In continua evoluzione e sempre alla ricerca di nuovi linguaggi sonori, DaveBrain, al secolo Davide Russo, rappresenta una delle voci più interessanti del panorama indie pop italiano contemporaneo. Batterista, autore e produttore, unisce la sensibilità del cantautorato a un’attitudine hip-hop che si riflette nel suo stile diretto e nella forza narrativa dei suoi testi.
Dopo aver pubblicato “Origini” (2020) e “Quello che resta di me” (2024), nel 2025 DaveBrain torna con “Amore Liquido”, un concept album realizzato in collaborazione con il produttore Mark Roland, che affronta il tema dell’amore moderno in tutte le sue sfumature. Dall’intimità alla distanza, dal desiderio alla disillusione, ogni traccia diventa un tassello di un racconto emotivo coerente e profondamente umano.
Nel disco, oltre a Mark Roland, spiccano le partecipazioni di Roberto Gagliardi (chitarre), Gabriele Bianchini (basso) e due featuring d’eccezione: Lorentso in “Storie che” e LMPills in “Non cambiamo mai (il sesso)”, brano che esplora il lato più carnale e individualista dell’amore liquido, tra attrazione fisica e mancanza di comunicazione.
Un progetto maturo, intenso e autentico, che conferma DaveBrain come un artista capace di fondere stili, generi e visioni in un’unica identità coerente e personale.
L’intervista con DaveBrain
Come nasce il tuo nome d’arte “DaveBrain” e cosa rappresenta per te?
Il nome è la rappresentazione della fusione tra la mia parte razionale e quella irrazionale che spesso lottano dentro di me. È nato in modo naturale, senza troppe strategie.
Nel tuo percorso musicale hai attraversato più mondi sonori, dal pop all’hip hop. Cosa ti affascina di più nel concetto di “crossover”?
Sono una persona che nella vita ama sperimentare, mescolare e creare. Ho tante influenze e come artista preferisco spaziare senza dover essere per forza etichettato o bloccato in un genere specifico. La cosa che mi affascina è proprio fondere i generi creando nuovi sound: per me unire è sempre la scelta migliore.
Il nuovo album “Amore Liquido” è un vero e proprio concept: come è nato e quale messaggio vuoi trasmettere?
Penso che Amore Liquido, a prescindere dai numeri e dal successo che avrà, sarà un’ottima rappresentazione di cosa stiamo vivendo in questo momento storico. Chi lo ascolterà avrà un amico che gli dirà: “Ti capisco, non sei da sol* a vivere tutto ciò”. Ogni brano è una fotografia di vari modi e concetti di amore un po’ distorti, frutto di questa società che punta all’individualismo e alla frenesia anche nei rapporti. È un album che si è scritto da solo: brano dopo brano sapevo che stavo parlando di questa tematica, toccandone gran parte delle sfumature.
C’è stato un momento o un’esperienza specifica che ti ha ispirato nella scrittura di questo disco?
Forse un momento specifico non c’è. È stato un insieme di vicende e di avventure che mi hanno portato a scrivere. Mi ha colpito constatare quanto oggi sia difficile costruire rapporti, per mancanza di coraggio o di disponibilità a sacrificare il proprio tempo per gli altri.
Il singolo “Non Cambiamo Mai” ft. LMPills racconta una delle sfumature più complesse dell’amore contemporaneo. Come è nata questa collaborazione e cosa ti ha colpito di più del loro approccio musicale?
Penso che gli LMPills siano tra i progetti più interessanti della scena, siamo amici anche fuori dal contesto musicale e questo ci porta ad avere confronti intensi e costruttivi e proprio da questi confronti è nata questa collaborazione. Essendo un brano più crudo e “cattivo” degli altri ho pensato che il loro sound si fondesse bene col mio, L8 con le sue caratteristiche stilistiche nella voce e nella scrittura ha dato un apporto al brano perfetto, Pit Le Funk è un ottimo musicista poliedrico e talentuoso e Mark Roland ha curato tutte le produzioni dell’album. Li rispetto molto come amici e artisti.
Sono molto contento di questa collaborazione e li ringrazio molto per la fiducia.
Nel brano parli di rapporti basati solo sull’attrazione fisica e sull’individualismo: pensi che oggi ci sia ancora spazio per un amore autentico?
C’è sempre spazio per un amore autentico. Il problema è quanto spazio e tempo vogliamo dedicare a chi abbiamo accanto, consapevoli che qualcosa va sacrificato affinché questo accada. Oggi “avere tempo” da dedicare sembra sempre più raro, e fare spazio dentro di sé appare troppo rischioso: per questo viviamo questo amore liquido.
Hai lavorato con diversi musicisti e produttori, tra cui Mark Roland, Roberto Gagliardi e Gabriele Bianchini. Che tipo di alchimia si è creata in studio?
Mi reputo molto fortunato ad avere un team che crede nel mio progetto, nella mia visione e nelle mie parole. È stato un viaggio molto costruttivo: le persone che hai citato sono artisti e amici che mi hanno fatto crescere. Ogni consiglio è stato dato per tirare fuori la parte migliore di me, e di questo sono grato.
Se dovessi descrivere “Amore Liquido” con tre parole, quali sceglieresti?
Sincero, diretto, vero.
Guardando ai tuoi album precedenti “Origini” e “Quello che resta di me”, in cosa senti di essere più cresciuto come artista e come persona?
Come artista penso di essere cresciuto nella scrittura, nel comunicare emozioni come fossero piccoli puntini che, se collegati, portano a un disegno più grande. Anche nel sound abbiamo fatto passi avanti: questo album è meno “plasticoso” e più suonato, con nuove sfumature sonore. Come persona cerco di imparare da tutto e da tutti: provo a tirare fuori qualcosa di bello anche dalle esperienze peggiori, trovando sempre un senso nelle cose più complicate.
Cosa possiamo aspettarci dal tuo percorso futuro dopo questo progetto? Hai già in mente nuove collaborazioni o direzioni sonore da esplorare?
Ho un EP nel cassetto, totalmente acustico e molto intimo, che parla solo di me. Sarà un viaggio introspettivo dove le parole saranno il fulcro di tutto.

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