Dentro il rock viscerale della Fottuta Band

23 Dic , 2025 - EMERGENTI

Dentro il rock viscerale della Fottuta Band

Dieci brani, zero compromessi, una tensione costante tra istinto e consapevolezza. Rock’n’Roll è l’album d’esordio della Fottuta Band, power trio umbro che trasforma la precarietà quotidiana in materia sonora grezza, rumorosa e profondamente umana. Chitarre distorte, sezione ritmica serrata e un cantato in italiano diretto e necessario sono il cuore di un disco che non cerca scorciatoie né pose.

Registrato e prodotto artisticamente da Roberto Villa presso L’Amor Mio Non Muore Studio di Forlì e pubblicato dall’etichetta L’Amor Mio Non Muore Dischi, Rock’n’Roll è un pugno nello stomaco e un abbraccio insieme. Un lavoro che oscilla tra ironia nera e lucidità amara, dove il rock diventa linguaggio emotivo e strumento di sopravvivenza, capace di raccontare alienazione, identità e istinto animale senza filtri.

Nata dall’unione di due progetti paralleli, la Fottuta Band ha trovato nella dimensione del power trio il proprio manifesto: suonare per resistere, ridere della tragedia, restare veri. Li abbiamo incontrati per parlare di questo esordio, del bisogno di fare rumore in italiano e di cosa significhi, oggi, continuare a credere nel rock’n’roll.

Intervista

1 Quando avete capito che quelle jam un po’ caotiche tra amici non erano più solo
prove, ma stavano diventando un disco vero?

Forse lo abbiamo capito da subito ma nessuno di noi lo ha ammesso in un primo momento.
Forse perché temevamo di incappare nella sindrome del “gruppo whatsapp” silenziato, ma
abbiamo percepito fin da subito un’energia creativa ed una sintonia molto importante.
Abbiamo soltanto fatto piccoli passi per convincerci.

2 Il suono di Rock’n’Roll è diretto, ruvido e molto analogico. Quanto era importante
per voi evitare produzioni troppo pulite o levigate?

Era molto importante per noi raggiungere un suono che rispecchiasse la nostra indole, la
nostra attitudine. Volevamo un disco vero, senza fronzoli. L’incontro con Roberto Villa è
stato molto importante in questo, ci ha garantito una “fedeltà alla sporcizia”. È stata sua
l’idea di entrare in uno studio e suonare in presa diretta come se fossimo alle prove, la scelta
è stata vincente. Riusciamo veramente a sentire una band che suona insieme. Portare tutto
sul nastro gli ha dato quel qualcosa in più in termini di corpo del suono.

3 Nei testi tornano spesso temi come istinto, alienazione e autodistruzione lucida. Da
dove nasce questa urgenza di dire le cose senza filtri?

Comunichiamo ciò che pensiamo e pensiamo che la gente che ci ascolta ha bisogno di
“sbattere il mostro in prima pagina”.Vogliamo gridare questa alienazione in faccia alla gente,
nella maniera più diretta, senza carezze o metafore. Viviamo in un mondo evoluto ma che
mostra incredibili somiglianze con quello dei primi del 900.

4 Cantare rock in italiano è ancora visto da molti come un rischio. Avete mai avuto
dubbi sulla lingua o è stata una scelta naturale fin dall’inizio?

Cantare in italiano è stata una scelta abbastanza naturale. Aldilà del processo creativo della
melodia nella quale si farfuglia qualche parola dal suono anglosassone. La scrittura dei testi
è stata fin da subito in italiano. Quella dell’italiano è stata una scelta molto spinta anche da
un amico che ci piacerebbe citare: Luca Papalini. Merito anche suo se tutti ora in Italia
possono capire cosa diciamo.

5 La band nasce dalla fusione di due progetti diversi. Cosa è cambiato davvero
quando siete diventati un power trio?

Non è cambiato molto in realtà come attitudine. Sicuramente abbiamo trovato un sound più
completo e compatto grazie all’unione del connubio basso e batteria che ha un certo feeling
da anni. Ciò ha liberato la parte della voce e delle chitarra con la coscienza di poter fare ciò
che voleva.

6 La titletrack Rock’n’Roll è quasi un manifesto. Cosa rappresenta per voi oggi quella
parola, aldilà là del genere musicale?

Rock’n’roll è quello che ci piace fare,

7 Brani come Algoritmo e Animale raccontano molto il presente. Quanto la realtà
quotidiana entra nella vostra scrittura?

Molto. Entrambe le canzoni parlano di sangue e di morte. Di storie reali che trasportate ai
giorni nostri sembrano attuali e ci aiutano a spiegare ciò che sentiamo. In animale parliamo
del massacro del “Pueblo” una popolazione di nativi massacrati dagli spagnoli
In algoritmo urliamo “moriremo tutti e tu lo sai” quasi come ad esorcizzare la morte.

8 Dal vivo il vostro impatto è molto fisico e diretto. Quanto conta per voi la
dimensione live rispetto al lavoro in studio?

La dimensione live è importantissima per noi. Il palco è il nostro Ranch dove possiamo
sfogare la nostra rabbia come una mandria di cavalli selvaggi.L’ideale sarebbe passare 6
mesi in studio e 6 mesi in tour.

9 Negli ultimi mesi avete suonato su palchi importanti. Che tipo di riscontro avete
sentito dal pubblico durante i concerti?

Ci ha sorpreso molto l’interesse immediato di alcune persone oltre alla cerchia stretta dei
nostri amici. Veniamo tutti e tre da anni di palchi, dischi e collaborazione sempre nel circuito
ultra indipendente. Ricominciare tutto da sotto zero un po’ ci spaventava ma ad un certo
punto abbiamo deciso di fregarcene e pensare soltanto alla musica.
Una delle cose più belle che abbiamo notato e che vogliamo sottolineare è che durante i
primi concerti abbiamo visto gente ascoltare un concerto, con attenzione e trasporto. Una
sensazione incredibile.

10 Se doveste spiegare Rock’n’Roll a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, senza
usare parole come rock, energia o potenza, cosa direste?

Ripensa alla cosa che ti ha fatto incazzare di più da quando ti sei alzato questa mattina ad
ora. Immagina di metterla in musica per sfogarti e sentirti meglio. Questo è: redenzione
concreta.

Conclusione

Con Rock’n’Roll la Fottuta Band firma un esordio che non cerca consenso né scorciatoie, ma rivendica il diritto di essere rumorosi, sinceri e imperfetti. Un disco che nasce dalla necessità di suonare per restare vivi, trasformando frustrazione, ironia e consapevolezza in materia sonora concreta. Dal palco allo studio, il trio umbro dimostra che il rock cantato in italiano può essere ancora un atto urgente, fisico e profondamente umano. Nessuna promessa di salvezza, nessuna risposta preconfezionata: solo domande urlate a volume alto, sudore vero e una redenzione che passa dal suono.

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