Khris torna con “Siamo in guerra”, il nuovo singolo uscito il 12 dicembre 2025, un brano che apre uno squarcio diretto e senza filtri sulla realtà che ci circonda. Una canzone che nasce dal bisogno di non chiudere gli occhi, di raccontare le battaglie silenziose che ognuno affronta ogni giorno, tra fragilità individuali e responsabilità collettive.
Il brano si muove su una narrazione concreta, con i piedi ben piantati a terra, dove la consapevolezza cresce passo dopo passo insieme alla sensazione che alcune cose stiano davvero sfuggendo di mano. Diventata mamma, Khris vive tutto questo in modo ancora più intenso e inevitabile, trasformando quel peso emotivo in musica prima che si dissolva nel silenzio.
Voce indipendente che intreccia r&b e pop, Khris porta avanti oggi un progetto solista che recupera le vibrazioni dei primi anni 2000 in chiave moderna. Ispirata da icone come Lauryn Hill, Janet Jackson e Beyoncé, unisce ballad emotive e ritmiche energiche, costruendo beat dopo beat un percorso autentico e fedele a sé stessa. Con lei abbiamo parlato di “Siamo in guerra”, di consapevolezza e di un’identità artistica che prende forma senza compromessi.
L’intervista con Khris
“Siamo in guerra” è un titolo molto forte: è nato prima il brano o il titolo?
Il brano. Il titolo è stata una conseguenza ovvia, quasi immediata.
La canzone nasce dal bisogno di aprire gli occhi su ciò che spesso ignoriamo: c’è stato un episodio preciso che ha acceso questa urgenza?
Tutto ciò che ci circonda da anni. La società in cui viviamo, per alcuni lati, è spaventosa. Da madre lo è ancora di più.
Nel pezzo parli di battaglie silenziose quotidiane: quali senti più vicine oggi, a livello personale e umano?
Purtroppo la troppa rabbia, l’aggressività, il fatto che nemmeno la famiglia a volte sia un luogo sicuro. Viviamo costantemente in difesa, l’altruismo è merce rara. Mi auguro che parlandone non si crei l’abitudine a sentire e vivere certe situazioni: alcune cose possono distruggere per sempre.
Hai raccontato che la maternità ha cambiato il tuo sguardo sul mondo: in che modo questa trasformazione ha influenzato la tua scrittura?
La mia scrittura è diventata drasticamente più consapevole. La penna butta giù pensieri e paure senza filtri. Essere madre ti rende più attenta, più sensibile, a volte fin troppo. È tutto più sentito, più intenso.
Musicalmente “Siamo in guerra” resta molto concreta e diretta: quanto è stato importante per te evitare sovrastrutture e metafore troppo distanti dalla realtà?
L’R&B è il genere musicale protagonista nell’evitare le sovrastrutture, ed è anche per questo che lo adoro. Non amo la volgarità nella scrittura e nei modi. Mi piace ascoltare un pezzo e riconoscerne subito la direzione, senza dover fantasticare troppo sul significato.
Dopo anni nella scena R&B e Hip Hop e un periodo di pausa, oggi torni con un progetto solista molto consapevole: cosa è cambiato nel tuo rapporto con la musica?
Ero molto giovane allora, quindi i punti di vista sono inevitabilmente diversi. Oggi non cerco di raggiungere un ideale di personaggio o il trend del momento. Seguo e studio ciò che sono, cerco di migliorarmi e ascolto i consigli del team. Ascolto molta musica e mi lascio influenzare da tutto ciò che mi piace.
Le influenze R&B dei primi anni 2000 sono centrali nel tuo sound: cosa rappresentano per te artiste come Lauryn Hill, Janet Jackson e Beyoncé?
Rappresentano tutto ciò che è musica: i primi passi di danza, le prime note cantate, messaggi di forza e indipendenza lanciati con ritmiche incalzanti che sfogano rabbia, amore e anche sensualità. Il fatto di parlare di argomenti non sempre facili, in modo diretto ma popolare.
Oggi porti avanti un progetto indipendente e fedele a te stessa: quanto è stato difficile prendere questa strada fuori dalle logiche del mercato?
Difficilissimo. I primi due anni ho fatto fatica a trovare un team che riuscisse a trasformare le mie idee, ero fuori da un po’. Da tre anni a questa parte finalmente il team esiste e io esisto di nuovo. Non mi sono arresa: brano dopo brano scopro suoni, tonalità e combinazioni che per me sono pura adrenalina.
Che tipo di reazione speri di suscitare in chi ascolta “Siamo in guerra” per la prima volta?
Consapevolezza. E spero venga letto come un urlo disperato per un veloce giro di boa.
Guardando al futuro, questo singolo rappresenta un punto di arrivo o l’inizio di un nuovo capitolo del tuo percorso artistico?
Di sicuro l’inizio di un nuovo capitolo.
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