4 chiacchiere con THEOREMA dopo “Nessuno Come Te”

15 Mag , 2026 - EMERGENTI

4 chiacchiere con THEOREMA dopo “Nessuno Come Te”

Dopo l’esperienza con i Morninglory e la finale nazionale di Sanremo Rock 2025 al Teatro Ariston, Matteo Di Fede ha deciso di iniziare un nuovo percorso personale con il progetto solista THEOREMA. Un’identità artistica che nasce dal bisogno di raccontare emozioni, fragilità e pensieri attraverso una scrittura semplice ma riconoscibile.

Il primo singolo, “Nessuno Come Te”, introduce subito il concept alla base del progetto: ogni canzone è pensata come un piccolo teorema emotivo, in cui il titolo rappresenta una formula e il testo il percorso necessario per provare a dimostrarla. Il tutto immerso in sonorità indie pop intime e dirette.

Con THEOREMA, Matteo porta avanti una narrazione sincera e generazionale, capace di parlare di assenze, desideri e contraddizioni senza forzature. In questa intervista ci ha raccontato meglio come è nato il progetto e quale direzione vuole prendere nei prossimi mesi.

L’intervista con THEOREMA

THEOREMA nasce da un’idea molto particolare: trasformare ogni canzone in un piccolo “teorema emotivo”. Quando hai avuto questa intuizione e quanto è importante per te avere un concept così preciso dietro la tua musica?

Cercavo un nome per il progetto. Volevo qualcosa che non fosse solo bello da sentire, ma che avesse anche un senso per me.

A un certo punto ho pensato a THEOREMA, perché dentro c’è anche una parte del mio nome, Matteo, e perché mi piaceva l’idea del teorema: una cosa che parte da un punto e prova ad arrivare a una conclusione.

Mi sono accorto che anche le canzoni, per me, funzionano un po’ così. Spesso parto da una frase, da un pensiero o da un’emozione. Da lì nasce il titolo del brano, che diventa il “teorema” che provo a spiegare attraverso il testo.

Per me avere questo concept è importante perché mi dà una direzione. Non voglio fare canzoni tutte scollegate tra loro: mi piace l’idea che ci sia un filo, un modo riconoscibile di raccontare quello che vivo e quello che sento.

“Nessuno Come Te” parla di attesa, mancanza e del bisogno di sentirsi scelti. Quanto c’è di autobiografico in questo primo singolo?

Direi che c’è molto di autobiografico in “Nessuno Come Te”. Anche se non racconta una storia precisa dall’inizio alla fine, nasce da qualcosa di vero, da sensazioni che ho vissuto.

Parla di quei momenti in cui aspetti un segnale da una persona e inizi a pensare troppo. Ti chiedi se per l’altra persona tu conti davvero quanto lei conta per te. Secondo me è una situazione in cui ci si può ritrovare facilmente alla mia età, ma credo che in realtà valga un po’ per tutti.

C’è tanto di mio nel racconto, ma quando scrivo non voglio chiudere tutto dentro la mia storia personale. Parto da un’emozione che conosco, poi cerco di trasformarla in una canzone in cui anche gli altri possano riconoscersi. I primi a cui faccio ascoltare i miei brani sono spesso i miei amici, e mi interessa molto capire se quello che scrivo arriva anche a loro.

Per questo direi che è autobiografica più nelle emozioni che nei dettagli.

Hai solo diciassette anni ma hai già vissuto esperienze importanti, come la finale nazionale di Sanremo Rock con i Morninglory. Quanto ti ha cambiato salire sul palco dell’Ariston?

Salire sul palco dell’Ariston è stata un’esperienza fortissima, soprattutto a diciassette anni. Però più che cambiarmi, credo mi abbia dato consapevolezza.

Con i Morninglory avevamo già suonato diverse volte dal vivo, ma nulla di paragonabile al palco dell’Ariston. La cosa che mi ha segnato di più, in realtà, è stato il percorso che ci ha portati fino a lì.

Fino alla decisione di partecipare a Sanremo Rock avevo scritto solo brani in inglese. Quel contest, invece, mi ha spinto a provare a scrivere in italiano, e da lì è nata “Come Roma”, la canzone che ci ha portati in finale. Anche se poi la band si è sciolta prima di pubblicare altro materiale in italiano, avevamo diversi pezzi in lavorazione e quella scrittura mi aveva già aperto una strada nuova.

Scrivere in italiano mi ha fatto capire che potevo arrivare in modo più diretto alle persone. I testi sono diventati più intimi, più personali, forse meno legati solo all’energia rock e più vicini a un mondo pop, emotivo, cantautorale.

Quindi sì, l’Ariston è stato un momento importante, ma la cosa più grande che mi ha lasciato è stata questa: capire che potevo raccontarmi meglio in italiano e con una scrittura più pop. A ripensarci, credo che da lì sia iniziato davvero il percorso che poi mi ha portato a THEOREMA.

Prima eri all’interno di una band rock, oggi invece hai scelto un percorso solista più intimo e personale. Qual è stata la differenza più grande che hai sentito nel passaggio ai THEOREMA?

Credo che la differenza più grande sia stata proprio quella di cui parlavo prima: con la scrittura in italiano ho iniziato a sentire il bisogno di raccontarmi in modo più diretto.

Con i Morninglory c’era l’energia della band, il suono rock, il confronto con gli altri. È stata una parte importantissima del mio percorso e mi ha fatto crescere tanto.

Con THEOREMA, invece, sto seguendo una strada più personale. Non la vedo come una rottura con quello che c’era prima, ma come un’evoluzione naturale: ho semplicemente iniziato a cercare una voce più mia, più vicina a quello che sono adesso e alle cose che voglio raccontare.

Nel tuo modo di scrivere sembra esserci molta attenzione alle emozioni adolescenziali, ma senza renderle mai superficiali. Pensi che oggi la tua generazione abbia ancora bisogno di canzoni sincere in cui riconoscersi?

Sì, penso di sì. Secondo me alla mia età si vivono tante cose in modo fortissimo, anche quelle che da fuori possono sembrare piccole o normali. Tutto sembra quasi amplificato.

Quando racconto emozioni adolescenziali non intendo solo tristezza o malinconia. Intendo tutto: l’amore, l’attesa, la rabbia, la confusione, la voglia di sentirsi scelti, ma anche l’entusiasmo, la leggerezza, la spensieratezza e i momenti con gli amici. Quei momenti in cui ti sembra che una cosa possa cambiarti la giornata, o anche qualcosa di più.

Oggi siamo abituati a scherzare su tutto, a fare finta che certe cose non ci tocchino troppo, anche perché sui social sembra sempre che devi essere leggero, veloce, distaccato. Però le emozioni ci sono, e quando ci sei dentro non sono mai superficiali.

Per questo credo che servano ancora canzoni sincere. Non per forza canzoni tristi, ma canzoni che dicano le cose in modo vero, senza vergognarsi troppo. A me piace scrivere partendo da quello che sento, e se qualcuno della mia età ci si riconosce, per me è una delle cose più belle.

Il nome THEOREMA unisce qualcosa di razionale, quasi matematico, a una scrittura molto emotiva. Come convivono questi due lati nella tua musica?

Secondo me convivono proprio perché sono opposti.

La parte più razionale è il tentativo di dare una forma a quello che sento. Quando scrivo, spesso parto da qualcosa di confuso: un pensiero, una sensazione, una frase che mi resta in testa. Il lato “teorema” serve a mettere un po’ d’ordine, a trovare un titolo, un punto da cui partire.

Poi però la canzone resta emotiva, perché quello che provo non è mai davvero ordinato o matematico. Il testo non deve spiegare tutto in modo perfetto, deve solo provare a raccontare quello che succede dentro.

Mi piace questa cosa: usare un’idea quasi razionale per parlare di emozioni che invece sono spesso disordinate, intense, difficili da capire. THEOREMA nasce proprio da lì, dal bisogno di trovare una forma a qualcosa che, in partenza, una forma non ce l’ha.

Musicalmente “Nessuno Come Te” si muove tra indie pop italiano e sonorità molto emotive. Quali artisti o riferimenti hanno influenzato maggiormente il tuo immaginario?

Ascolto musica di artisti abbastanza diversi fra loro. Per quanto riguarda la scrittura in italiano, mi piacciono molto Fulminacci, Tommaso Paradiso, Gazzelle, Calcutta e Cremonini. Ognuno in modo diverso riesce a raccontare cose semplici, quotidiane, ma facendole diventare emotive e riconoscibili.

Poi ho anche riferimenti internazionali molto forti. I Beatles, Michael Jackson e Bruno Mars per me sono esempi enormi di scrittura, melodia e identità artistica. Mi piacciono molto anche i Coldplay e The Weeknd, per il modo in cui riescono a creare atmosfere molto riconoscibili e allo stesso tempo popolari.

Accanto a questo ascolto anche cose più rock e alternative, come Yungblud, The Struts, Inhaler e Nothing But Thieves. Mi piace la loro energia, ma anche il fatto che dentro canzoni molto forti ci sia sempre una grande attenzione alla melodia e all’emozione.

Con THEOREMA penso che tutte queste influenze entrino in modo naturale. Da una parte c’è il bisogno di scrivere in italiano in modo diretto e personale, dall’altra mi porto dietro una certa energia pop-rock e internazionale. In “Nessuno Come Te” ho cercato proprio questo equilibrio: una canzone emotiva, semplice da capire, ma con un’intensità che resti addosso.

Nei tuoi brani il testo sembra avere un ruolo centrale. Parti prima dalle parole o dalle melodie quando costruisci una canzone?

Per me il testo è molto importante, perché è la parte che dà davvero senso alla canzone. Però non lo vedo separato dalla melodia: una frase può essere bella, ma se non suona nel modo giusto perde forza.

Come ti dicevo prima, spesso parto da una frase, da un pensiero o da un’immagine che mi resta in testa. A volte quella frase arriva già con una melodia, anche solo accennata, e da lì inizio a costruire il brano. Altre volte invece parto da un giro, da un’atmosfera, e poi cerco le parole giuste per raccontare quello che sto sentendo.

Quindi direi che parto spesso da un’idea emotiva. Poi parole e melodia crescono insieme, fino a quando sento che stanno dicendo la stessa cosa.

Hai raccontato che le tue canzoni nascono da dubbi, desideri e contraddizioni. C’è una paura o un pensiero che senti particolarmente presente nella tua generazione e che vorresti raccontare nei prossimi brani?

Credo che una paura molto presente sia quella di non sentirsi mai abbastanza.

Nei miei brani torno spesso sulle relazioni sentimentali, perché secondo me sono uno dei posti in cui alla mia età vengono fuori più dubbi e contraddizioni. Quando provi qualcosa per qualcuno, non è mai tutto semplice, anche quando sembra semplice.

A volte basta pochissimo per andare in paranoia: un messaggio che non arriva, una risposta diversa dal solito, un silenzio, una frase capita male. Sono cose piccole viste da fuori, ma quando ci sei dentro diventano grandi.

Nei prossimi brani mi piacerebbe continuare a raccontare proprio questo: il bisogno di essere visti davvero, la paura di non contare abbastanza, il desiderio di essere scelti, ma anche tutta la confusione che nasce quando i sentimenti non sono chiari.

Per me scrivere serve anche a questo: prendere pensieri che sembrano confusi e trasformarli in una canzone in cui magari qualcun altro può riconoscersi.

Questo è solo il primo capitolo del progetto THEOREMA. Che tipo di universo sonoro ed emotivo immagini per i prossimi singoli?

“Nessuno Come Te” è il primo capitolo, ma ci sono già altri brani in lavorazione, alcuni anche registrati e in fase di mixaggio. Senza fare troppi spoiler, posso dire che non saranno solo canzoni malinconiche o intime: ci saranno anche pezzi più leggeri, più energici, più pop, sempre però con un’identità riconoscibile.

Mi piace l’idea che ogni brano possa essere una parte diversa dello stesso mondo. Alcune canzoni magari saranno più emotive, altre più immediate, altre ancora più vicine all’energia che mi porto dietro dai miei ascolti rock e internazionali. Però il punto resta sempre lo stesso: raccontare qualcosa di vero, qualcosa che parte da me ma che può arrivare anche agli altri.

Non voglio fingere di avere già tutto chiarissimo. So solo che ho voglia di scrivere, di far uscire nuova musica e di vedere dove può arrivare questo progetto. Per ora mi interessa restare me stesso e continuare a fare canzoni che sento davvero mie.

Il punto della Redazione

Con THEOREMA, Matteo Di Fede prova a costruire qualcosa di raro per la sua età: un progetto che non si limita al singolo brano, ma che cerca fin dall’inizio un’identità precisa e riconoscibile. L’idea del “teorema emotivo” non appare come una semplice trovata estetica, ma come un modo coerente di trasformare pensieri e fragilità in scrittura.

“Nessuno Come Te” mostra già una direzione chiara, sospesa tra indie pop italiano e sensibilità cantautorale, con una scrittura che punta più sull’autenticità che sull’effetto immediato. Colpisce soprattutto la volontà di raccontare emozioni adolescenziali senza renderle caricaturali o superficiali, lasciando spazio anche a dubbi, paranoie e contraddizioni che spesso nella musica pop vengono semplificati.

La sensazione è che THEOREMA sia ancora all’inizio del suo percorso, ma con basi già molto solide: una visione, un immaginario definito e la voglia di trovare una voce personale senza inseguire formule preconfezionate. E forse, proprio per questo, il progetto riesce già a sembrare sincero.

Segui THEOREMA su Instagram.


, , ,

1 Response

  1. Dal brano si percepisce la sensibilità musicale e personale di questo giovane che in modo maturo ha trovato un buon equilibrio tra emotività e razionalità. Inutile dire che mi piace moltissimo la sua canzone, adesso non vedo l’ora di sentire il prossimo brano!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *