“RE/START”, dieci anni dopo Moreno racconta il suo nuovo inizio

2 Feb , 2026 - NEWS

“RE/START”, dieci anni dopo Moreno racconta il suo nuovo inizio

Dopo dieci anni di silenzio discografico, Moreno torna con RE/START, un progetto che è molto più di un nuovo disco. È un punto di svolta, un reset consapevole che attraversa successi, cadute, distanze dal palco e una lunga ricerca personale e artistica. Un album che nasce dal movimento: fisico, emotivo e creativo, tra Brasile, Polonia, Argentina, Giappone e diverse città italiane, fino a trovare una nuova direzione.

RE/START raccoglie questo percorso in 16 tracce intense e autentiche, costruite come un racconto unitario di rinascita. Un lavoro corale che unisce hip hop, pop e sonorità urban, arricchito da collaborazioni italiane e internazionali che vanno da Clementino e Tormento fino ai protagonisti della scena brasiliana come MC Guimê ed Enzo Bala. Al centro resta l’idea di amicizia come valore fondante, legami che resistono al tempo e ai momenti più complessi.

In questa intervista, Moreno si racconta senza filtri: il significato profondo di RE/START, il rapporto con il passato, la pressione delle aspettative, il bisogno di rimettere ordine e tornare al comando. Un dialogo che attraversa musica, identità e resilienza, e che segna l’inizio di una nuova fase della sua storia artistica.

L’intervista con Moreno

RE/START arriva a dieci anni di distanza da Slogan. In che momento hai sentito che non si trattava solo di tornare con un disco, ma di dover davvero “ripartire” come uomo e come artista?

Guarda, sento molti che parlano di un’esigenza di ripartire quando a mio parere non mi sono mai fermato e soprattutto come uomo magari l’artista può avere dei momenti anche per la ricerca per esigenze o per tanti motivi di allontanarsi da qualcosa in questo caso io mi ero semplicemente fermato per quanto riguarda un’uscita discografica come album, ma ho continuato Come autore come live con pezzi del mio repertorio. Adesso ci sta bene quel trend non creato da me che il 2016 è il nuovo 2026 diciamo che era il momento giusto anche per i featuring che mi sono stati chiesti le uscite che che ho fatto le giurie di Freestyle riparte partecipare dei contest, anche come partecipante mancava soltanto un album.

Il progetto nasce dopo anni di viaggi e lavoro in luoghi molto diversi tra loro, dal Brasile al Giappone. Quanto questi spostamenti hanno inciso sul tuo modo di scrivere e di guardare te stesso?

Sì è un vero e proprio viaggio anche perché prima dell’album mi era stato chiesta una collaborazione con un rapper colombiano poi successivamente con un rapper albanese e infine anche con i nostri prima Leonardo Lamacchia e poi con Marvin e prezioso che comunque il primo avendo scritto anche per dei big enormi e Andrea e Marvin hanno fatto delle hit dal sapore internazionale. Questo è stato l’inizio del viaggio che è continuato invece Andando poi a richiamare quelle che sono la mia città natale Genova dove ho girato il video di pre/giudicato o Torino con gli scratch sempre all’interno dello stesso di Rino Double S dj anche di Fabri Fibra per poi Napoli con Clementino Milano con DANTI la Calabria in generale Milano con Tormento e poi ripartire per l’Europa con la Polonia di Janusz Walczuk le origini di Tish Serbe e Favij che lo reputo in una bandierina come hai detto anche tu nel Giappone, visto che l’ho visto spesso lì e il pazzo comunque va a parlare di videogame, dove nel mondo manga comunque il mondo che mi affascina anche dei videogiochi del collezionismo, il Giappone direi che è il posto uno dei posti che primeggia in questo per poi invece andare oltre oceano fino al con Ada Reina presente nel pezzo proprio con Clementino e le sue origini argentine e i tre featuring brasiliani di Enzo Bala Pele Milflows flow con la quale sono uscito anche oltre che nel mio album anche per lui in Brasile con il pezzo Gringo e l’eccellenza MCGuime soddisfazione poterlo avere all’interno del mio album.

Nel disco parli spesso di cadute, silenzi e momenti lontani dal palco. Cosa è stato più difficile da affrontare in questi dieci anni: l’assenza del pubblico o il confronto con te stesso?

Ma parlo sia di cadute ma anche di tutte le volte che uno si rialza dalle stesse, come ti ho detto non mi sono mai fermato e se ho continuato a lavorare senza penare troppo, perché il pensiero di un tutto esaurito mi rende tutto esaurito anche se l assenza del grande pubblico per chi sá di poterlo gestire manca sempre. Grazie hai Social lo gli eventi che ho fatto sono grazie al mio zoccolo duro e quindi ti dirò… no le difficoltà sono altre all’interno di questa Montagna Russa dove nasce come una passione diventa un lavoro e all’interno di questo gioco del rap o comunque del dell’industria discografica ci sono tante difficoltà e forse è la gestione proprio del tutto la più grande difficoltà e acquisire consapevolezza di questo almeno per quanto mi riguarda di questa bomba che ti esplode, serve anche del tempo proprio per imparare a riprendere in mano la propria vita e rimettersi sul sul binario della passione, anche se questo comporta avere delle rinunce o più tempo di quello che uno si aspettasse per farlo, ciò che posso dirvi è ascoltatevi il disco, a mio parere c’è stata anche un po’ di superficialità in tutto le persone che erano abituate magari a seguirmi in un determinato tipo di contesto che è quello diciamo di accendere la TV o sentirmi alla radio, ma non c’è più tanta cura e e attenzione nelle cose, quindi non mi sento io di aver lasciato chissà quanto mancanza ma magari che le persone si siano anche focalizzate su altro e mettere fuori un album, nuovo materiale e lavorare a nuove cose era l’unico modo per fargli rispondere, con la musica.

RE/START è pieno di metafore legate al mondo tech e gaming: reset, backup, reboot. Da dove nasce questa scelta narrativa e cosa rappresenta per te oggi l’idea di “premere restart”?

Perché sono un albero come un gta ! ( non lo puoi abbattere ) e perché amo quel mondo fin da piccolo e anche nel brano videogame ho citato tutti i giochi della mia epoca e anche quello del manga o del collezionismo. Re slash start una ripartenza da Re o un Re Una Star e una T che ricorda una croce come se questo re delle rime fosse stato anche messo in croce e per questo deve premere quel tasto.

Il disco è anche un lavoro corale, costruito con amici prima ancora che con collaboratori. Che valore ha avuto l’amicizia nel tenerti in piedi nei momenti più complessi del percorso?

Sicuramente clementino e Ada Reina per il brano “ah però soda” danti in “cosa succede” o djdoubleS e Andrea la greca nel brano
pre/giudicato erano già mie amici ed è stato bello chi per la prima volta chi come Clemente e Rino avere la possibilità di collaborarci di nuovo.
Gli altri più o meno o li conoscevo di nome o di vista e si sono instaurati anche dei rapporti di amicizia che vanno aldilà del rispetto artistico e viaggi che sicuramente rifarò e aspetterò che mi vengano a trovare come è già successo per fargli conoscere le nostre bellezze e trarre da quelle good vibes ispirazioni per nuova musica e i momenti più complessi del percorso si affrontano così andando a conoscere nuove culture e accogliere gli altri nella nostra con la fame di sapere e di ascoltare e ascoltarci.

Le collaborazioni internazionali, soprattutto con la scena brasiliana, sono molto presenti. Cosa ti ha insegnato il confronto con artisti e culture così lontane da quella italiana?

Io in un’altra vita penso di essere stato brasiliano !
Per le mie qualità in freestyle e anche calcistiche mi sono mischiato benissimo tra loro e grazie al a Max Kleinz che ha seguito un po’ tutto il disco ed è brasiliano mi ha fatto conoscere prima Enzo e poi Pelé che successivamente ho sentito e sono andato a trovare in Brasile dove ho girato anche dei video e ho conosciuto mc Guime con la quale ho collaborato a mia volta ed è stato
bellissimo immergermi nella loro cultura e aver anche un uscita per il loro mercato con il brano gringo mi ha insegnato tanto e ho visto dopo che seguivo questa wave anche tanti colleghi lo stavano e stanno facendo

Brani come Pre/Giudicato e Blacklist sembrano due poli opposti ma collegati: uno sfogo diretto e una chiusura consapevole. Li senti come l’inizio e la fine di un cerchio personale?

Poli opposti ma collegati mmmh ci sta…
Infatti uno apre e uno chiude ! Non può essere la fine di uno cerchio ma un nuovo inizio che non
só dove mi porterà

In tracce come Sex love hate out c’è anche un forte valore simbolico, soprattutto nel featuring con Tormento. Quanto contano per te le radici e i riferimenti che ti hanno formato come rapper?

Tantissimo.
E infatti anche nel disco tra scratch, mostri sacri, writing nei video e riferimenti alle disciplina cerco sempre di rispettare quella che è una vera e propria cultura e sono le mie radici e quello che mi ha fatto venire la voglia di inziare come l’aria cronica o Napoli manicomio

RE/START mescola hip hop, pop e urban senza mai sembrare un compromesso. È stato difficile trovare l’equilibrio tra identità rap e voglia di sperimentare?

E bello sperimentare e mettersi in gioco e ho volutamente spaziato tra rap, pop urban, phonk e cassa dritta proprio perché non ho paura di pensare che possa sembrare un compromesso o che debba per forza essere alla ricerca del pezzo che vogliono gli altri che ci vuole in quel periodo, in quella stagione, ma fare quello che mi sento.

Se dovessi riassumere RE/START non come album ma come fase della tua vita, che parola useresti per descrivere il Moreno di oggi rispetto a quello di dieci anni fa?

Leggenda

Il punto della redazione

RE/START non è solo un ritorno discografico, ma la fotografia nitida di un artista che ha scelto di attraversare il tempo invece di rincorrerlo. In questo dialogo, Moreno mostra una consapevolezza nuova, costruita tra viaggi, silenzi, amicizie e una visione della musica che resta profondamente legata alla cultura hip hop ma libera da qualsiasi gabbia. Non c’è nostalgia, né bisogno di giustificarsi: c’è la lucidità di chi ha perso, imparato, rimesso ordine e deciso di tornare a parlare con la musica.

RE/START è il punto in cui passato e presente smettono di farsi la guerra e iniziano a dialogare. Un album che non chiede permesso, che non cerca scorciatoie e che mette al centro l’identità, prima ancora del risultato. Più che un comeback, è una dichiarazione di esistenza: Moreno è ancora qui, con la stessa fame di allora e una coscienza molto più solida. E se questo è davvero un nuovo inizio, la direzione è appena stata tracciata.


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