tylerdurdan* è il nome dietro cui si nasconde Raffaele Annunziata, artista e innovatore napoletano che sta riscrivendo le regole della musica con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Dopo aver firmato Buffet, il primo album rap europeo interamente prodotto con software AI, e aver pubblicato il più recente Primo, l’artista torna a far parlare di sé con un progetto in continua evoluzione, sempre in bilico tra visione tecnologica e scrittura personale.
Nell’intervista che segue ci racconta il suo percorso, le sfide di chi crea musica con l’AI e cosa aspettarci dal nuovo album in lavorazione: Secondo.
L’intervista
Come nasce l’idea di un progetto musicale che unisce intelligenza artificiale e rap? Cosa ti ha spinto a sperimentare questa strada?
Il progetto tylerdurdan* è nato a Giugno 2024, quando ho scoperto che ancora non era stato pubblicato “ufficialmente” un disco rap creato con l’aiuto della Generative AI. Da qualche mese stavo sperimentando con SUNO, il tool che uso tutt’ora per produrre musica, e così decisi di scrivere “Buffet”, un disco che unisse la mia passione per la scrittura, il rap e la tecnologia, con l’idea di creare un progetto ibrido.
“Buffet” è stato il primo album rap europeo interamente prodotto con AI. Cosa ricordi del processo creativo di quel progetto?
Come tutte le cose fatte di getto, trovo che Buffet sia stato un disco sostanzialmente acerbo, soprattutto per la mia scarsa capacità di scrivere testi in chiave rap che suonassero bene. Mi occupo di scrittura e copywriting da 15 anni ma avevo la sensazione di muovermi su un terreno inesplorato: continuavo a creare canzoni e poi le mettevo in musica tramite SUNO, con l’obiettivo di dichiarare subito i temi a cui tengo di più: il genocidio in Palestina, la lotta contro l’omologazione di massa, la resistenza culturale contro l’appiattimento medicato. Mi sono accomodato da abusivo al Buffet della musica, senza chiedere il permesso a nessuno e sono ancora qui.
In “Primo” hai deciso di affiancare l’intelligenza artificiale alla produzione umana di Max Bertoli. Cosa volevi ottenere da questa fusione tra tecnologia e tradizione?
Come dicevo prima, la voglia di creare un prodotto musicale ibrido è stato il mio primo obiettivo, mettendo come punto il fermo il fatto che io scrivo i testi da zero, senza aiuto di Generative AI, dunque già Buffet rappresenta un prodotto ibrido. In “Primo” ho aggiunto la produzione musicale di Max Bertoli, un producer di Parma conosciuto tramite ROCKIT, per continuare nel processo di ibridazione, aggiungendo sonorità “umane” alle macchine.
Come avviene, nel concreto, la creazione di un brano con la generative AI? Ci puoi raccontare le fasi principali?
Io parto sempre dal testo. Essendo fotografo, spesso i miei testi partono da un’immagine, da un’instantanea che scrivo in versi invece che fotografare. Da quella visione di base sviluppo poi le barre e i ritornelli, verificando la metrica e le sillabe per rendere tutto coerente. Poi, passo alla produzione musicale vera e propria, scrivendo il prompt che utilizzerò nel tool di generative AI. Infine, passo all’ascolto dei brani, per cercare di raggiungere le sonorità che avevo in mente per quel singolo brano.
I testi invece li scrivi sempre tu: quanto è importante per te mantenere questo legame umano nel cuore delle tue canzoni?
E’ fondamentale. tylerdurdan* esiste perché ha qualcosa da dire che parte dal mio vissuto, dalla contemporaneità in cui viviamo. Le storie vagano tra tragedia e commedia, come tutte le storie vere. Scrivere è ciò che rende artigianale il progetto tylerdurdan* in un mondo digitale lo reputo un valore imprescindibile.
I temi di “Primo” spaziano dalla critica al capitalismo fino alla Palestina. Quanto senti la responsabilità di portare messaggi politici nella tua musica?
Il punto è che ho cominciato a far musica per parlare dei temi a cui tengo, non viceversa. Ovviamente ciò non mi rende un musicista in senso tradizionale, considerando che non so suonare nessuno strumento, ma l’iter creativo di un cantautore o di un poeta non è dissimile. Scrivere rappresenta un bisogno di verità in un mondo di menzogne ben costruite.
Hai definito le tue canzoni “esperienze multimediali”. In che modo fotografia e musica si intrecciano nel tuo progetto?
Ho sempre creduto che il rap e la street photography siano due facce della stessa medaglia. Il punto è quanto stai per strada, quanto ti avvicini alla realtà delle cose, in senso materiale, fisico. Devi sentire i discorsi delle persone con le tue orecchie, sentire il sudore della gente, immaginare la sofferenza e mantenere il distacco non è sufficiente per fare street come la vedo io. Fotografia e musica per me rappresentano due modi di dire la stessa identica cosa, anche se semanticamente possono sembrare distanti, il potere di una parola e quello di un’immagine sono sempre incredibilmente forti.
“Secondo” è il titolo del tuo prossimo album: puoi darci qualche anticipazione sui suoni o i temi che affronterai?
Le sonorità di Secondo rappresentano un ulteriore passo in avanti nel progetto tylerdurdan*. I temi e le ambientazioni ci porteranno nella Golden Age dell’Hip Hop, il che è un vantaggio della generative AI, perché mi permette di collocarmi musicalmente esattamente dove voglio. In più, sto collaborando con importanti musicisti provenienti dal mondo del Jazz e Producer del mondo R’B e Hip Hop. Che si occuperanno della produzione di “Secondo”. Stavolta penso che lasceremo il segno.
In Italia il dibattito sull’intelligenza artificiale nella musica è ancora agli inizi. Quali reazioni hai ricevuto finora da pubblico e addetti ai lavori?
Siamo solo all’inizio, è anche il nome del podcast che ho messo su in questi mesi insieme a Raff Ranieri, proprio per discutere sul rapporto tra musica e generative AI. Vi consiglio di ascoltare qualche episodio per approfondire l’argomento. Io ho ricevuto molto scetticismo e qualche forma di interesse, ma capisco benissimo il punto di vista dei musicisti. Al posto loro, avrei paura anch’io.
Se dovessi spiegare a un ascoltatore scettico perché dovrebbe dare una chance alla musica generata con l’AI, cosa gli diresti?
Che le canzoni si ascoltano con la mente e con il cuore. Come sono state prodotte, non gliene frega niente a nessuno.
Conclusione
Con tylerdurdan*, la musica non è più solo suono, ma un campo di sperimentazione culturale, dove l’AI diventa strumento e non fine, al servizio di una scrittura che resta profondamente umana. Raffaele Annunziata dimostra che si può innovare senza perdere autenticità, portando temi scomodi, immagini forti e verità personali in un contesto tecnologico spesso percepito come freddo e distante.
Il progetto è ancora giovane, ma ha già lasciato un segno. E con l’arrivo di Secondo, l’impressione è che il percorso di tylerdurdan sia solo all’inizio.
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