4 chiacchiere con Veasy tra esperienze e nuovi sound

27 Giu , 2025 - EMERGENTI

4 chiacchiere con Veasy tra esperienze e nuovi sound

Classe 2003, originario di Cremona, Veasy è un artista che ha deciso di prendere in mano il proprio destino fin da subito. Dopo aver terminato la scuola nel 2022, ha scelto di lavorare per rendersi indipendente e iniziare a costruire il proprio percorso artistico. Una scelta controcorrente, spinta dal desiderio di affermarsi senza chiedere nulla a nessuno.

La musica è stata per lui una guida silenziosa: da Eminem a Michael Jackson, passando per il soul e il rap più diretto, ha sempre cercato nei suoni e nelle melodie un linguaggio segreto, un dialogo autentico. E oggi quella conversazione la continua con il pubblico, trasformando emozioni, rabbia e ambizione in brani personali, crudi e senza filtri.

Nel suo percorso artistico, Veasy porta una “rage” fatta di verità e immaginari futuristici, come nel singolo in arrivo “I’M TOO FAR GONE”, previsto per i primi di luglio. Con un’estetica ispirata al sottosuolo e a un mondo parallelo, il suo messaggio è chiaro: la trap è morta, ma il suono del futuro è appena iniziato.

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L’intervista a Veasy

Hai iniziato a lavorare subito dopo la scuola per diventare indipendente: quanto questa scelta ha influenzato il tuo approccio alla musica e alla vita?
Mi ha lasciato molto, perché comunque appena esci da scuola non sei ancora del tutto pronto al mondo del lavoro. Però avevo questa cosa del prendere subito la palla al balzo con il primo lavoro che mi aveva chiamato, e mi ha fatto guadagnare i primi soldi, oltre a farmi capire cosa significasse davvero essere indipendente.

Da piccolo evitavi di chiedere soldi per non essere un peso: quanto ha inciso questo sul tuo modo di scrivere testi così personali e carichi di responsabilità?
Non volevo pesare su nessuno, ma volevo riuscire a trovare una valvola di sfogo per tutto quello che avevo dentro. Così iniziai a scrivere.

Hai detto di voler “svoltare” fin da ragazzo: c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica poteva essere la tua strada?
Ho capito che la musica poteva davvero essere la mia strada quando vedevo che quello che scrivevo mi faceva stare bene. Non era solo buttare giù strofe o perdere tempo: era un toccasana per il mio stato d’animo, e per me questa era la cosa più importante.

Da Eminem a Bruno Mars, passando per 50 Cent e Snoop Dogg: in che modo questi artisti ti hanno influenzato, sia a livello musicale che di visione?
Lasciando stare il sound che portavano, che era davvero “crazy”, quello che mi ha influenzato di più è stato il modo in cui raccontavano la loro storia. Lo facevano come se parlassero faccia a faccia con l’ascoltatore. Era un discorso vissuto, reale, che ti arrivava addosso tutto d’un colpo. Ho capito che sarebbe stato il modo giusto anche per me per raccontare la mia.

Scrivere sia le cose belle che le brutte ti ha aiutato anche a livello umano? Usi la musica come valvola di sfogo?
Assolutamente sì. È una valvola di sfogo per il mio essere, per stare bene con me stesso ma anche per chi ascolta. In particolare, scrivere la parte peggiore di me è ciò che mi fa sfogare di più.

Nel tuo percorso hai sempre cercato l’originalità: oggi come definiresti il tuo stile e cosa lo rende diverso da ciò che si sente in giro?
Ho fatto anni di silenzio, restando all’oscuro, per riuscire a portare qualcosa di originale nel genere. Qualcosa che potesse colpire davvero. Ormai tutto si sta evolvendo, e come lo fa la vita lo fa anche la musica. Per restare al passo, ho lavorato al progetto DRMP.

Parli di “RAGE” e di un sound che arriva “da un’altra dimensione”: cosa significa per te questo immaginario così particolare?
Quello che portiamo è un immaginario americano che unisce oscurità, vendetta e rivincita. Trasmette energia e consapevolezza. Devi essere pronto a tutto, a dire quello che pensi, e a dimostrare che non stai scherzando quando ti esprimi.

Hai accennato al pezzo in uscita “I’M TOO FAR GONE”: cosa puoi spoilerarci sul sound e sul messaggio di questo nuovo brano?
“I’M TOO FAR GONE” parla sia in terza persona che in prima persona.
In terza persona, è un messaggio di rivalsa verso me stesso per darmi forza e non mollare.
In prima persona, voglio trasmettere sicurezza e coraggio a chi, come me, fa fatica ad averne.

State già pensando a video e vestiario: quanto conta per te l’aspetto visivo nella costruzione del tuo progetto?
Per noi il personaggio viene prima di tutto. Per far credere al pubblico quello che dici, glielo devi mostrare. Quello che dico nei pezzi è reale: ciò che penso, ciò che potrei fare. Il personaggio che porto parla da solo già solo con l’aspetto. Il pubblico ha bisogno di vedere un’identità vera nell’artista che ascolta, e questo è quello che voglio offrire.

Dici che “la musica che fate è il futuro dopo la Trap morta”: secondo te cosa verrà dopo la trap, e dove si inserisce il tuo progetto in questa evoluzione?
La trap è passata di moda. È diventata un’abitudine, tutti scrivono come se fosse un format, i ragazzini copiano i loro idoli, che a loro volta copiano altri. Questo ha saturato tutto. La nuova generazione vuole qualcosa di fresco, nuovo, magari con sound familiari ma ancora da esplorare. Il mio progetto si inserisce proprio lì, dove c’è ancora spazio per sperimentare e sorprendere.

veasy

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