Lisa si racconta con Penelope, tra attesa e libertà

6 Feb , 2026 - EMERGENTI

Lisa si racconta con Penelope, tra attesa e libertà

Con “Penelope”, Lisa torna a raccontare se stessa attraverso una scrittura intima e diretta, trasformando il mito classico in una confessione moderna. Il brano, disponibile dal 26 dicembre su tutte le piattaforme digitali, nasce come riflessione sull’attesa e su tutte le volte in cui, per amore o per fedeltà a un’idea, si finisce per mettere in pausa la propria vita.

Ispirandosi alla figura di Penelope, la cantautrice dà voce a una donna contemporanea che, nel restare, rischia di perdersi. Tra delicatezza e forza, “Penelope” unisce una produzione essenziale e calda a una voce sincera, costruendo una ballad pop acustica che mette al centro la vulnerabilità femminile come punto di rinascita e di libertà.

Lisa, classe 2003, è una cantautrice bresciana che ha trovato nella musica uno spazio di verità e ascolto. Scrive per dire ciò che a voce alta risulta più difficile, usando le canzoni come luogo in cui rispondere in modo autentico alla domanda più semplice e complessa di tutte: come stai?

L’intervista con Lisa

Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventata il tuo modo principale per dire cose che a voce facevi fatica a esprimere?

Penso in qualche modo di averlo sempre saputo. Fin da piccola ho sempre scritto qualunque emozione provassi, ho diari pieni dei miei pensieri nelle varie fasi della mia vita e ogni volta che mi succedeva qualcosa sentivo l’esigenza di annotarla. Nel mentre ho sempre cantato e a un certo punto è stato naturale per me cominciare a rendere le mie parole delle canzoni. Man mano mi rendevo conto che più mettevo su carta e cantavo ciò che sentivo, più riuscivo a capire veramente la natura delle mie emozioni senza averne paura. Penso che senza la scrittura ad oggi avrei capito molte meno cose di me ed è stata la miglior terapia in ogni momento positivo o negativo della mia vita, mi permette di accettare come mi sento senza giudicarlo e poi regalarlo a chi si sente come me. È il mio ponte con gli altri, ma prima di tutto con me stessa.

Dici che per te la musica è un luogo dove rispondere sinceramente alla domanda “come stai”. Oggi, se dovessi rispondere con una canzone, quale sarebbe?

Una canzone a cui sono molto affezionata e che in questo momento sento veramente tanto addosso è “Vince chi molla” di Niccolò Fabi. L’ho sempre amata molto, ma attualmente sento di averne capito il vero significato. Parla di lasciar andare tutto ciò che ci appesantisce e di vivere la vita con un bagaglio leggero, e questo è esattamente il percorso di crescita che ho cercato di fare con me stessa nell’ultimo anno. È una canzone che in qualche modo mi culla e si prende cura di me in questo momento di transizione, ricordandomi che se lascio andare tutto ciò che mi toglie il respiro, a un certo punto mi sentirò davvero più leggera e che ogni cambiamento serve a trovare nuove strade e punti di vista.

Penelope nasce da un mito classico ma parla chiaramente di una donna di oggi. Cosa ti affascina del dialogo tra antico e contemporaneo nella scrittura?

In primis ti dico che sono appassionatissima di letteratura, sono una grandissima lettrice e mi piace tantissimo utilizzare ciò che leggo come spunto per la mia scrittura e la mitologia mi è sempre piaciuta, in quanto quando ero piccola mio nonno usava spesso raccontarmi l’Odissea. Credo nelle storie come un luogo universale e senza tempo: una storia scritta così tanti anni fa può essere incredibilmente attuale anche se racconta di una società molto diversa da quella odierna e ciò che mi affascina è proprio andare a riprendere qualcosa di antico e capire che punti in comune ci possano essere con noi che viviamo oggi, se siamo ancora protagonisti delle stesse emozioni sia in positivo che in negativo. Parto da ciò che già si sa per certo e poi viaggio con l’immaginazione per trovare il mio personale punto di vista. Penso che il passato possa ancora darci così tanto da raccontare che è un vero peccato lasciarlo a prendere polvere.

Nel brano racconti l’attesa come qualcosa che può farci perdere noi stessi. C’è stato un momento preciso della tua vita in cui hai sentito questa sensazione?

Sì, ho vissuto questa storia complicata con una persona per qualche anno e per tanto tempo non mi sono resa conto che, mentre aspettavo che lui cambiasse e diventasse la persona perfetta per me, che mi desse finalmente la relazione che desideravo, stavo perdendo pezzettini di me per essere io perfetta per lui. In qualche modo credo che sperassi di essere scelta, ma alla fine ho capito che se continuiamo ad aspettare qualcuno che da noi ha deciso consapevolmente di non tornare e facciamo di tutto per fargli cambiare idea, nel frattempo perdiamo energia e tempo che potremmo spendere in primis per amare noi stessi e poi per perseguire obiettivi e passioni. Il brano parla proprio di questo: Penelope sogna di liberarsi da una gabbia che alla fine ha creato lei stessa restando ferma alla finestra, concentrando la sua energia e la sua anima su un amore, dandogli il potere di decidere il suo umore e l’andamento della sua vita.

Penelope è spesso vista come simbolo di fedeltà e pazienza. Tu invece ribalti questa immagine. Quanto è stato importante per te restituirle un volto più umano e fragile?

Per me è stato fondamentale, credo fortemente nelle donne e nel loro spettro di emozioni e lo spunto per renderla più umana mi è venuto mentre stavo leggendo un libro meraviglioso che è “Il canto di Penelope” di Margaret Atwood, in cui l’autrice racconta tutto ciò che nell’Odissea non c’è, ovvero il punto di vista di Penelope. Questa storia mi ha emozionato così tanto e mi ci sono rivista molto e da lì è nata l’idea di scrivere un brano che la rendesse una donna dei nostri tempi, conosco tante donne che sono state Penelope senza neanche rendersene conto e sono sicura che una canzone che parli di loro possa regalare tre minuti in cui dirsi “ok, forse è il momento di dedicarmi a me stessa, forse non mi devo guadagnare l’amore di un uomo per essere felice, se lui si cura così tanto dei suoi bisogni perché io non posso farlo?”. “Penelope” è un grido di libertà per tutte le donne che ci sono state, ci sono e ci saranno, perché dobbiamo continuare a lottare sempre affinché le nostre emozioni e necessità vengano ascoltate.

La produzione del brano è molto essenziale e intima. È una scelta che rispecchia anche il tuo modo di vivere e raccontare le emozioni?

Assolutamente sì, vivo le emozioni nel mio silenzio, nelle canzoni, nella scrittura, nell’arte che mi emoziona e i miei brani nascono sempre al pianoforte, che per me è lo strumento più intimo che ci sia. Scrivere un brano è per me un momento di silenzio prima di tutto, di ascolto di me, di respiro e soprattutto, quando si tratta di un brano come questo, ho bisogno che anche la produzione ne rispecchi il contenuto, consentendo a chi lo ascolta di concentrarsi sulle parole e lasciarsi abbracciare dalla musica.

Nella tua musica la vulnerabilità femminile diventa un punto di rinascita. Secondo te oggi c’è ancora paura nel mostrarsi fragili?

Penso di sì, purtroppo c’è tanto giudizio, alimentato anche dal mondo dei social che la mia generazione vive in modo quasi totalizzante talvolta, e la fragilità viene spesso descritta come una debolezza. Io penso di aver avuto una grande fortuna ad essere stata circondata da persone che mi hanno insegnato ad amare le mie fragilità e a trasformarle in arte, mi hanno fatto capire che sentire così tanto le emozioni non è un difetto ma un superpotere se si impara a usarlo per amarsi ed amare invece che autodistruggersi. Il mio augurio è che si possa avere sempre di più una società in cui l’intelligenza emotiva sia insegnata alle generazioni successive, in modo che nessuno si senta sbagliato per ciò che prova. E per concludere, l’arte ha un grande potere nel farci accettare la fragilità, proprio perché ci mette di fronte al fatto che tutti ce l’hanno e che se c’è qualcuno che ha coraggio e la trasforma in musica, film, libri, poesie, quadri in cui ci possiamo specchiare, allora forse anche noi possiamo trasformarla in un punto di forza.

Essere una cantautrice classe 2003 che scrive in modo così consapevole comporta anche delle difficoltà o aspettative particolari?

Penso in realtà che sia una cosa molto bella e di cui sono molto orgogliosa, per me è importantissimo che nella mia scrittura si ritrovi la me con cui potresti stare a cena a parlare per ore, ed è così: tutto ciò che scrivo è frutto dei miei pensieri e delle riflessioni che faccio sia da sola che parlando con la mia famiglia e i miei amici e se c’è una cosa che mi piace di me stessa è sicuramente il fatto che tendo ad assorbire il mondo intorno a me e a portarlo nella mia musica. All’inizio mi faceva un po’ paura esprimere concetti così tanto privati nella mia musica, ma man mano mi sono resa conto di quanto sia liberatorio e di quanto mi renda felice farlo. Non so se ci siano aspettative, ma non penso: le persone che ho intorno e con cui lavoro mi danno tanta fiducia e mi supportano molto e questo per me è, alla fine, ciò che conta, perché avere con te qualcuno che crede nel tuo sogno è una spinta fondamentale per continuare ogni giorno.

Penelope parla di smettere di aspettare. Tu, nella vita, cosa stai imparando a non aspettare più?

Sto imparando a non aspettare più l’amore, prima di tutto, sono una persona che ama con tutto il suo cuore, ma ho smesso di aspettare che ciò venga sempre ricambiato e che qualcuno debba farmi sentire degna di ricevere amore e questo percorso dentro di me mi sta portando a darmi molto più amore da sola. Sembra una frase banale ma è molto vera: quando smetti di aspettare che gli altri ti amino, trovi l’amore dentro di te e cominci a prenderti cura di te stessa. E poi sicuramente ho smesso di aspettare di essere perfetta per fare le cose che desidero fare nella musica, ho imparato a cogliere qualsiasi opportunità con leggerezza e, cosa più importante di tutto, ho imparato a sbagliare. Quando smetti di voler essere al 100% del tuo potenziale, a volte capita che succedano le cose più belle, dall’imperfezione nasce la verità.

Dopo questa uscita, che tipo di percorso immagini per la tua musica e per le storie che vuoi raccontare da qui in avanti?

Ho in programma l’uscita di altri brani quest’anno, tutti molto introspettivi, che fanno parte di questo primo progetto che si chiama “Anima e difetto” ed è la mappa degli ultimi quattro anni della mia vita. Sono tutti brani a cui tengo molto: parlano di ansia, attacchi di panico, problemi con il proprio corpo, storie di donne importanti della mia vita e cambiamenti. Sono un diario aperto di emozioni, un mettersi a nudo. Questi brani sono tutti pronti e in questo periodo sto iniziando a scriverne di nuovi, sono in una fase di sperimentazione soprattutto per le tematiche e le sonorità, ma lascio che sia la vita in primis a guidarmi e cerco di farmi attraversare da ciò che mi accade, mi emoziona e mi accende. Una cosa che so per certo è che tutto ciò che uscirà prossimamente sarà fedele a me, intimo e sincero e spero piacerà a chiunque si ritrovi ad ascoltare le mie canzoni.

Le nostre impressioni

Lisa, con “Penelope”, sceglie di raccontare l’attesa non come virtù, ma come spazio di consapevolezza e possibile liberazione. La sua scrittura attraversa il mito per riportarlo nel presente, dando voce a una fragilità che non chiede di essere corretta, ma ascoltata. In questo primo capitolo del suo percorso, la musica diventa un luogo intimo in cui fermarsi, guardarsi e, forse, scegliere di smettere di “aspettarsi”.

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