Nel mondo di Phixre, un “Macello”

17 Mar , 2025 - EMERGENTI

Nel mondo di Phixre, un “Macello”

Phixre è un artista di Milano con origini italo-giapponesi che scrive musica pop influenzata dai nuovi generi urban. A settembre del 2021, ha incontrato Tom Rix, un produttore con radici nel mondo rock, con il quale ha costruito il proprio progetto musicale.

I brani di phixre mirano a sensibilizzare su temi come la salute mentale, l’adolescenza e l’attualità, con la speranza di contribuire a un mondo migliore e far comprendere a chiunque lo ascolti che non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto o nell’affrontare momenti difficili. Oltre a queste tematiche, l’artista raffigura la nostalgia e tutto ciò che vive e vede nella sua vita quotidiana.

Il nuovo singolo di Phixre, “Macello”, è una testimonianza musicale di un ventenne sopraffatto dalle insicurezze del futuro e dalla frenesia della vita quotidiana. La canzone si apre con un pianoforte centrale che crea un’atmosfera alt-rock malinconica, unendo il sound evocativo del rock con la melodia tipica della musica pop. Il risultato è un brano che riflette la confusione e il caos della vita ordinaria, ma anche il desiderio di evasione da una realtà che sembra troppo pesante da sopportare.

“Macello” è un viaggio emotivo tra paure, solitudine e incertezze, ma anche un atto di resistenza, una ricerca di forza anche quando la quotidianità sembra travolgere ogni cosa. Phixre affronta queste tematiche con un’intensità che colpisce l’ascoltatore, invitandolo a riflettere su come ognuno di noi, in momenti difficili, possa trovare la forza di andare avanti.

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Abbiamo voluto scambiare 2 parole con Phixre per entrare al meglio nel suo mondo.

Ciao phixre, come stai? Partiamo dalle origini: come hai iniziato a fare musica e qual è stato il momento in cui hai capito che volevi farne la tua strada?

Innanzitutto, vorrei ringraziarvi per questa intervista e mandare un saluto a tutti i lettori di Musicura Magazine.

Sto okay dai, grazie! Il mio primo approccio con la musica risale ai miei 11-12 anni, quando mia madre mi incoraggiò a imparare a suonare uno strumento. Scelsi la chitarra classica, ma con il tempo finii per metterla da parte, anche perché non ero molto portato per la lettura degli spartiti.

In quegli anni ero immerso nel mondo del rap e della trap (parliamo del 2015-2016) e l’idea di fare lo stesso mi affascinava molto. Così iniziai a registrare su type beat ispirandomi ai miei rapper americani preferiti, accumulando bozze su bozze. Le mie prime pubblicazioni risalgono al 2018, quando iniziai il mio primo progetto sotto il nome Young Zick, pubblicando musica interamente in inglese.

Poi, trasferendomi in Inghilterra per motivi di studio, scoprii l’indie italiano, che fu per me una sorta di “schiaffo morale”. Mi fece capire la bellezza della scrittura e la semplicità della musica in sé. Mi resi conto che quell’immaginario trap che avevo tanto osannato e da cui ero stato fortemente influenzato nell’adolescenza, in realtà non mi apparteneva affatto.

Grazie all’indie italiano riuscii a trovare la mia strada. Dopo una lunga riflessione, decisi di cambiare direzione e intraprendere un percorso musicale interamente in italiano, che mi permetteva di avere un approccio più sincero e personale verso la musica.

La tua musica affronta temi profondi come salute mentale, solitudine e incertezze. Cosa ti spinge a raccontare questi argomenti attraverso le tue canzoni?

Vivendo in Inghilterra e frequentando l’università, ho avuto modo di notare quanto il tema della salute mentale venga preso seriamente in considerazione, molto più di quanto accada in Italia, a mio avviso. È un argomento che spesso tendiamo a ignorare.

Per me, la musica è l’unico modo per esprimere come sto davvero, senza filtri. Mi permette di parlare di ciò che mi succede nel modo più sereno e meno doloroso possibile. Vorrei far capire a chi mi ascolta che è normale stare male e che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’esprimere i propri stati d’animo. Se anche solo una persona si sente “rassicurata” da ciò che canto, per me è una vittoria.

Non mi interessano i numeri né la competizione con gli altri. L’unica cosa che conta per me è che i miei messaggi arrivino a chi ne ha bisogno e possano incoraggiare le persone a parlare dei propri problemi. A volte basta solo un pizzico di coraggio per iniziare a stare meglio.

Il tuo sound fonde pop, urban e alt-rock. Come hai trovato questa identità musicale e quali artisti hanno influenzato il tuo percorso?

Mi fa piacere che tu riesca a individuare il sound in cui si colloca il mio genere, perché ogni volta ho sempre questo dubbio ahahah. Penso comunque di essere ancora alla ricerca del sound che mi rappresenta al meglio. Forse aggiungerei ancora qualche elemento, ma direi che piano piano sta prendendo forma.

Gli artisti che mi hanno influenzato negli anni sono tanti, sia italiani che internazionali. Cercherò di fare una lista senza farla sembrare una lista della spesa (spoiler: lo sarà): Psicologi, Calcutta, Ariete, Frah Quintale, Franco126, bnkr44, Sxrrxwland, Glaive, Frank Ocean, Ericdoa, Nirvana, Queen, Coldplay, Justin Bieber… e potrei andare avanti all’infinito ahah.

“macello” descrive il caos interiore di un ventenne sopraffatto dalle ansie del futuro. C’è un’esperienza personale dietro questa canzone?

Sì, il brano è nato durante uno dei momenti più bui che ho vissuto l’anno scorso. Mi sentivo intrappolato in una scatola senza aria, incapace di respirare. L’unica cosa che volevo fare era urlare, un gesto disperato per chiedere aiuto.

Una sera, come spesso accade, mi sono seduto al Mac e ho lasciato che la penna scrivesse per me tutto ciò che avevo dentro.

Purtroppo, i nostri vent’anni non sono più quelli di una volta. Tutto corre veloce, e con l’avvento e l’evoluzione di internet siamo stati costretti a crescere in fretta, senza il tempo di goderci momenti che dovrebbero essere preziosi. La pressione dei genitori, della società e, soprattutto, di ciò che vediamo attorno a noi ci logora dentro, come piccole crepe che, col tempo, si allargano sempre di più.

Credo di aver vissuto un burnout, e ancora oggi sto cercando di prendermene cura.

Nei tuoi brani come “fuori” e “dai die” parli di isolamento e disconnessione. Quanto è importante per te che la tua musica sia un mezzo per sentirsi meno soli?

Ritengo che la musica sia essenziale. Mi ha sempre fatto compagnia, soprattutto nei momenti più difficili, quando non avevo nessuno accanto. Forse ascoltare le storie di altre persone e ritrovarmi, a volte, nelle parole dei cantanti mi faceva sentire meno solo. Altre volte, invece, avevo bisogno di staccare da tutto e ascoltare qualcosa di completamente distante dalla mia vita, anche solo per sfuggire alla monotonia per qualche minuto.

Il sentirsi fuori luogo è un tema che affronto spesso nei miei testi. Ovunque vada, non mi sento mai davvero “tranquillo” o, almeno, non del tutto. So che quei momenti di serenità sono solo temporanei e che, presto o tardi, avrò di nuovo la necessità di scappare altrove.

“lavorincorso” racconta il periodo scolastico con confusione e frustrazione. Che ricordi hai di quegli anni e come hanno influenzato la tua crescita artistica?

Quel brano è nato durante il mio periodo universitario, mentre studiavo fashion design. Nell’ultimo anno accademico stavo lavorando alla mia tesi, che prevedeva la creazione di due vestiti su un tema a mia scelta. Dopo aver presentato la mia bozza, la mia idea venne bocciata da diverse insegnanti. Questo mi influenzò profondamente, facendomi vivere un momento di totale down, sia a livello morale che creativo. Alla fine, però, ho seguito ciò che volevo fare e mi sono laureato.

Come in molte facoltà artistiche, il criterio di valutazione è estremamente soggettivo. Secondo me, l’arte non è qualcosa a cui si può assegnare un voto per determinarne il significato o il messaggio, perché così facendo si rischia di bloccare il flusso creativo. Infatti, inizialmente il brano doveva chiamarsi S.K.A (School Kills Artists), perché la scuola spesso mette gli artisti dentro una scatola, limitandoli nell’espressione e costringendoli a seguire un percorso lineare e strutturato.

La scuola, in sé, non ha influenzato particolarmente la mia crescita artistica. Anzi, venivo spesso preso in giro e bullizzato perché facevo qualcosa che mi piaceva. Ironia della sorte, molte di quelle stesse persone ora si improvvisano pseudo-DJ solo perché è di moda, e la cosa mi fa sorridere.

Allo stesso tempo, però, custodisco nel cuore le parole del mio migliore amico: “Non smettere mai di fare musica”. Quelle parole, dette in un momento in cui continuavo a dubitare se avessi dovuto proseguire o meno, furono per me come una mano tesa mentre stavo per precipitare da un burrone. Ricordo ancora bene le emozioni di quella sera: dentro di me piangevo, perché per la prima volta sentivo che qualcuno credeva davvero in ciò che facevo. E non l’ho mai dato per scontato.

Pensi che le tue radici culturali italo-giapponesi abbiano influenzato il tuo modo di vedere la musica e l’arte?

Un po’ si devo dire. I miei testi sono spesso influenzati da un minimalismo che deriva direttamente dagli haiku. Il potere di esprimere tanto con poche frasi è qualcosa di immenso, secondo me.

Cerco sempre di tenere aperte il maggior numero di porte possibili per lasciarmi ispirare da nuove idee e, molto spesso, mi ritrovo ad ascoltare anche artisti giapponesi.

La tua collaborazione con Tom Rix ha dato vita a un progetto musicale molto personale. Come vi siete incontrati e cosa vi ha spinto a lavorare insieme?

Ci siamo conosciuti quattro anni fa su un sito chiamato Villaggio Musicale. Mi contattò dicendomi che gli piacevano i miei progetti (all’epoca facevo ancora musica in inglese, ma avevo appena iniziato a pubblicare qualcosa anche in italiano) e che voleva lavorare con me.

Nel giro di due o tre mesi, riuscimmo a mettere insieme un bel po’ di demo, che portarono alla nascita del nostro primo EP. Fin da subito si creò una grande intesa e tanta voglia di fare musica. D’altronde, quando metti insieme due persone con la stessa passione, non le fermi più ahaha

La musica è anche un modo per sensibilizzare e lanciare messaggi importanti. C’è qualcosa che vorresti dire a chi si sente smarrito o sopraffatto dalla vita?

Vorrei dire a chiunque stia attraversando un periodo difficile e fatichi a trovare la forza per andare avanti che non è solo. Vi sono vicino, e so che può sembrare banale, ma vi incoraggio a parlarne, che sia con persone a cui tenete o anche con estranei. A volte, dare voce ai propri pensieri, anche solo ad alta voce, può essere il primo passo per sentirsi un po’ più leggeri.

Se sentite di non poter condividere ciò che state vivendo con chi vi sta intorno, vi consiglio di considerare un supporto professionale. In Italia, purtroppo, lo psicologo viene ancora visto da molti come ‘una cosa da pazzi’, ma la realtà è ben diversa: ci sono professionisti in grado di aiutarvi, indipendentemente dal tipo di difficoltà che state affrontando.

E per chi si sente perso, voglio ricordare che questa sensazione non durerà per sempre. Concedetevi il tempo di respirare, di prendervi cura di voi stessi, e vedrete che, poco a poco, le cose si sistemeranno. Anche se ora vi sembra di essere intrappolati in un tunnel buio, c’è sempre una via d’uscita. Non siete soli.

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di phixre? Hai nuovi progetti o collaborazioni in arrivo?

Ho diversi progetti in fase di finalizzazione con vecchi e nuovi ospiti, e usciranno molto presto ;)

phixre


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