Gli OnlyFuzz ci portano dentro “Forever Again”

15 Giu , 2026 - EMERGENTI

Gli OnlyFuzz ci portano dentro “Forever Again”

Forever Again è il nuovo capitolo degli OnlyFuzz, un brano intenso e personale che affronta una sensazione tanto comune quanto difficile da ammettere: quella di sentirsi intrappolati nella propria vita. La canzone, scritta dal frontman Mirko, racconta il momento in cui si avverte il bisogno di cambiare, ma si resta fermi, bloccati da paure, insicurezze e rimandi continui.

Più che parlare di semplice procrastinazione, Forever Again dà voce a un conflitto interiore profondo: la consapevolezza di voler fare un passo avanti senza riuscire davvero a compierlo. È un brano che unisce energia, introspezione e autenticità, trasformando lo stallo emotivo in una spinta possibile verso una nuova partenza.

Nati nel 2022 da una serata in sala prove tra amici, gli OnlyFuzz hanno costruito nel tempo un’identità sonora sporca, graffiante e istintiva, fondata sull’incontro tra distorsione e fuzz. Dopo il primo lavoro in studio Bleah! e il riconoscimento come miglior band padovana al Vicenza Rock Contest 2024, il gruppo continua a espandere il proprio percorso, portando avanti una visione musicale potente, ruvida e sempre più riconoscibile.

L’intervista con gli OnlyFuzz

Come nasce “Forever Again” e qual è stato il momento preciso in cui avete capito che questo brano doveva esistere?

“Forever Again” nasce come molte altre composizioni degli OnlyFuzz: per caso. Semplicemente, durante una sessione di scrittura, si è creato quell’interesse verso un riff di chitarra, quello iniziale, che ci ha dato fin da subito l’idea di un ingranaggio inceppato o di un orologio rotto. Tanto è bastato per darci la giusta ispirazione e farlo evolvere in quello che poi è diventato il brano definitivo.

Il pezzo parla di blocchi interiori: quanto è autobiografico e quanto invece nasce dall’osservazione di ciò che vi circonda?

Il pezzo è molto, molto autobiografico. Ci sono sensazioni che solo chi ha attraversato uno stato depressivo, o chi ha visto una persona cara attraversarlo, può capire. In questo brano abbiamo cercato di tradurre a parole nostre il sentirsi incatenati a un loop senza fine.

Nel testo si percepisce una forte tensione tra immobilità e desiderio di cambiamento: come avete lavorato musicalmente per tradurre questa sensazione?

Musicalmente parlando, l’approccio è stato molto stimolante e interessante. L’idea di base è stata quella di partire da una situazione caotica, a rappresentare un conflitto interiore, con il riff iniziale dagli accenti sincopati, suoni “strozzati” e abuso di cromatismi, per poi farla evolvere naturalmente in qualcosa di più ordinato, a rappresentare un desiderio di risoluzione. Nel finale, infatti, gli accenti tornano a cadere sui tempi forti, gli accordi si aprono su progressioni più consonanti e la batteria torna a essere ordinata.

Il vostro sound “sporco” e “marcio” è una scelta artistica consapevole o è qualcosa che è venuto naturale nel tempo?

La risposta a questa domanda è nascosta nel nostro nome, che al di là del gioco di parole definisce molto bene la nostra identità. Ripetiamo spesso scherzosamente in sala prove: “Il pulito è il suono del fallito”, senza nessuna offesa per chi usa suoni puliti, ovviamente. Si può quindi dire che sia una scelta consapevole.

Rispetto a “Bleah!” e ai vostri primi lavori, cosa rappresenta “Forever Again” nella vostra evoluzione sonora e personale?

Diciamo che potrebbe rappresentare una naturale “maturazione” della band e della strada che stiamo percorrendo. Sempre di più amiamo cercare soluzioni musicali interessanti e meno convenzionali, e sempre di più amiamo trattare argomenti personali e più introspettivi.

Quanto è importante per voi raccontare fragilità e momenti di stallo in un panorama musicale spesso più costruito?

Moltissimo. Noi crediamo fermamente che la musica sia prima di tutto un potentissimo mezzo di espressione personale e riteniamo sia molto importante che non smetta mai di dare all’artista la possibilità di esprimere quello che sente. Vedere che sempre più spesso viene ridotta a un prodotto costruito, utile solo al profitto, fa molto male.

La collaborazione con Sorry Mom! ha cambiato qualcosa nel vostro approccio alla musica o nella vostra visione del progetto?

La loro presenza, più che cambiare il nostro approccio alla musica, ci ha portato tanta maturità. Ci ha fatto capire la differenza tra il “farlo per hobby” e il “farlo seriamente”, e ci ha aiutato a comprendere molti di quegli aspetti che una band di norma sottovaluta o non considera importanti, ma che invece sono fondamentali: promozione, immagine, produzione e molto altro. La loro professionalità ci sta insegnando veramente moltissimo.

Dopo il riconoscimento al Vicenza Rock Contest, avete percepito un cambiamento nel modo in cui il pubblico o l’industria vi guarda?

Più che un vero e proprio cambiamento, ci ha portato tanta consapevolezza di essere sulla strada giusta. Sentirsi dire “bravi ragazzi”, “che stile”, “canzoni stupende” ti lascia addosso una grande soddisfazione. Ha aperto anche tante possibilità, considerando che è stato per noi il punto di contatto con Sorry Mom! e con altre band con cui abbiamo successivamente condiviso il palco.

Nei vostri live, come riuscite a trasformare un tema così introspettivo in un’esperienza energetica e condivisa con il pubblico?

Non è semplice, considerando che i nostri live di solito iniziano con: “Ciao a tutti, siamo gli OnlyFuzz e ci piace far casino”, con la giusta dose di tamarreide. Diciamo che l’interazione con il pubblico aiuta molto, soprattutto per introdurre argomenti più seri nella setlist. Ci piace parlarne e far capire che stiamo per entrare in un territorio che potrebbe toccare corde molto personali.

Se “Forever Again” fosse un punto di ripartenza, qual è il prossimo passo che gli OnlyFuzz vogliono davvero compiere, musicalmente e umanamente?

L’unico passo giusto è il passo avanti. Sia musicalmente che umanamente ci aspettiamo di maturare ed evolvere senza mai perdere l’entusiasmo di scrivere la musica che ci piace, senza preoccuparci troppo di dove ci porterà e senza mai rinunciare alla possibilità di goderci il percorso insieme.

Il punto della Redazione

Con Forever Again, gli OnlyFuzz scelgono di raccontare una fragilità reale senza addolcirla troppo, mantenendo intatta quella ruvidità che sembra essere parte centrale della loro identità. Il brano funziona proprio perché non prova a trasformare il disagio in una frase motivazionale da poster, grazie al cielo, ma lo lascia sporco, inceppato, quasi fisico.

La band riesce a unire introspezione e impatto sonoro, costruendo un pezzo che parla di blocchi interiori senza perdere energia. È una direzione interessante, soprattutto perché mostra una crescita rispetto ai primi lavori: non solo più rumore, più fuzz e più “marcio”, ma anche una maggiore consapevolezza narrativa e musicale. Gli OnlyFuzz sembrano avere chiaro il punto: continuare a evolversi senza ripulirsi troppo. E in un panorama dove spesso tutto viene levigato fino a perdere carattere, questa è già una piccola dichiarazione d’intenti.

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