4 chiacchiere con i Tram Stanga: il segreto del loro rock

26 Mag , 2026 - EMERGENTI

4 chiacchiere con i Tram Stanga: il segreto del loro rock

Entriamo dentro l’universo dei Tram Stanga, una band alternative rock romana che costruisce la propria identità partendo da un’immagine precisa: quella dei vecchi tram verdi Stanga, simboli popolari, quotidiani e resistenti di una città che corre sempre più veloce. Sei componenti, come le linee tranviarie della loro città, e un suono che attraversa blues, funk, folk, bossa nova, prog, jazz e metal senza perdere il proprio centro.

Il gruppo sembra muoversi in direzione opposta rispetto alla logica dell’efficienza a tutti i costi: fare le cose con il proprio tempo, ascoltarsi, lasciare spazio alle sfumature. In questo senso, i Tram Stanga non sono solo un nome, ma una piccola dichiarazione poetica e ostinata: deragliare quando serve, fermarsi sui palchi, trasformare la lentezza in una forma di presenza.

In occasione dell’uscita del loro terzo singolo, “Il tuo segreto”, disponibile dal 20 marzo, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band per conoscere meglio il loro percorso, il rapporto con Roma e il modo in cui la loro musica prova a parlare alle persone senza urlare più del necessario. L’intervista è organizzata con Nura Labs.

L’intervista con i Tram Stanga

Il nome Tram Stanga è molto evocativo e profondamente legato a Roma. Come è nata l’idea di chiamarvi così e quanto sentite di rappresentare lo spirito popolare e quotidiano della vostra città?

L’idea è nata tra la casualità e la scelta. Abitiamo tutti in zone in cui passano i tram e una sera, dalla terrazza di un amico, guardando uno dei capolinea, Gerani, abbiamo realizzato che siamo sei, proprio come le linee dei tram di Roma.

I Tram Stanga in qualche modo ci rispecchiano: la pompa che si sente quando stanno fermi ha un bel groove; le influenze musicali che compaiono nei nostri pezzi sono ipoteticamente contenute in una giornata tipo di un tram e i nostri testi sono inni alla lentezza, tra deliri personali e catarsi non programmate.

Nel vostro progetto convivono tante influenze diverse, dal blues al funk, dal folk fino a jazz, prog e perfino metal. Come riuscite a far dialogare tutte queste sonorità senza prendere una direzione artistica precisa?

Quello che può sembrare un punto di debolezza, in realtà, è un punto di forza. Unire più generi all’interno dello stesso pezzo è forse difficile da gestire, ma, padroneggiato a dovere, ci permette di fondere le nostre influenze soggettive in un unicum nuovo, sempre interessante e fecondo.

Siete in sei, proprio come le linee tranviarie della vostra città. Quanto conta la dimensione collettiva nel vostro modo di fare musica e come gestite il processo creativo all’interno della band?

La dimensione collettiva per noi è fondamentale. Spesso i nostri pezzi nascono da una jam, un’improvvisazione caotica che man mano diventa logica e si struttura in un brano. In questo big bang musicale ognuno di noi svolge il suo ruolo e il caos pian piano si orchestra.

Gli Stanga sono tram storici, lenti ma pieni di carattere, che oggi rischiano di essere sostituiti da mezzi più moderni ed efficienti. Vi sentite un po’ anche voi così, quasi una forma di resistenza artistica in un mondo musicale sempre più veloce?

Noi facciamo la musica che ci piace. Non vogliamo andare controcorrente, conosciamo e apprezziamo anche la musica che ascoltiamo tutti i giorni, ma la rimoduliamo secondo il nostro stile, la nostra velocità.

Avete descritto la vostra musica come un modo per “deragliare e fare fermata sui palchi”. Che tipo di esperienza volete creare per chi viene ad ascoltarvi dal vivo?

Ci piace pensare che venirci a sentire sia come salire su un tram che attraversa una città immaginaria: ogni fermata può attivare la fantasia di chi ci sente. Vogliamo che chi ci ascolta viva una storia, si immerga nel nostro universo, ma entri anche in contatto con il proprio.

Il vostro nuovo singolo si intitola “Il tuo segreto”. Come nasce questo brano e qual è il sentimento o la storia che vi ha spinto a scriverlo?

Il brano racconta una storia vissuta e dà un’idea di come si possa essere sentita una persona che vede andare in frantumi una relazione dopo 13 anni. Nasce da una riflessione: il segreto della persona che amiamo non va scoperto, ma accarezzato, con la consapevolezza di poter amare senza il bisogno di afferrare e con una centratura necessaria a un amore sano.

Nei vostri testi quanto è importante raccontare le piccole cose della vita quotidiana, quelle che spesso passano inosservate ma che in realtà definiscono le nostre giornate?

A volte un oggetto della vita quotidiana ci parla di qualcosa di più profondo. Nel nostro brano “Dagherrotipia”, ancora inedito, nel ritornello parliamo di un palo che si trova a un angolo di strada a Centocelle, il nostro quartiere.

Lo abbiamo visto con un nostro amico e consulente musicale, Gianluca Todarello, e ci siamo chiesti quante persone, abitudini ed eventi atmosferici quel palo vedesse da lì. Ci ha fatto riflettere sul fatto che il punto di vista di un palo possa davvero essere più affidabile e più accurato, perché sta fermo, di quello di un essere umano della nostra società, che corre spasmodicamente da una parte all’altra, spesso guardando il telefono.

In un panorama musicale sempre più dominato da algoritmi e velocità di consumo, la vostra idea di “fare le cose con il loro tempo” sembra quasi un manifesto. È una scelta consapevole anche nel vostro modo di pubblicare e costruire il progetto?

È una scelta consapevole, ma facciamo anche di necessità virtù: lavoriamo tutti e il tempo è quello che è. Ci piace mettere estrema cura nelle registrazioni e suoniamo tutto ciò che sentite nelle tracce, senza ricorrere a suoni digitali predefiniti.

Essendo una band numerosa e con tante influenze, quali sono gli artisti o i dischi che negli anni hanno segnato di più il vostro immaginario musicale?

Abbiamo molte influenze diverse. Le cose che condividiamo di più sono il grande rock, Led Zeppelin, Pink Floyd, Dire Straits, il prog, PFM, King Crimson, e il folk-country, come The Lumineers. Ma non solo…

“Il tuo segreto” è il vostro terzo singolo. Questo brano rappresenta una tappa di un percorso più ampio? Possiamo aspettarci presto un EP o un progetto più strutturato?

Sì, abbiamo molti pezzi pronti. Ora stiamo cercando di farci conoscere anche per finanziare il nostro primo EP, ma in realtà stiamo già scrivendo i pezzi per il secondo.

Inoltre, “Il tuo segreto” è una tappa importante nel nostro percorso perché è l’esempio perfetto di pezzo nato chitarra-voce che, adattato ed eseguito per band, si trasforma in qualcosa di migliore e meraviglioso, che tuttora emoziona anche noi.

Il punto della Redazione

Con i Tram Stanga si ha la sensazione di entrare in un progetto che non cerca scorciatoie, ma una propria traiettoria. La loro musica parte da Roma, dai suoi tram, dai suoi quartieri e dai suoi dettagli quotidiani, ma prova ad allargare lo sguardo verso qualcosa di più universale: il bisogno di rallentare, ascoltarsi e dare valore alle cose che restano. “Il tuo segreto” racconta bene questa direzione: un brano nato da una dimensione intima, poi trasformato dalla forza collettiva della band. È proprio lì che il progetto trova la sua identità più interessante, nell’incontro tra scrittura personale, arrangiamenti vivi e una certa ostinazione romantica nel fare musica con il proprio tempo.

tramstanga

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