Dopo aver attraversato territori sonori che spaziano dal pop-punk all’UK Garage, WERDN – al secolo Filippo Damagio – torna con un nuovo EP intimo e stratificato, Dovrei Pensarti di Meno, uscito il 9 maggio 2025. Otto tracce che si muovono su un equilibrio sottile tra malinconia, scrittura generazionale e una produzione pop elettronica sempre più matura.
Classe 2001, cresciuto tra Barcellona e Milano, WERDN è uno di quegli artisti che non ha mai avuto paura di cambiare pelle. Dai freestyle nati durante uno sciopero scolastico alla Poyo House, fino alle collaborazioni con artisti come Êgo e i producer Sbale, DNVR, Sven, Zenit e Giupo, il suo percorso è una continua evoluzione.
Abbiamo parlato con lui del nuovo EP, di nostalgia, di scrittura, di città che diventano casa e di ciò che resta, anche quando tutto cambia.
“Dovrei Pensarti di Meno” è un titolo che suona come una confessione. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che questa frase doveva diventare il cuore del tuo nuovo progetto?
È decisamente un imperativo e una confessione.
Non ricordo effettivamente se ci sia stato un momento preciso in cui ho scelto il titolo, forse dopo il primo ascolto di Dtmf, l’ultimo disco di Bad Bunny. Mi ha folgorato la potenza nella descrizione di un sentimento come la nostalgia. Da quel momento ho capito che il progetto doveva assumere questa forma e girare intorno al concetto di “Dovrei pensarti di meno”.
Nell’EP si sente una forte dualità emotiva: distanza e bisogno, malinconia e desiderio. Quanto c’è di autobiografico in questo lavoro e quanto invece è storytelling?
Ogni brano tratta dei momenti realmente vissuti in concreto, che ricordo nitidamente ancora oggi. Nell’autro lascio molto più spazio allo storytelling, anche se questo non significa che non sia autobiografico.
C’è un verso o una frase del nuovo EP a cui sei particolarmente legato e che pensi possa raccontare bene chi sei oggi?
“Ti regalo una pistola, per finire il lavoro che ho iniziato da tempo” in Maledetta Fotografia.
Come nascono i tuoi pezzi: prima le parole o prima il suono? E come funziona la collaborazione con i tuoi producer, da Sbale a DNVR, Giupo, Zenit, Sven?
Dipende dalle sessioni, nella maggior parte dei casi, con tutti, nasce tutto insieme di pari passo. È molto difficile che scriva a casa o comunque fuori dallo studio. Anche se a volte arrivo in sessione con il brano già scritto (spesso senza beat, lol) e quindi in quel caso cerchiamo di cucire il suono a pennello.
Barcellona ti ha fatto scoprire il freestyle, Milano ti ha dato una casa musicale con la Poyo House. In che modo questi due mondi opposti convivono oggi nella tua musica?
Sono entrambi parte di me. Entrambe queste città mi hanno dato molto, a livello personale, musicale, culturale ma anche dal punto di vista degli affetti. Diciamo che Milano è il mio presente, Barcellona il mio passato e, chissà, forse futuro.
Dal pop-punk di Stranger Teens all’UK Garage di Paradise Garage, fino al pop elettronico di oggi: cosa ti spinge a cambiare pelle così spesso e cosa resta sempre uguale in quello che fai?
La realtà è che succede tutto in maniera molto naturale e spontanea. Penso perché tendenzialmente faccio quello che mi piace fare senza farmi troppi problemi a riguardo. Rimanere io al 100% in ogni genere che tocco penso sia la chiave.
Nel tuo percorso hai sempre cercato di portare suoni poco battuti in Italia, come l’UK Garage. Ti senti un “esploratore” musicale? Quanto è importante per te innovare anche quando il mercato sembra andare da un’altra parte?
No, non mi definirei così. Sono solo un ragazzo estremamente curioso. Mi piace tanto ascoltare musica diversa e ricercarne sempre di nuova, penso sia questo che mi porti alle volte a fare cose non proprio convenzionali.
Dopo aver condiviso il palco con artisti come gIANMARIA ed Êgo, quanto è importante per te la dimensione live? Come immagini i live legati a questo nuovo progetto?
Amo un sacco suonare dal vivo. Sicuramente devo ringraziare tanto Êgo per avermi portato sempre in giro con lui: questo mi ha permesso di migliorare tanto e fare una bella palestra. Quest’anno abbiamo fatto delle belle date e ne stiamo chiudendo di nuove, non vedo l’ora.
Dopo l’uscita dell’EP cosa ti aspetta? Hai già in mente il prossimo passo?
Stiamo chiudendo il secondo.
Se potessi mandare un messaggio al te stesso di quando hai scritto il tuo primo pezzo a Barcellona, cosa gli diresti oggi?
Di non dare mai nulla per scontato, e che Milano spacca solo i primi 6 mesi che ti ci trasferisci.
Malinconia e maturazione: il viaggio di WERDN continua
Con Dovrei Pensarti di Meno, WERDN dimostra di non aver paura di scavare dentro le proprie ferite e trasformarle in musica. Un EP che racconta di relazioni complicate, emozioni trattenute, notti insonni e città che lasciano il segno. Tra barre che colpiscono dritte al petto e produzioni che flirtano con l’elettronica più raffinata, WERDN si conferma uno degli artisti più interessanti della nuova scena italiana. E mentre chiude già il secondo capitolo, noi restiamo in ascolto.
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