Cresciuto tra i vicoli e le contraddizioni del quartiere romano di Centocelle, Meschia è un cantautore classe 2004 che sta emergendo con forza nella scena pop italiana. Partito dalla batteria e arrivato alla scrittura di canzoni, Meschia ha trovato nel pop il mezzo perfetto per raccontare emozioni autentiche, filtrate da uno sguardo attento alla quotidianità e alle sue fragilità.
Il suo nuovo singolo “Sveva” è una fotografia cruda e toccante della sofferenza giovanile: un ritratto di chi lotta in silenzio contro ansie, mancanze e la fatica di sentirsi nel posto giusto. Scritto con Valerio Casciani e prodotto da FA1, con le chitarre di Bencavendish e il mix di Pierangelo Ambroselli, il brano ha un’anima diretta e viscerale, capace di parlare a una generazione intera.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Meschia per capire meglio il suo mondo, le sue ispirazioni e il messaggio che si cela dietro “Sveva”.
L’intervista con Meschia
Che tipo di percorso personale ti ha portato dal suonare la batteria al voler scrivere e cantare le tue canzoni?
ho sentito il bisogno di dover scrivere ciò che mi succedeva durante le giornate, come una valvola di sfogo. Inizialmente ero molto insicuro, quindi tenevo ciò che cantavo e scrivevo per me. Facendo ascoltare qualcosa ai miei amici, mi dicevano spesso che si ritrovavano in ciò che dicevo e che le canzoni erano molto valide, questo mi ha fatto credere molto di più in me stesso, da lì ho iniziato a spingere seriamente. Il fatto di parlare alle persone tramite le canzoni mi piace tantissimo. La musica ha il potere di amplificare le emozioni che provi e di farti sentire meno solo.
Quanto ha influito crescere a Centocelle sulla tua scrittura e sulla tua identità musicale?
Centocelle ha influito e influisce molto tutt’ora su ciò che scrivo, qui ci sono cresciuto e ho tutti i miei amici. La maggior parte delle canzoni che scrivo nascono proprio in questo quartiere. È stata la casa anche di molti artisti affermati come Baglioni. Spesso mi ripeto “questo posto è speciale, sono nato qui perché il prossimo devo essere io”. Mi smuove e mi motiva ogni giorno.
“Sveva” è un brano molto forte e viscerale: cosa ti ha spinto a raccontare proprio questa storia?
Sveva è un brano che ho scritto quando ho lasciato l’università per concentrarmi totalmente sulla musica. In quel periodo sentivo, più del solito, il peso del mondo che mi schiacciava e la paura del futuro. Per questo ho voluto scrivere questa canzone, ma non volevo raccontarlo in prima persona, volevo che qualcuno lo facesse per me, Sveva. L’incertezza del futuro è una tematica sempre più presente tra noi ragazzi, quindi spero che chi ascolta questa canzone si senta meno solo. Sveva è il ritratto crudo di una generazione fragile ma resistente, resistente perché noi, nonostante tutto, ci aggrappiamo con le unghie e con i denti a ciò che ci spetta: il nostro futuro.
Sveva rappresenta una persona reale o è un personaggio simbolico?
Sveva è un personaggio simbolico. Come detto prima, è una ragazza che grida per tutti noi giovani.
Il brano parla di una generazione che “lotta in silenzio”: ti capita spesso di sentirti parte di questo silenzio?
Assolutamente si, purtroppo ad oggi urlare “aiuto” non è facile. Perché spesso viene sottovalutato ogni problema che si ha, e qui metto in mezzo anche “i grandi”. Spesso mi sono sentito dire “ma di cosa ti lamenti che a voi ragazzi non vi manca niente”. Molti non si accorgono che gran parte di noi giovani combatte ogni giorno con i problemi mentali, paure, paranoie e tanto altro.
Hai scelto un linguaggio molto diretto, quasi crudo. È stato difficile trovare l’equilibrio tra esprimere dolore e restare autentico?
In realtà non è stato tanto difficile, mi viene naturale scrivere in questo modo. Nella scrittura, sono stato sempre uno molto diretto, che vuole arrivare al punto e dritto allo stomaco delle persone che mi ascolta.
Com’è nata la collaborazione con Valerio Casciani e come lavorate insieme alla scrittura?
con Valerio (FA1) ci conosciamo ormai da 3 anni, io ho iniziato ad avere le mie prime canzoni prodotte proprio da lui. Ci siamo trovati subito benissimo a lavorare insieme, sopratutto a livello umano. All’inizio io dovevo trovare ancora una mia strada quindi i primi lavori sono stati più per tastare il terreno. Dopo un po’ di tempo io ho capito su cosa dovevo spingere e Vale è stato sempre pronto a cucire l’abito giusto per ogni canzone. Spesso, inoltre, Vale mi aiuta a concludere dei testi o a sistemare delle parti di scrittura.
A livello musicale, cosa ti ha spinto a lavorare con FA1 e con Bencavendish per la produzione del pezzo?
Bencavendish è una persona e chitarrista straordinario. L’ho conosciuto tramite FA1 qualche anno fa, ma solamente da poco lavoriamo insieme. Ora in ogni pezzo che facciamo non posso fare a meno delle sue chitarre che svoltano, puntualmente, la canzone.
Ti senti più vicino al cantautorato classico o alla scena urban/pop contemporanea?
Attualmente mi sento più vicino al cantautorato, probabilmente dovuto anche da ciò che sto ascoltando ultimamente. È una scena che mi piace molto ed è molto autentica.
Dopo Sveva, hai già in mente nuove uscite o un progetto più ampio in costruzione?
ci sono molti progetti in ballo ora. Sicuramente dopo l’estate farò uscire il mio secondo singolo. Devo ancora scegliere quale, ma ho molti pezzi sul cellulare che secondo me possono piacere.
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