aristocratica e la Londra notturna e sotterranea. Quanto di questo mondo viene realmente dalla tua vita e quanto, invece, hai costruito artisticamente?

È tutto vero. Sono nato e cresciuto a Roma. La mia famiglia proviene dalla Costiera Amalfitana, dove, agli inizi del ’900, era attiva nella produzione della carta. Oggi tutto questo non esiste più. A 15 anni me ne sono andato dall’Italia e ho cominciato a sedimentarmi nella Londra degli artisti.

2. Nella tua musica convivono trip-hop britannico, psichedelia rock e suggestioni della musica leggera italiana degli anni ’60. Come sei arrivato a mettere insieme mondi apparentemente così lontani?

Essere internazionale è una cosa che trovo molto interessante. Non potevo essere il prodotto di una sola corrente: le persone che ho incontrato lungo il mio cammino mi hanno scaraventato in tante direzioni diverse. Jay, Will e mia mamma, in particolare, hanno avuto un ruolo importante nella costruzione di questo disco.

Una vita raccontata come un film

3. Nei tuoi brani c’è un immaginario molto cinematografico, fatto di glamour, decadenza, nostalgia e vita quotidiana. Quando nasce una canzone, parti prima da un suono, da una storia o da un’immagine?

Penso di partire dalle immagini e dalle situazioni. Trovo la mia musica molto situazionale. Quello che accade attorno a me viene raccontato come se fosse un film.

4. Nei tuoi brani tornano amanti, nemici, bohémien, vagabondi e figure quasi mitologiche. Quanto c’è di reale nei personaggi che racconti?

È tutto vero. Penso di aver conosciuto tante persone diverse nella mia vita. Semplicemente, interpreto tutto ciò che vedo attraverso una lente mitologica. Forse dovrei smetterla, perché tutto sembra lasciare un’orma su di me. Lo studio delle persone mi ha sempre interessato. È uno studio molto pericoloso.

5. Roma e Londra sembrano rappresentare due anime importanti del tuo percorso. Cosa ti ha lasciato Roma e cosa ha cambiato Londra nel tuo modo di fare musica e vedere il mondo?

Roma mi ha dato stabilità. Londra mi ha dato instabilità. Roma coltiva le mie armi creative e tecniche; Londra le realizza.

«Prima di essere un musicista, sono un performer»

6. La tua storia personale contiene episodi che sembrano già scene di un film. Quanto è importante per te trasformare ciò che vivi in musica e racconto senza perdere l’autenticità di quello che è realmente accaduto?

È molto importante: prima di essere un musicista, sono un performer. La vita imita l’arte. Credete a tutto ciò che dico.

7. Musica, moda, cinema, performance e arte visiva sembrano appartenere allo stesso universo di Anti Camera. Per te esiste ancora una distinzione tra il musicista e il progetto artistico nel suo complesso?

Penso che ci sia un mondo di differenza fra un musicista e un performer. Essere un musicista è stupendo: non ci si pone troppe domande, semplicemente si crea. Un performer, invece, fa un lavoro a 360 gradi, che comprende diverse dimensioni artistiche e spirituali.

8. Il pubblico, nel tuo progetto, non sembra essere soltanto spettatore ma parte della comunità e della mitologia che stai costruendo. Che rapporto vuoi creare con chi entra nel mondo di Anti Camera?

Venite a sentire un concerto. Venite a conoscere le persone che vengono ai concerti. C’è un messaggio di speranza in Anti Camera, un messaggio che trovo essenziale per tutti. Soprattutto per chi vive in una grande città: siamo tutti disarmati davanti a qualcosa che è più grande di noi.

Anti Camera contro playlist e algoritmi

9. In un momento in cui molti progetti emergenti vengono costruiti intorno a playlist, algoritmi e contenuti sempre più veloci, tu sembri andare nella direzione opposta, costruendo un universo che cresce uscita dopo uscita. Come vivi questo contrasto?

Non credo nelle playlist e nello streaming. Chi spende soldi per gli artisti non guarda le TikTok challenge e non ascolta playlist randomiche. Ha bisogno di vero spessore per lasciarsi trasportare in una nuova dimensione. Le case discografiche stanno nuovamente cercando persone con una vera identità visuale e un’audience che compri i biglietti per i concerti. Stiamo tornando a un vecchio stampo di music business. Fa al caso mio, perché mi considero di vecchio stampo.

10. C’è una frase molto forte nella presentazione del progetto: “Anti Camera is a consequence of his actions and you are too”. Cosa significa davvero per te?

Lo trovo un messaggio di responsabilità. Tutto ciò che facciamo ha un impatto sulla nostra vita e su quella degli altri. Questo progetto racconta di conseguenze e dinamiche: in fondo, il succo della vita.

Il punto della Redazione

Anti Camera sembra muoversi in direzione opposta rispetto alla velocità con cui oggi viene spesso consumata la musica. Non costruisce soltanto brani, ma un immaginario fatto di luoghi, personaggi, estetica e performance, nel quale realtà e narrazione finiscono continuamente per sovrapporsi.

La sua visione del music business è volutamente radicale, soprattutto quando mette in discussione il peso di playlist, streaming e contenuti pensati per gli algoritmi. Ma proprio questa posizione racconta bene la natura del progetto: la volontà di costruire un’identità riconoscibile, capace di esistere anche oltre la singola uscita.

Roma gli ha dato stabilità, Londra instabilità. Nel mezzo nasce Anti Camera: un progetto che vuole trasformare ciò che accade nella vita in qualcosa che assomigli a un film, senza chiarire mai del tutto dove finisca la realtà e inizi la performance.

Anticamera

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