Conosciuto nella scena dal 2012, William Pascal ha pubblicato negli anni una lunga serie di mixtape, EP e album, collaborando con artisti come Ensi, Danno, Esa e Dj FastCut. Dal fantasy alla cultura hip-hop, passando per glitch digitali e riferimenti poetici, la sua carriera è una costante evoluzione nel mondo del rap italiano indipendente.
Un ritorno alle origini
A 11 anni dal primo capitolo, William Pascal pubblica “Timeless 2”, un album introspettivo e potente che segna il suo ritorno da indipendente nel panorama del rap italiano. Classe 1994, cresciuto artisticamente nella crew Do Your Thang, William ha attraversato oltre un decennio di cambiamenti restando fedele a una visione personale e coerente.
L’anima del true school
“Timeless 2” non è un disco nostalgico, ma un ponte tra passato e futuro. Rappresenta quella che in molti definiscono la “true school”: un rap che non nasce negli anni ’90, ma che non si piega alle mode della trap. Le 13 tracce (11 nella versione Spotify) raccontano il percorso umano e artistico di un trentenne consapevole, che ha fatto della musica la propria bussola in un mondo in rapido cambiamento.
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William Pascal porta un concept forte e personale
La cover dell’album, ispirata al surrealismo e al futurismo, anticipa i contenuti profondi del progetto: due clessidre sospese in un paesaggio onirico evocano il tempo come dimensione emotiva e non solo cronologica.
Al centro del disco ci sono le emozioni di Guglielmo (vero nome dell’artista): delusioni, speranze, sacrifici e sogni raccontati con sincerità, senza filtri.
Pochi featuring, tante firme di qualità
La scelta di limitare i featuring a due (Jekesa e Pacman XII, entrambi DYT) rafforza l’identità solista dell’opera. Alle produzioni partecipano nomi come Clas K (sound engineer del progetto), Esa aka El Presidente, Rubber Soul, Sicko, Dj Joen, Sick Damn e Diesis, fratello maggiore di William e figura chiave nella sua formazione musicale.
Un album indipendente anche nel formato
“Timeless 2” è disponibile in streaming su tutte le piattaforme, ma anche in copia fisica in un’esclusiva edizione limitata firmata Rare: solo 100 copie numerate e autografate a mano. Un dettaglio che conferma la cura artigianale e la passione dietro ogni aspetto del progetto.
L’intervista a William Pascal
1. “Timeless 2” è una reprise di uno dei tuoi primissimi EP. Cosa ti ha spinto a tornare alle origini e come hai lavorato per dare una nuova vita a quel progetto?
Avevo idea di dare un seguito a “Timeless EP” già da diversi anni, ma per diversi motivi ho più volte accantonato il progetto. Quando ad agosto dell’anno scorso non mi hanno rinnovato il contratto di lavoro ho deciso che sarei entrato in studio per registrare un album importante, che mi raccontasse nel profondo senza fronzoli. Avevo già alcuni brani pronti, poi in studio da Clas K pian piano se ne sono aggiunti altri, che hanno dato maggiore valore al disco e che ne hanno allungato il processo di realizzazione. Il desiderio di tornare su un terreno già tracciato deriva da un grande senso di nostalgia ormai ben consolidato negli ultimi anni, che affonda le sue radici proprio nei miei primissimi anni di carriera, quando il movimento rap underground era al suo picco massimo di fermento e prosperità (2014 circa, suonavo ogni settimana e c’era un’attenzione reale sul genere sempre crescente). Ritoccare certi argomenti a distanza di 11 anni è stato un bel viaggio, nonché un’occasione per rivivere determinate emozioni.
2. Nel brano “Risorgendo J Dilla” dici di aver smesso di essere un “rapper all’antica” per diventare un artista. Cosa significa oggi per te “essere un artista”?
È una domanda complicata perché anno dopo anno cambia il mondo, cambia la società e quindi cambiano anche gli artisti e le varie definizioni, quindi forse non esiste neanche una risposta esatta. Io credo che un artista sia una persona, dotata di un determinato talento, che suscita un’emozione quando esercita la propria arte, coinvolgendo nel profondo chiunque sia in grado di apprezzarne il contenuto. Però è un discorso complesso, io con quella barra volevo solo dire che un certo tipo di mentalità hip-hop per diversi anni mi ha limitato, ora invece ho capito che l’apertura mentale nella musica e nell’arte è importantissima, ma in generale nella vita è sbagliato essere chiusi di mente. E da quando ho percepito questa consapevolezza e questa trasformazione, sicuramente mi sento più un artista o comunque mi avvicino più ad esserlo.
3. L’album è un mix di introspezione e omaggio alla true school. Come sei riuscito a tenere in equilibrio questi due elementi, che spesso sembrano in contrasto?
Per me invece è stato naturale perché da sempre nei live, nelle tracce e nella vita di tutti i giorni mi considero un animo sensibile. Non ho mai giocato a fare il gangster o cose simili perché non mi appartengono e non ho mai avvertito il bisogno di apparire diversamente da come sono o di inventarmi cose sul mio conto per fare colpo o scandalo. L’omaggio alla true school presente nell’album si riferisce a un certo tipo di attitude e di “scuola” che ho vissuto in prima persona per diversi anni e che in un certo senso mi ha forgiato a livello umano e artistico. “Vengo dalla strada, gli open mic, dalle jam…”
4. Nei testi affronti il rapporto tra le emozioni più intime e un mercato musicale che corre veloce. Quanto è difficile restare fedeli a sé stessi oggi?
Credo che le continue pressioni nel quotidiano rendano difficile la vita di un artista oggi. Ci sono fenomeni che escono ogni mese, alcuni restano, altri spariscono poco dopo. Io ho puntato su un tipo di percorso a lungo termine e passo dopo passo ho costruito il mio stile e la mia autenticità, facendo tanti errori e macinando delusioni e rimpianti. Però l’importante è rialzarsi dopo le cadute e capire quali sono i passi falsi e come evitarli. Per rispondere alla domanda: tanto. Vedo un sacco di artisti nella “rat-race” che non rimangono fedeli a sé stessi e pochissimi che invece ci riescono. Anch’io a volte ho fallito nell’intento, ma con questo album credo di aver rimesso le carte in tavola correttamente e di essermi raccontato in maniera intima e trasparente.
5. La copertina ha un’estetica quasi metafisica e surrealista. Puoi raccontarci il concept visivo e come dialoga con il contenuto dell’album?
Per la copertina dell’album mi sono ispirato a correnti artistiche come la metafisica, il futurismo e il surrealismo un po’ per gusto personale e un po’ poiché in netto contrasto con le precedenti. Allo stesso modo credo che il mio album sia l’esatto opposto rispetto a ciò che il mercato discografico attuale propone: ci sono gli scratch che ancora oggi in Italia non sono minimamente valorizzati, ci sono tanti brani senza ritornello, ci sono tracce sperimentali come “La mia cosa” che è più una roba astratta simile alla spoken word che tanta gente qui ancora deve assimilare e conoscere. Le clessidre sono l’elemento chiave di questo progetto (lo erano anche nell’EP del 2014) e le ho volute riproporre anche in questa cover sotto una nuova veste e una nuova estetica.
6. Hai lavorato con pochi featuring e scelto collaboratori ben precisi per le produzioni. Cosa ti ha guidato nella costruzione del team creativo di “Timeless 2”?
Tutte le collaborazioni sono nate in maniera estremamente spontanea man mano che lavoravo al progetto e sono state selezionate in base a una stretta connessione artistica. Sono molto soddisfatto del risultato finale e ringrazio chiunque ha messo del suo in questo album.
7. Dai primi freestyle con tre Ceres al sold-out: in cosa William Pascal è cambiato di più, e in cosa invece è rimasto esattamente lo stesso?
Sono lo stesso di prima ma sicuramente sono cresciuto, almeno un po’. Ora so scrivere meglio, forse mi godo meno alcune piccole cose ma tutto sommato la consapevolezza è una cosa positiva e so per certo di essere arrivato a un bel traguardo con questo progetto. Un’altra bandierina importante è stata piazzata.
8. C’è un passaggio molto forte in cui parli del non aver ancora fatto della musica un lavoro, ma di non voler mollare. Che rapporto hai oggi con la “carriera” musicale?
Dipende. Ho un buon rapporto nel senso che mi ci dedico ogni giorno della mia vita e, nonostante tutte le fatiche (economiche, fisiche e mentali), è ancora ciò che più mi rende felice. D’altro canto, negli anni ho accumulato anche una discreta frustrazione e ci faccio i conti spesso. Vorrei sempre suonare di più, vendere più dischi, incidere più successi. È un rapporto di alti e bassi in cui è difficile districarsi, ma d’altronde ho voluto la bicicletta e ora quello che devo fare è semplicemente pedalare.
9. I riferimenti fantasy sono ancora presenti. Che ruolo ha l’immaginazione nel tuo processo creativo e nel raccontare la realtà?
L’immaginazione ha da sempre un ruolo fondamentale perché nel mio processo creativo inevitabilmente inserisco tutte quelle che sono le mie reference e un po’ il mio bagaglio culturale, che non a caso è costituito in buona parte da film, anime, videogiochi e cose simili. Per me è come se ci fossero altre realtà oltre a questa e sono contento quando attraverso la musica posso evadere o addirittura mischiare più universi.
10. “Timeless 2” è disponibile anche in una versione limitata e autografata. Quanto conta per te mantenere un contatto diretto, fisico, con chi ti ascolta?
Sono cresciuto ascoltando la musica su CD, musicassette e vinili. Quando mi sono affacciato al mondo discografico circa 15 anni fa, tutto questo mercato digitale non esisteva. Perciò sono indissolubilmente legato alla copia fisica, all’oggetto: rende tutto più reale ed eterno rispetto a un file su internet. E infatti ho sempre stampato tutti i miei progetti dal 2013 ad oggi. Per molti è un vezzo inutile o una cosa superata, per me è ancora un qualcosa di imprescindibile.





