Nel mondo dei Candreva, direzione “Broadway”

20 Mar , 2025 - EMERGENTI

Nel mondo dei Candreva, direzione “Broadway”



I Candreva sono nati in una fine estate del 2018 a Pisa. Dopo un paio d’anni di live, il 14 febbraio 2020 pubblicano il loro album d’esordio Supermercati, un concept synthpop sulla mercificazione delle relazioni e sulla difficoltà di costruire legami sani. Uscito per Artist First e Costello’s, il disco ha ricevuto recensioni positive da diverse riviste e webzine di settore, ed è stato portato in vari live in giro per l’italia. Ora tornano con Con il Senno di Noi, un disco più pop e funky che oscilla tra disorientamento e speranza, silenzi e voglia di essere ascoltati.

Broadway è l’ultimo singolo, uscito il 14 marzo, in anticipazione dell’album.

Il sipario si alza, le luci brillano, il pubblico trattiene il fiato. Benvenuti su Broadway, dove ogni giorno è una scena, ogni gesto un copione, ogni sorriso un riflesso studiato. Ma cosa succede quando cala il sipario? Dietro la brillantezza dei riflettori si nascondono fragilità, insicurezze, il bisogno di sentirsi visti, accettati, applauditi. Stiamo davvero vivendo la nostra storia o siamo solo comparse in un copione scritto da altri?

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Concept dell’Album

Con il Senno di Noi è un viaggio tra incertezze, silenzi e possibilità. Registrato nello studio di Michele Lai a Pisa e scritto tra il 2020 e il 2024, l’album esplora il futuro come un salto nel buio: minaccia o nuova occasione? Al centro, l’incomunicabilità. Quelle barriere invisibili di brusii che ci allontanano dagli altri, rendendo le relazioni fragili e incompiute. Solitudine, individualismo, un disperato bisogno di attenzione e amore si intrecciano in un mondo sempre più frammentato. Un disco che racconta chi siamo, tra paure e speranze. Riusciremo davvero a capirci?

Abbiamo ascoltato in anteprima l’album “Con il Senno di Noi” dei Candreva e, oltre ad averlo apprezzato, abbiamo deciso di fare loro qualche domande per capire al meglio la loro visione.


1. Dopo cinque anni di lavoro, Con il Senno di Noi è pronto per vedere la luce. Qual è stato il processo creativo dietro questo album?

Nicola (cantante): Rispetto al nostro primo disco, questo è stato un lavoro molto più ragionato e stratificato. Non posso negare che alcuni brani siano stati fortemente influenzati dal periodo della pandemia, tra il 2020 e il 2021, quando il tempo sembrava sospeso e le emozioni erano amplificate. Poi, con il ritorno ai live, abbiamo testato alcuni pezzi dal vivo e abbiamo sentito l’esigenza di rimetterci le mani. A livello musicale ci sono state molte versioni e arrangiamenti. Solo quando ogni pezzo ci è sembrato davvero “giusto” siamo arrivati alla versione definitiva, grazie anche alla produzione e al mix di Michele Lai. Ora non vediamo  l’ora che il pubblico possa ascoltarlo.

2. Il vostro primo disco, Supermercati, aveva una forte impronta synth-pop e un concept molto preciso. Come si è evoluto il vostro suono con questo nuovo lavoro?

Nicola (cantante): Supermercati era fortemente influenzato da artisti come I Cani, il primo Gazzelle, Cosmo, con un immaginario che mescolava new wave (Cure, Depeche Mode) e elettronica più spinta, tipo Moderat. Ci piaceva quella dimensione quasi algida, sintetica, che rifletteva bene il concept del disco.

Con Con il Senno di Noi volevamo un suono più caldo, più suonato, più contaminato. Siamo andati verso atmosfere funky, ispirati da artisti come Nu Genea e Fulminacci, ma anche da nomi italiani che meriterebbero di essere riscoperti, come Enzo Carella o Pino D’Angiò. Ci siamo divertiti ad aggiungere elementi più pop e glam, mantenendo sempre la nostra identità. È un disco che suona più libero, meno ingabbiato in un genere preciso.

3. Ogni canzone del disco sembra raccontare una parte di un viaggio interiore. Qual è il filo conduttore che lega tutte le tracce di Con il Senno di Noi?

Nicola (cantante): Il filo conduttore è proprio questo senso di disorientamento che accompagna molti di noi. È un viaggio che parla di solitudine, di rassegnazione, ma anche della speranza di trovare un senso, un punto di incontro con gli altri.

Alcuni pezzi nascono da esperienze personali, altri da storie che ho ascoltato da amici. C’è il rapporto con il futuro, con se stessi, con chi ci sta accanto. Il disco racconta anche di relazioni – non solo amorose, ma anche amicizie che si sgretolano, persone che smettono di capirsi. È una riflessione su quanto oggi sia difficile comunicare davvero, e su come ci ritroviamo sempre più spesso da soli, anche quando siamo in mezzo agli altri.

4. Il titolo dell’album, Con il Senno di Noi, suggerisce un’idea di riflessione sul passato. Cosa rappresenta per voi?

Nicola (cantante): Il titolo gioca ovviamente sul modo di dire “con il senno di poi”, ma qui il focus è sul noi. È una riflessione su cosa significa oggi stare in relazione con gli altri – che sia in una coppia, in un’amicizia, o anche come società.

Viviamo in un mondo in cui siamo sempre più indipendenti, ma anche sempre più isolati. Con il Senno di Noi è un modo per chiederci cosa possiamo migliorare nelle nostre connessioni, cosa possiamo cambiare di noi stessi per non cadere nella disillusione totale. È una specie di fotografia di un’epoca in cui tutti parlano, ma pochi ascoltano davvero.

5. Il vostro ultimo singolo Brusii è stato pubblicato a cinque anni di distanza dalla vostra ultima uscita, eppure ha raccolto circa 12.000 streaming in una settimana. Ve lo aspettavate?

Nicola (cantante): Sinceramente, no! Quando pubblichi una canzone, soprattutto dopo tanto tempo, non sai mai come verrà accolta. Brusii è un pezzo molto intimo, e il fatto che abbia colpito così tante persone, sia tra chi ci seguiva già sia tra chi ci ha scoperti per la prima volta, è stato davvero emozionante.

Abbiamo ricevuto messaggi bellissimi, gente che ci ha raccontato di essersi ritrovata nelle parole, nell’atmosfera del pezzo. È incredibile vedere come una canzone che nasce da un’esperienza personale possa risuonare in così tante vite diverse.

6. Abbiamo avuto modo di vedere anche il videoclip di Brusii, che ci è piaciuto molto. Come è nata l’idea del video?

Nicola (cantante): L’idea è nata insieme alla regista Laura Innocenti. Non volevamo raccontare la solita storia d’amore finita male con i soliti cliché da videoclip. Volevamo rappresentare il silenzio, la distanza, l’incapacità di comunicare in modo più simbolico e viscerale. Abbiamo giocato con immagini evocative, creando una sensazione di smarrimento e incomunicabilità. Lavorare al video è stato quasi terapeutico, perché ci ha permesso di tradurre in immagini quelle sensazioni difficili da spiegare a parole.

7. In Broadway, parlate della spettacolarizzazione della vita quotidiana, dove ogni gesto e sorriso diventano performance. Come vedete questo fenomeno nella società odierna?

Nicola: È qualcosa che viviamo tutti, volenti o nolenti. Ormai siamo tutti un po’ attori della nostra stessa vita, costantemente in vetrina, sempre pronti a cercare validazione. I social amplificano questa dinamica, e spesso finiamo per recitare anche quando non vorremmo. Broadway gioca su questa idea anche con il video, ma con un tono ironico: c’è una parte di noi che ama stare sotto i riflettori, e un’altra che vorrebbe solo scappare.

8. Qual è stato il momento più alto della vostra carriera?

Nicola (cantante): Senza dubbio per me il Woodsound Festival. Eravamo lì, in Basilicata, ad aprire per Willie Peyote insieme ad altre band, e ci sentivamo tutto tranne che pronti. Suonavamo insieme da pochi mesi. Sai quando sei su quella sottile linea tra il panico e l’euforia? Ecco, lì. Poi però sali sul palco, vedi più trecento persone davanti a te, e scatta qualcosa. Non pensi più a niente, lasci andare tutto, e suoni. E in quel momento capisci perché lo fai. Perché ti senti vivo.

 9. Ritornando al vostro ultimo singolo, “Broadway”, il palco sembra essere sia un’illusione che una forma di rifugio. Quanto pensate che la musica e l’arte in generale possano servire da “scudo” contro le difficoltà della vita?

Nicola (cantante): Se non ci fosse stata la musica, probabilmente sarei cresciuto più povero culturalmente e più cinico. Invece ho avuto come padri putativi Gaber, Bowie, De André, e meno male. L’arte è un rifugio, ma non nel senso che ti nasconde. È più una casa in cui ritrovi te stesso, e ci balli dentro.

10. Dopo la pubblicazione di Broadway, avete in programma altre uscite di singoli prima dell’album?

Nicola (cantante): Sì! Il prossimo singolo sarà Domenica Mattina. È leggero, ballabile, solare, ma nasce da un bisogno vero: ritrovare se stessi nelle piccole cose. L’ho scritto dopo una giornata da solo al mare, una scampagnata primaverile in cui ho realizzato di aver perso, quasi senza accorgermene, la confidenza con un caro amico. Eravamo stati travolti dalla vita, dagli impegni, e quei momenti bellissimi condivisi sembravano lontani. Purtroppo non mi sono più ritrovato con l’amico nonostante gli sforzi, ma è nata una canzone in più.

11. Nel disco, si percepisce un conflitto tra immobilismo e desiderio di cambiamento. È un sentimento che avete vissuto anche personalmente?

Nicola (cantante): Sempre. C’è quella lotta tra restare dove sei, perché è comodo, e andare, perché senti che devi. Cambiare fa paura, ma se non cambi, rimani fermo. Ed è una fregatura, perché anche restare fermi è un modo di perdersi.

12. L’album affronterà il tema della solitudine in un mondo sempre più frammentato. Pensate che la musica possa essere un antidoto a questa solitudine, o è semplicemente un modo per parlarne?

Nicola (cantante): Entrambe le cose. Siamo tra le generazioni più sole. La musica non ti salva, non fa miracoli. Però ti tiene compagnia. Ti fa sentire meno solo. Ci sono dischi che diventano amici. Sai quando sei in macchina, metti su una canzone e sembra parlare proprio di te? Magari non cambia niente, ma per quei tre minuti e mezzo ti senti capito.

Per spezzare davvero questa solitudine serve di più. Dobbiamo ricostruire spazi di incontro, ripensare il modo in cui viviamo insieme. La musica aiuta, ma il vero antidoto è riscoprirci negli altri, senza filtri, senza paura di essere visti davvero. E purtroppo non è più così facile.

Nik morini (Tastiera e synth): Credo che la musica possa fornirci gli strumenti per salvarci, aiutandoci a indagare meglio noi stessi, senza rimanere intrappolati nell’immobilismo né lasciandoci travolgere dai continui cambiamenti che fanno parte della nostra vita, sia esterni che interni. È uno strumento che può stabilizzarci nel flusso emotivo e creativo della nostra personalità, permettendoci di essere noi stessi, nudi e fieri nella relazione con gli altri e con noi stessi. Ecco il ruolo quasi catartico che la musica e l’arte assumono, soprattutto nella condivisione della scrittura, trasformando il personale in universale.

13. Dopo l’uscita dell’album, quali sono i vostri progetti? Possiamo aspettarci un tour?

Nicola (cantante): Sì! Partiamo il 29 marzo da Livorno, e poi passeremo per Fucecchio, Pistoia, Firenze, San Miniato e altre città. Il 26 aprile faremo il release party alla Limonaia di Fucecchio, con qualche ospite e una serata che sarà un po’ di festa. Un modo per stare insieme e per ricordarsi che la vita è più bella quando la suoni e non solo quando la subisci.

candreva

Con il Senno di Noi rappresenta per i Candreva un viaggio intenso e riflessivo, nato da anni di crescita musicale e personale. Con un suono più caldo e contaminato, il disco esplora il disorientamento, la solitudine e il bisogno di connessione in un mondo frammentato. La musica, come sottolineano Nicola e Nik, non è solo un mezzo per raccontare queste emozioni, ma anche uno strumento per comprenderle e condividerle. Ora, con l’album pronto per il pubblico e un tour imminente, la band è pronta a trasformare queste storie in esperienza dal vivo, dimostrando che la musica, oltre a essere ascoltata, si vive.

Brodway:

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