C’è chi sul palco costruisce un personaggio e chi, invece, prova a smontarlo pezzo dopo pezzo. 22Salici parte proprio da questa contraddizione, scegliendo la maschera come modo per mostrarsi davvero. Un progetto che nasce dall’esigenza di trasformare emozioni, fragilità e immaginazione in musica, cercando una connessione autentica con chi ascolta.
Nel suo universo convivono cloud rap, trap ed elettronica, tra synth atmosferici, bassi distorti e melodie che sembrano sospese in una dimensione onirica. Il risultato è un suono personale e riconoscibile, che punta a portare un’estetica ancora poco esplorata nel panorama italiano.
In questa intervista abbiamo parlato con 22Salici del suo approccio alla musica, del rapporto tra identità e condivisione e della volontà di creare canzoni aperte a interpretazioni sempre diverse, capaci di lasciare spazio all’immaginazione di chi le ascolta.
L’intervista con 22Salici
C’è una frase molto forte nella tua presentazione: “mi sono mascherato per spogliarmi davvero”. Quando hai capito che la maschera poteva diventare il modo più sincero per raccontarti?
L’ho capito quando nella realtà non venivo preso sul serio. Leggendo fumetti fin da quando sono piccolo, ho sempre trovato più realistici dei personaggi mascherati inventati rispetto alle persone vere, spesso piene di nulla e costrutti sociali. Credo che una maschera legittimi a esprimersi in modo più genuino, in modo temporaneamente separato dal Davide della realtà, che magari viene giudicato secondo altri parametri.
Il tuo immaginario sembra muoversi tra cloud rap, elettronica e atmosfere quasi oniriche. Quali sono gli artisti o i mondi che hanno influenzato maggiormente il tuo suono?
Indubbiamente Bladee e Yung Lean, anche se ultimamente sto amando Fakemink ancora di più. Se guardiamo l’Italia, invece, i Sxrrxwlnd sono dei maestri in questo.
Hai detto di voler portare il cloud rap in Italia. Secondo te, cosa manca ancora davvero alla scena italiana per accogliere questo genere fino in fondo?
Non credo manchi qualcosa nello specifico. Secondo me manca un ascolto più curioso da parte del pubblico. La maggior parte dei dischi che escono nel panorama mainstream sono fatti con lo stampino: stessa struttura, stessi featuring, e questo finisce per condizionare l’ascolto. Il pubblico è abituato a qualcosa che può prevedere. Io voglio rompere questa monotonia.
Nei tuoi brani si percepisce un forte contrasto tra parti molto emotive e momenti più aggressivi o distorti. Ti senti più vicino alla vulnerabilità o al caos?
Sicuramente alla vulnerabilità. Il caos viene dai sogni che faccio.
Quanto conta per te l’estetica visiva nel progetto 22Salici? Maschera, visual e immagine fanno parte della narrazione tanto quanto la musica?
Sì, credo che l’estetica con cui si veicola un messaggio sia importante tanto quanto il messaggio stesso. Come dicevo, amo i fumetti. Margherita, la mia grafica, è sempre riuscita a intercettare al meglio questo immaginario fantasy un po’ grottesco e disordinato che si abbina benissimo alla mia musica.
Per il trailer del singolo invece volevo qualcosa di misterioso. Il testo è molto simbolico e lascia tanto spazio alle interpretazioni, quindi una narrazione visiva buia e senza parole garantisce lo stesso effetto.
Le tue melodie sembrano spesso provenire da una dimensione sospesa, quasi irreale. Quando produci o scrivi, parti più dalle emozioni o dall’atmosfera sonora?
Nessuna delle due. Spesso parto da un’immagine che ho in testa, poi arriva tutto il resto.
Oggi molti artisti cercano di essere immediatamente comprensibili. Tu invece sembri lasciare spazio all’interpretazione personale. È una scelta precisa?
Sì, è una scelta precisa, pensata con la pancia e non con la testa.
C’è un brano che senti rappresentarti più degli altri in questo momento? E perché proprio quello?
Probabilmente “+forte” di 18k e Latrelle. Mi sento bene in questo periodo, sono felice e sento voglia di rivalsa e soprattutto di migliorarmi.
Dal vivo cambia qualcosa nel modo in cui vivi la musica rispetto alla scrittura in studio? Sul palco riesci davvero a “spogliarti” come dici?
Sì, credo sia molto più intimo e impulsivo, ed è bellissimo.
Guardando avanti, qual è l’obiettivo più grande per 22Salici? Portare un nuovo suono in Italia, creare una community o lasciare qualcosa che resti nel tempo?
Mi terrorizza morire senza aver lasciato niente di importante, quindi credo sia dare al mondo qualcosa in cui c’è tutto me stesso. Ancora sono giovane, quindi dirò che l’obiettivo più importante è portare un suono che mi rappresenti.
Il punto della Redazione
Nel panorama italiano, dove spesso tutto sembra dover essere immediatamente leggibile, catalogabile e consumabile in pochi secondi, 22Salici sceglie invece l’ambiguità, l’immaginazione e il simbolismo. Il suo progetto si muove tra cloud rap, estetica fantasy e atmosfere sospese, senza inseguire necessariamente le logiche più prevedibili della scena mainstream. Colpisce soprattutto il modo in cui musica e immagine convivono nello stesso universo narrativo: la maschera non come semplice gimmick estetica, ma come strumento per esporsi davvero. Un approccio che richiama certe sensibilità internazionali del genere, ma che prova a trovare una propria identità personale anche nel contesto italiano. 22Salici sembra voler costruire un immaginario coerente, senza l’ansia di rincorrere formule facili, e, in una scena sempre più standardizzata, questa potrebbe essere già la sua forma di rottura più forte.
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