Con una voce che unisce intensità soul, delicatezza pop e uno sguardo profondamente umano, Elena Solazzi si affaccia al panorama musicale italiano con il suo primo singolo “Nel blu”. Un brano intimo e sincero, nato da una riflessione profonda sulla salute mentale, che racconta senza filtri il vissuto di chi – come lei – convive con gli attacchi di panico, trasformando la vulnerabilità in potenza creativa.
In questa intervista, Elena ci porta dentro il suo mondo: tra percorsi interiori, influenze sonore e visioni future, emergono la consapevolezza di un’artista matura e la passione di chi non ha mai smesso di credere nei propri sogni.
1. Elena, “Nel blu” segna il tuo debutto discografico. Cosa rappresenta questo singolo per te, sia dal punto di vista musicale che personale?
“Nel blu” è il mio vero debutto musicale, la mia prima espressione autentica. Prima di questa canzone ne ho scritte tante, ma lei è stata, sin dall’inizio, quella che ho sentito come LA canzone. Quella che mi avrebbe permesso di presentarmi al mondo, in modo diretto e profondamente personale.
Parla di attacchi di panico, qualcosa con cui convivo da molti anni. Ma ne parla con una luce particolare, quasi positiva. Per me, finire “nel blu” ha significato scavare dentro me stessa, andare in profondità, anche dove non sapevo di poter arrivare. Mi ha costretta a farmi domande difficili, ad ascoltare le risposte. È come se mi avesse chiuso gli occhi per lungo tempo, solo per farmi trovare la mia luce. Fortissima.
Ma non solo la mia. È anche la luce di tutte quelle persone che, come me, soffrono di attacchi di panico. A volte ci definiscono fragili, ma la verità è che siamo persone stra-ordinarie, fuori dall’ordinario. Certo, possiamo imparare a gestire questa sensibilità, ma resteremo sempre quelli che sentono “tutto, sempre, troppo”. E se non viviamo in linea con quello che sentiamo, troveremo comunque un modo per farlo. Prima o poi.
2. Il brano fonde pop, soul, elettronica e folk. Come descriveresti il tuo stile musicale e come sei arrivata a questa fusione di generi?
Non amo definire il mio stile musicale, perché limitarlo a un solo genere significherebbe perderne l’essenza. Certo, ha radici nel pop e nel soul, anche per i colori della mia voce, ma è il risultato di un percorso fatto di ascolti e influenze diverse, in continua evoluzione.
In questo momento, il mio sound rispecchia la mia personalità e le mie emozioni: cambio direzione a seconda di ciò che sento e di quello che voglio esprimere. Se una canzone ha bisogno di un tocco folk, allora sarà folk. Se invece l’atmosfera richiede un suono più elettronico, allora seguirò quella strada. Alla fine, cerco sempre di restare fedele al mio sentire, lasciando che ogni brano trovi il suo spazio naturale.
3. La canzone sembra essere molto intima e viscerale. Qual è stato il processo creativo che ti ha portato a scrivere “Nel blu”?
È nata alla tastiera, come la maggioranza delle mie canzoni. Alla fine di un periodo molto intenso (2022, la “fine” del Covid) in cui probabilmente ho sentito la necessità di liberarmi da quel peso che portavo dentro da troppo tempo.
Un tabù, quello degli attacchi di panico o della salute mentale in genere, che non dovrebbe assolutamente esserlo. Dunque un giorno, alla tastiera, ho schiacciato le prime due note e mi piacevano. È nata subito la prima frase dell’intro, poi è nata tutta, supportata dal preziosissimo aiuto tecnico, dal punto di vista armonico, di Paolo Principi. La fase embrionale però è stata velocissima. Credo in un paio d’ore. Dopodiché, invece, ci sono voluti quasi 3 anni per farla definitivamente volare.
4. In che modo la tua formazione artistica e il tuo background in interpretariato hanno influenzato il tuo approccio alla musica e alla scrittura dei testi?
Il mio percorso universitario mi ha permesso di avere un occhio più ampio sulla vita in generale. La mente più aperta, meno giudicante. Con gli anni ho imparato a giudicare meno perfino me stessa. E credo che questa sia stata la svolta.
5. “Nel blu” parla di come ciò che spesso giudichiamo debolezza ci renda unici e straordinari. Puoi approfondire questo messaggio e raccontarci come è nato il concetto alla base del brano?
“Nel blu” è nato dalla volontà di trasformare una condizione spesso vista come una debolezza in una forza, una caratteristica che ci rende unici.
Gli attacchi di panico, che sono al centro del brano, sono qualcosa con cui convivo da anni. Inizialmente, li ho vissuti come un limite, qualcosa che mi isolava e mi faceva sentire diversa. Ma col tempo ho capito che questa sensibilità, questo modo di sentire “tutto, sempre, troppo”, è anche un dono.
È un po’ come se questa fragilità mi avesse spinta a guardarmi dentro, a scavare dove forse altrimenti non sarei mai andata. Mi ha costretta a conoscermi in profondità, a trovare la mia luce anche nel buio.
Da qui è nato il concetto del brano: celebrare quella sensibilità che spesso ci fa sentire fuori posto, ma che in realtà ci rende stra-ordinari, capaci di cogliere sfumature che altri potrebbero non notare mai.
In fondo, è un invito a guardarsi dentro con più gentilezza, a vedere quella luce che magari teniamo nascosta, ma che è sempre lì, fortissima.
6. Hai avuto esperienze formative con alcuni grandi maestri della musica come Bungaro, Giuseppe Anastasi e Joey Blake. In che modo queste esperienze hanno plasmato la tua carriera e il tuo approccio alla musica?
Mi hanno portato all’essenza. Mi hanno permesso di vedere che togliere, a volte, è meglio che aggiungere. Anche nella voce stessa.
Mi hanno donato uno sguardo diretto sull’essenza delle cose, di un’emozione, di un’esperienza. È così che immagino la mia musica: diretta.
7. Il tuo EP d’esordio è in lavorazione. Puoi darci qualche anticipazione su cosa aspettarci da questo progetto e su come “Nel blu” si inserisce all’interno di esso?
Nel mio primo EP c’è tutto quello che sono stata finora, un mosaico di influenze che vanno dal folk al pop, con inevitabili sfumature R&B – perché, in fondo, la mia voce è quella! Il tutto avvolto in un “vestito” elettronico, che però non considero mai una base rigida o dominante, ma piuttosto un colore, un modo per rendere l’ascolto più coinvolgente e contemporaneo.
Dal punto di vista dei testi, ogni brano è un riflesso delle esperienze che mi hanno segnata. Spesso, inizio a scrivere pensando di raccontare una delle mie “tragedie”, quei momenti difficili che sembrano insormontabili.
Ma, sorprendentemente, durante il processo creativo, mi accorgo che le parole trovano sempre una via d’uscita, un lieto fine. Scrivere, per me, è stato un percorso di guarigione e comprensione, un modo per metabolizzare e lasciar andare pensieri ingombranti senza nemmeno rendermene conto.
Per il futuro non so cosa mi aspetta, ma so questo: da bambina, quando cantavo in fondo al letto, a porte chiuse e rigorosamente al buio, non avevo sogni, ma visioni chiarissime di quello che avrei fatto e dove.
Tra un annetto, massimo, ci risentiamo e le cose saranno due: o ti manderò le foto di quelle visioni realizzate, o te le racconterò con lo stesso entusiasmo di chi non smetterà mai di sognare così forte.
8. Il singolo è stato prodotto in modo totalmente indipendente, con un approccio artigianale. Come hai scelto di lavorare con Jacopo Mazzoni (Millet) e cosa ha portato questa collaborazione al tuo progetto?
Il nome di Jacopo mi era stato fatto da una ragazza sua coetanea (Jacopo è giovane!) e sentivo che la mia necessità era quella di trovare un respiro di aria fresca per la mia musica, che da sola non riuscivo a mettere.
Perché ancora troppo legata, forse, alla musica che ascoltavo da piccola (Otis Redding, Elisa, Celine Dion, Giorgia)… volevo mantenere la mia essenza e il mio gusto, ma avvertivo la profonda necessità di evolvere accogliendo anche un qualcosa che fino a quel momento non avevo immaginato possibile per me, mantenendo alta la qualità.
Jacopo Mazzoni è stato un vero dono, sia a livello umano che professionale. Un giovanissimo talento determinato, preparato e di ispirazione.
9. Nel 2025 inizierai una tournée internazionale a bordo delle navi MSC Crociere. Cosa significa per te esibirti live in un contesto così particolare e come pensi che influenzerà la tua performance musicale?
Ti sto scrivendo dal porto di Trieste, nelle due ore d’aria che mi sono presa (e considera che sono salita solo ieri!!).
Ieri c’è stata già la prima esibizione ed è stato immediatamente tangibile lo stacco rispetto ai concerti fatti finora. Il pubblico è internazionale, arriva nel salone dove sto cantando perché sente la mia voce e sceglie di avvicinarsi ad ascoltare, non è come quando vai a suonare in un ristorante e le persone non possono andarsene perché stanno mangiando!
Qui scelgono, di ascoltare un’artista o un’altra. Ed è un grande stimolo questo, per chi come me vive di emozioni e di arte.
Nei prossimi giorni, mi auguro di trovare il mio spazio all’interno della nave o nei porti che toccherò, per scrivere nuova musica ed elaborare questa parentesi così particolare!
10. Il tuo percorso musicale è stato caratterizzato da diverse tappe ed esperienze. Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine e come vedi la tua crescita artistica nei prossimi anni?
Pubblicare il mio primo album! Portarlo in giro per l’Europa, intanto, ma non mi pongo limiti!
Vivere la vita dei miei sogni corrisponde a trovarmi a fare concerti oggi in Grecia, domani in Turchia, dopodomani in Toscana. In contesti speciali, che permettano un ascolto attento e un contatto diretto con il calore del pubblico.
Se devo sognare, sogno forte: potrei dirti che mi vedo in classifica nelle radio. Che mi vedo in TV (non ho ancora deciso in che programma però!). Insomma, cose grandi. Cose belle. Cose giuste, direi, finalmente.
CONCLUSIONE
Con “Nel blu”, Elena Solazzi non lancia solo una canzone, ma un messaggio: la fragilità non è un difetto da nascondere, ma una porta d’accesso a una profondità rara. La sua musica, costruita artigianalmente con cura e visione, è già pronta per navigare oltre i confini. E non solo perché, a bordo delle navi MSC, porterà in giro la sua voce per il Mediterraneo: ma perché, con ogni nota, Elena traccia una rotta autentica, che parla di emozioni vere. E il suo viaggio è appena cominciato.
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