Peppo racconta “Ci ho messo tutta l’anima”

1 Apr , 2026 - EMERGENTI

Peppo racconta “Ci ho messo tutta l’anima”

Con “Ci ho messo tutta l’anima”, il cantautore genovese Peppo inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico, mettendo ancora una volta al centro la scrittura e il racconto emotivo. Il singolo, in uscita il 3 aprile, si muove su un terreno delicato: quello della fine di una relazione osservata con lucidità, quasi da fuori, dove sono i dettagli più piccoli a raccontare ciò che resta.

Nel brano, Peppo costruisce una narrazione fatta di immagini intime e quotidiane, trasformando oggetti e abitudini in tracce vive di un amore passato. Tra memoria e distanza emotiva, emerge un racconto sospeso, in cui due persone diventano estranee pur conoscendosi profondamente. Un approccio che unisce sensibilità cantautorale e uno sguardo contemporaneo, sostenuto da una produzione essenziale ma ricercata, capace di amplificare il peso delle parole senza mai sovrastarle.

Classe 2000, cresciuto tra i vinili di Lucio Dalla e Franco Battiato, Peppo porta avanti una ricerca personale che mescola tradizione e presente, costruendo negli anni una community sempre più attenta alla sua autenticità artistica. Dopo i primi brani e la collaborazione con Cvlto, fino alla viralità di “La tua storia” nel 2025, questo nuovo singolo rappresenta un ulteriore passo verso una definizione chiara e riconoscibile del suo linguaggio.

In questa intervista entriamo dentro l’universo di Peppo per approfondire la nascita di “Ci ho messo tutta l’anima”, il suo modo di raccontare le emozioni e la direzione del suo nuovo progetto.

L’intervista con Peppo

Quando hai capito che le parole sarebbero diventate il tuo modo principale per raccontarti?
Prima di tutto nasce la passione per la scrittura e poi per il canto, di conseguenza a 17 anni ho iniziato a sfogarmi attraverso la scrittura e poi ho trovato nella voce il mezzo per comunicare il mio modo di osservare il mondo alle persone.

Sei cresciuto ascoltando Lucio Dalla e Franco Battiato: in che modo senti che queste influenze vivono oggi nella tua musica?
Vivono nella mia persona, nella sensibilità che ho sviluppato, anche grazie a loro, di osservare e di percepire quello che mi circonda e di conseguenza anche nella mia musica. In quanto individuo che vive insieme ad altri individui e che soprattutto si fa influenzare da altri individui, l’essere cresciuto con questi esempi mi ha fatto capire, tra le tante cose, la bellezza delle storie raccontate attraverso la musica. La storia descritta in una canzone è sempre la stessa, ma gli ascoltatori attraverso il loro punto di vista danno interpretazioni diverse.

“Ci ho messo tutta l’anima” racconta la fine di una relazione con uno sguardo quasi esterno: perché hai scelto questo punto di vista così distaccato ma allo stesso tempo emotivo?
L’idea che sta alla base di questo progetto, che spero di poter pubblicare integralmente, nasce proprio da un cambio di prospettiva. Mi interessava molto la possibilità di partire da alcune mie problematiche personali per arrivare a qualcosa di più ampio, provando a leggerle come parte di un disagio generazionale.
Parlando con amici e coetanei ho iniziato a riconoscere nelle loro parole e nelle loro esperienze le stesse paure che sentivo mie. Questo mi ha fatto sentire meno solo e mi ha fatto capire quanto certe insicurezze siano condivise.
Nei contenuti, infatti, mi trovo al cinema a osservare le persone intorno a me: è proprio lì che riconosco quelle stesse paure anche negli altri, come se la mia esperienza individuale trovasse un riflesso negli sguardi e nei comportamenti di chi mi circonda. Di fatto sto parlando di me attraverso gli altri e, legandoci sempre al discorso del punto di vista, la trovo una cosa molto affascinante: cambia il punto di vista ma la storia rimane quella.

Nel brano i dettagli quotidiani hanno un ruolo fortissimo: quanto è importante per te partire da immagini semplici per costruire un racconto universale?
Qui c’è un tema a cui tengo molto, ovvero il social e il sociale. Sto facendo l’ultimo esame di Microeconomia all’università e, pur essendo un tema strettamente razionale, ti dà dei modelli che semplificano il mondo e offrono spunti molto interessanti. Krugman, che è un premio Nobel in economia, spiega la differenza tra social e sociale: il sociale accetta l’imperfezione, il social tendenzialmente la nasconde; il social favorisce tramite algoritmi ciò che già funziona, il sociale dà speranza a chi ancora non ha avuto risultati; il sociale tiene viva la mente, il social la rende schiava. Di conseguenza il sociale ti spinge a vivere, ad osservare.
Questo, che sembra un pippone, vi giuro che mi ha fatto notare l’importanza dei dettagli semplici. Il social ti porta a camminare con la testa bassa, a non guardarti intorno. In realtà credo che l’essenza sia proprio quella di osservare, di notare elementi, dettagli, e questo alle persone arriva. Le persone sono vive nel sociale, piangendo nei teatri, urlando ai concerti, il resto è effimero.

Il titolo del singolo trasmette una consapevolezza più che un rimpianto: cosa significa per te “averci messo tutta l’anima” oggi?
Significa sbagliare con la propria testa piuttosto che essere pilotati da altri, significa morire pur di fare ciò che ti fa stare bene. Questo, a grandi linee, è il tema del progetto più ampio. Significa farsi rifiutare da 100 etichette senza perdere mai la consapevolezza. Mettercela tutta per fare ciò per cui esisti.

A febbraio 2025 “La tua storia” è diventata virale: quanto ha cambiato il tuo percorso e il modo in cui vivi la musica?
È cambiato il fatto che sono riuscito a guadagnare i primi soldi con la musica, pochissimi, e che le persone iniziano a capire che dentro ho troppe cose che devo tirare fuori. Spero di averne la possibilità.

Hai costruito una community molto affezionata sui social: quanto conta per te questo rapporto diretto con chi ti ascolta?
Il fatto di avere, anche se poche, persone che si interessano mi dà tantissima energia. Fare musica richiede davvero tanto sforzo, potrebbero essere mille i motivi per smettere, però poi alla fine senza non sto bene. Vorrei che le persone capissero che il loro supporto potrebbe realmente cambiarmi la vita. Spero possano apprezzare questi brani.

La produzione del brano è molto delicata e lascia spazio alla narrazione: quanto lavori in studio per trovare il giusto equilibrio tra suono e parole?
Negli ultimi sette mesi ho iniziato a lavorare al mio progetto insieme a Daniele Celli, in arte Dab, un produttore genovese. Prima non ci conoscevamo, ma ci siamo trovati subito: è nato un rapporto molto naturale, quasi senza bisogno di dirci nulla.
Condividiamo la stessa voglia di fare musica e la stessa disponibilità a fare sacrifici per portare avanti ciò che ci piace davvero, nonostante lui abbia gusti musicali un po’ diversi dai miei. Speriamo che questa ricerca possa arrivare anche alle persone che ascolteranno il progetto.
Daniele suona molti strumenti, io mi arrangio e suonicchio un po’, e ci siamo ritrovati a costruire questo lavoro partendo da due punti fermi: le parole e gli strumenti. Da lì abbiamo sviluppato tutto il resto.
L’idea è quella di rimanere nel territorio del pop, ma cercando allo stesso tempo di valorizzare la nostra passione per gli strumenti e per la scrittura, mettendo un po’ da parte certi suoni che oggi si sentono ovunque e che spesso risultano troppo costruiti.

Hai già avuto diverse esperienze live importanti, fino alla Milano Fashion Week: che tipo di artista sei sul palco rispetto a quello che emerge nei tuoi brani?
Ma guarda, in realtà sono molto contento della gavetta che sto facendo e mi rendo conto che un brano è bello quando mi diverto a cantarlo live. La cosa più bella è che non ho quella paura di cantare dal vivo, ma la trovo una cosa molto divertente. Sul palco cerco di portare la mia parte più umana, che la piattaforma cancella un po’.

“Ci ho messo tutta l’anima” è il primo capitolo di un nuovo progetto: cosa possiamo aspettarci da questo percorso e dove vuoi arrivare con la tua musica?
Questo brano anticiperà l’uscita di altri due singoli e, spero, anche di un EP. È un progetto che segue un percorso tutto suo, ma non voglio raccontarvelo ora per non annoiarvi troppo.
Spero di riuscire a vivere di musica e di continuare a sviluppare sempre di più la mia parte autoriale, a cui nell’ultimo periodo sto dedicando davvero molto tempo.

Il punto della Redazione

Peppo si muove in uno spazio preciso, dove la scrittura non è solo un mezzo ma una necessità. In “Ci ho messo tutta l’anima” non cerca soluzioni né effetti, ma prova a fermare quel momento sospeso in cui tutto è già successo, ma continua a restare addosso. È lì che costruisce il suo racconto, tra dettagli minimi e una lucidità che non rinuncia alla fragilità. Quello che emerge è un artista che sente l’urgenza di dire e, in un contesto in cui spesso si rincorre ciò che funziona, la sua scelta di partire dall’osservazione e dall’imperfezione diventa quasi una presa di posizione. Se questo è solo il primo capitolo, la direzione è chiara: metterci davvero tutta l’anima, anche quando non basta, anche quando non è semplice.

peppo

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