Diego Casadei tra jazz manouche e balera

12 Feb , 2026 - EMERGENTI

Diego Casadei tra jazz manouche e balera

Diego Casadei è un cantautore e chitarrista del riminese che sta costruendo un percorso personale tra ironia, tradizione e scrittura originale. Con il suo trio Diego Casadei e i Ràzz, attivo tra Rimini e Pesaro, propone un repertorio composto esclusivamente da brani inediti, dove la memoria musicale italiana incontra sonorità più internazionali.

Un suono tra anni 50 e jazz manouche

Il mondo sonoro di Diego Casadei affonda le radici nella musica leggera italiana degli anni 50 e 60, ma si apre con naturalezza al jazz manouche e a diverse tradizioni popolari, italiane, balcaniche e sudamericane. Il risultato è un intreccio stilistico che richiama atmosfere d’altri tempi, rilette però con uno sguardo contemporaneo e un’attitudine cantautorale precisa. Nei live, il trio alterna momenti più intimi a passaggi ritmici e danzanti, lasciando spazio a una dimensione quasi da balera, senza mai scivolare nella citazione nostalgica fine a sé stessa.

Tra nostalgia e ironia

Autore prolifico, negli ultimi mesi ha pubblicato i singoli “Vorrei morire qui”, “Immenso” e “Fantasma”. Tre brani che provano a trasformare le turbolenze della nostalgia in racconto musicale, mantenendo sempre una sottile vena ironica. La scrittura si muove tra malinconia e leggerezza, con testi che osservano il presente senza rinunciare a una certa teatralità. La sua cifra sta proprio nell’equilibrio tra sentimento e distacco: si percepisce l’eco di un passato musicale importante, ma anche la volontà di rielaborarlo in modo personale.

L’eredità romagnola, senza parentele

Non è imparentato con Raoul Casadei, anche se alcune sonorità da balera fanno inevitabilmente pensare a quell’immaginario. A contribuire è anche l’uso della clavietta, definita con autoironia “la versione discount della fisarmonica”, strumento che aggiunge colore e identità alle sue composizioni.

Con Diego Casadei e i Ràzz, il cantautore romagnolo costruisce così un progetto che guarda alla tradizione senza rimanerne prigioniero, portando sui palchi della riviera un’idea di canzone che mescola memoria, ricerca e spirito leggero

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