Margherita Zerbini è una cantautrice che profuma di ricordi e di sogni in technicolor. Nata nel 1998 sulle sponde del Po, ha costruito la propria identità musicale intrecciando pop, soul e jazz, in un percorso che mescola tecnica, profondità e continua ricerca. Dopo il diploma in chitarra e canto jazz al Conservatorio “L. Campiani” di Mantova, ha iniziato a tracciare una strada originale e riconoscibile, fatta di immagini evocative, testi introspettivi e sonorità vintage ma contemporanee.
Dai primi singoli Liquore e Polvere di stelle fino all’EP Scarabocchi del 2024, la sua voce si è fatta via via più consapevole, più libera. Ma è con il nuovo singolo Luna di Lupo che Margherita spalanca davvero le porte della sua anima: un brano che racconta la tensione tra libertà e bisogno di un rifugio, tra il desiderio di scappare e la paura di restare. La metafora del cane lupo che rincorre la luna diventa simbolo potente di inquietudine esistenziale e ciclicità emotiva, in un sound che guarda al pop psichedelico e ai synth anni ’90, mantenendo saldo il legame con il suo universo soul.
Nel 2025, con un tour che la porterà in giro per l’Italia, da Bologna a Vicenza, da Parma a Rimini, Margherita Zerbini è pronta a portare il suo nuovo progetto dal vivo. Un viaggio che non è solo musicale, ma anche umano, vulnerabile e potente, come solo certe canzoni sanno essere. Oggi abbiamo il piacere di averla con noi per una intervista.
INTERVISTA
Come descriveresti con tre parole l’universo musicale di Margherita Zerbini?
Pane, Sale, Olio. Tre ingredienti semplici ma fondamentali, non ha bisogno di sovrastrutture per arrivare, ma punta a nutrire.
È un linguaggio diretto ma carico di significato, che nasce dal quotidiano. Mi piace pensare che i miei brani siano come gesti familiari, piccoli ma profondi, in grado di creare connessione e calore.
Il tuo nuovo brano “Luna di Lupo” è molto evocativo: da dove nasce questa immagine e cosa rappresenta per te?
L’immagine mi è venuta quasi per caso, come un sogno in cui inseguivo qualcosa che non riuscivo a prendere. Per me “Luna di Lupo” parla di quel continuo tira e molla dentro di me: il desiderio di far parte di qualcosa e la voglia di nascondermi anche dal giudizio degli altri.
Il testo affronta tematiche profonde come il conflitto interiore e il desiderio di fuga. Quanto c’è di autobiografico in questa canzone?
Molto. È una fotografia di un periodo in cui mi sentivo divisa, combattuta tra ciò che volevo essere e ciò che pensavo gli altri si aspettassero da me. Scrivere “Luna di Lupo” è stato un modo per affrontare quelle emozioni, senza giudicarle, ma semplicemente accogliendole e trasformandole in musica.
Hai collaborato con Emanuele Santona per questo nuovo progetto. Com’è nata la vostra sinergia artistica?
È nata in modo molto naturale. Con Emanuele ci siamo trovati subito in sintonia, sia musicalmente che umanamente. Ha saputo ascoltare la mia visione e arricchirla con il suo gusto e la sua esperienza. È stato fondamentale per aiutarmi a esplorare nuove sonorità, spingendomi oltre la mia comfort zone.
Nel tempo hai attraversato diversi generi: dal jazz al pop soul, fino al pop psichedelico. C’è uno stile che oggi senti più tuo?
Credo che il mio stile sia proprio questa mescolanza. Non riesco a sentirmi legata a un solo genere: ho bisogno di libertà anche nella scrittura. Oggi mi sento vicina a un pop contaminato, che prende spunto dal soul, dal jazz, ma anche da sonorità più moderne e istintive.
“Scarabocchi” ha rappresentato un momento molto intimo della tua carriera. Cosa hai voluto superare o riscoprire dopo quell’EP?
Con “Scarabocchi” ho messo a nudo le mie fragilità. Dopo quell’EP ho sentito il bisogno di alleggerirmi, di riscoprire il gioco, l’istinto, la leggerezza anche nei momenti più intensi. Il nuovo progetto nasce proprio da questa esigenza: trasformare il vissuto in qualcosa di più fluido, meno trattenuto.
Hai suonato in location suggestive e condiviso il palco con tanti nomi interessanti della scena italiana. C’è un live che ti ha segnata particolarmente?
Ce ne sono tanti, ma forse quello al Cotton Club di Modena è stato uno dei più emozionanti. L’atmosfera era intima, c’era un silenzio d’ascolto che raramente ho percepito così forte.
Il tuo background di studi in chitarra e canto jazz ti ha influenzata molto. Come riesci a fondere questa formazione accademica con la tua scrittura più istintiva?
Il jazz mi ha insegnato l’ascolto e l’improvvisazione. Anche se oggi scrivo in modo più diretto e melodico, c’è sempre una parte di me che cerca l’equilibrio tra struttura e libertà. Quando compongo, parto spesso da un’emozione grezza, e poi la rifinisco con gli strumenti che ho acquisito studiando. È un dialogo costante tra cuore e tecnica.
Hai già in programma un tour per il 2025: cosa ti aspetti da questa nuova esperienza dal vivo?
Stiamo organizzando dei live più mirati, in spazi che sento più adatti alla mia musica e alla mia sensibilità. Mi aspetto tanta connessione. Suonare dal vivo è il momento in cui la musica smette di essere solo mia e diventa di chi ascolta. Spero anche di continuare a conoscere persone con cui scambiare parole, pareri, visioni: confronti che mi arricchiscono e che spesso diventano parte del mio percorso.
Qual è il messaggio principale che speri arrivi al pubblico con “Luna di Lupo” e con il nuovo progetto in generale?
Spero arrivi l’idea che si può essere vulnerabili senza sentirsi sbagliati. Che è giusto prendersi il tempo per conoscersi, per perdersi e ritrovarsi. Con questo progetto voglio raccontare che anche nei momenti di buio ci può essere bellezza.

CONCLUSIONE
Con “Luna di Lupo”, Margherita Zerbini ci invita a guardare dentro di noi, senza paura del buio. Il suo è un percorso sincero, fatto di libertà espressiva e radici solide, tra strumenti acustici, emozioni raw e una voce che sa accarezzare anche le fratture più profonde. Un’artista che si sta costruendo nel tempo, con coraggio e delicatezz
Segui megghypegghy su Instagram
ASCOLTA “LUNA DI LUPO” SU SPOTIFY




