Braska torna con Valanghe: il nuovo singolo tra amore e radici liguri – Intervista

19 Giu , 2025 - EMERGENTI

Braska torna con Valanghe: il nuovo singolo tra amore e radici liguri – Intervista

Dopo il suo ultimo album “Rockstar 17”, Braska torna con un nuovo singolo potente e simbolico: “Valanghe”. Ambientato nella cornice suggestiva delle Cinque Terre, il brano racconta un amore tormentato che si intreccia con la natura scoscesa di questo territorio, dove bellezza e fatica convivono in ogni scorcio.

Con una produzione firmata ancora da LoZar (Massimo Salone) e un beat energico a cassa dritta, Braska mescola sonorità rap e R&B con liriche forti, evocative, capaci di parlare sia di sé che della sua terra. Il videoclip – girato tra i vigneti e la monorotaia della Cantina 5 Terre – è un omaggio visivo alla viticoltura eroica, alla letteratura ligure e alla resistenza emotiva.

Nata a La Spezia, Giulia Cerasoli, in arte Braska, si conferma una delle voci più personali della nuova scena urban italiana: tra gospel, rap e soul, la sua musica racconta sempre qualcosa di più grande, qualcosa che tocca la pelle ma arriva fino al cuore.

INTERVISTA

Come nasce “Valanghe”? C’è stato un momento preciso che ha fatto scattare l’idea del brano?
Valanghe nasce da un processo creativo istintivo, ma ispirato a dei momenti che stavo vivendo in quel periodo, corrispondente a un anno fa.
Il brano racconta di una storia d’amore contorta, tormentata, di cui l’attacco “Odio quando sparisci, però sei sempre online” ne è la rappresentazione. Quando ho sentito il beat in cassa dritta de LoZar e la melodia riconoscibile, subito quell’idea e quelle parole che stavo delineando si sono concretizzate sul beat.

Il videoclip è ambientato sulle monorotaie delle Cinque Terre: quanto è stato importante per te coinvolgere realtà locali in questo progetto?
Ho volutamente coinvolto la Cantina Cinque Terre, il consorzio vitivinicolo che riunisce 200 soci viticoltori del territorio, per il quale ho lavorato due anni, per mostrare un lato fragile in tutta la sua bellezza, spesso nascosto dai famosi paesaggi con le casette colorate e gli effetti dell’overtourism.
La Cantina gestisce tutte le monorotaie presenti sul territorio che aiutano i contadini a svolgere l’arduo compito della viticoltura eroica. Nel brano parlo anche di questo, creando un forte parallelismo con gli alti e bassi di questa storia tormentata, che vivo anche nella musica, nella vita, e che delineano la costa frastagliata delle Cinque Terre.
Ho voluto far arrivare a più persone il lato più nascosto ma rappresentativo di questa terra così speciale in cui sono cresciuta.

“Cristo si è fermato ai muretti” è una frase forte e densa di significato. Puoi raccontarci meglio da dove nasce e cosa rappresenta per te?
La frase “Cristo si è fermato ai muretti” è una chiara citazione al libro “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Dove finisce la mano di Dio prosegue quella dell’uomo.
Mi riferisco in particolare ai muretti a secco che contraddistinguono le Cinque Terre. Parlo di un territorio che senza la manodopera dell’uomo, in una terra così aspra e impervia, rischia di scomparire nei prossimi decenni.
L’assenza di ricambio generazionale nella viticoltura eroica, in particolare in un territorio dove non vi è possibilità di meccanizzazione, costituisce il problema fondamentale nel portare avanti questa attività secolare.

In “Valanghe” si sente un dualismo forte: tra danza e introspezione, tra amore e frattura. Quanto è autobiografico questo brano?
Saper ballare nella tempesta è un po’ la forza di tutti quelli che amano il mare agitato. Io ho voluto raccontare la mia storia attraverso metafore e parole dirette, con un parallelismo alla mia terra che crea la cornice perfetta per la mia storia tormentata.
Questo brano invita a ballare sulle note di un amore rotto e impossibile ma che sa di vita vissuta e di attimi che tutti abbiamo vissuto.
L’estate è danza, gioia, energia, ma per me è anche un momento in cui si cede a un ritmo di vita lento che lascia spazio all’introspezione.

Hai citato Montale e la viticoltura eroica: qual è il legame tra la tua scrittura e la tradizione ligure?
Dal Golfo dei Poeti, come Shelley e Byron che qui hanno vissuto, alle Cinque Terre, è impossibile non conoscere i capostipiti della letteratura e della poesia che hanno raccontato la Liguria in tutta la sua bellezza e verità.
I miei studi classici sono stati sicuramente uno step importante per unire conoscenze letterarie alla scrittura rap.
Cito Montale per il “meriggiare pallido e assorto”, quella canicola tipicamente ligure che alle Cinque Terre si respira in ogni angolo, dettaglio e scorcio.
Il legame con la viticoltura eroica è legato alla difficoltà di portare avanti un’attività così dispendiosa in termini energetici ed economici in delle coste dalla pendenza del 30%, su vigneti in quota sopra i 400 m.s.l.m., con le condizioni ambientali tipiche di questa terra.

Hai un rapporto molto viscerale con La Spezia. Cosa ti lega così tanto alla tua città, e cosa ti ha insegnato crescere lì?
Tolgo l’articolo come facciamo noi locals. Spezia è casa e sempre lo sarà. Il rapporto che noi spezzini abbiamo con la nostra città è spesso di amore e odio.
A volte ti senti rinchiuso in quattro vie, tra le solite quattro voci, però quando ti allontani senti che ti manca la sua immensa semplicità.
Questa perla del golfo racchiude per me famiglia, semplicità, ironia nel sapere che siamo una piccola città, ma che non cambieremmo con nessuna delle più grandi capitali. “Non sei Milan, non sei Paris, ma noi ti amiamo così” come recita il nostro inno.
E’ un amore che non ti so neanche spiegare a dire il vero. Però posso dirti che 5 anni fa quando lo Spezia è andato in Serie A, sono scoppiata a piangere dopo ore di corteo e sono rimasta su una panchina al molo a guardare il golfo illuminato e in festa, pensando che era una vittoria personale per tutti noi, per la città intera.
Vivere qui mi ha insegnato a rimanere sempre umile e amare la semplicità, a ironizzare sui propri difetti, perché in fondo noi spezzini siamo così.
Al tempo stesso vivere in una realtà piccola come Spezia mi ha fatto sempre venir voglia di andare oltre al tempo stesso e dimostrare che anche dalle province si può emergere.

Il brano ha un beat dance ma anche tratti rap e R&B. Come lavori con LoZar per fondere queste anime sonore così diverse?
La forza del nostro sodalizio è sempre stata quella di saper fondere il bagaglio musicale di entrambe le nostre generazioni, portandolo a fondersi con un sound attuale, adatto alla mia vocalità e al mio flow.
Ripercorrendo la mia discografia, troverete brani più pop, altri più rock, ma anche dance, sempre mantenendo la mia cifra rap/urban, quindi questa formula è in realtà consolidata ed è sempre nata in maniera abbastanza spontanea.

Sei passata da cantare gospel in un coro a esibirti allo stadio per lo Spezia: come vedi questo percorso oggi?
C’è sempre un percorso ben delineato per ciascuno di noi ed è importante saper identificare i segnali e ascoltare il proprio istinto al tempo stesso.
Ho cantato in un coro gospel locale perché da sempre amo la musica soul, l’R&B e il gospel. Crescendo ho sviluppato la mia parte introspettiva, grazie alla scrittura, e il rap mi ha aiutato tanto in questo.
Da quando ho iniziato a scrivere canzoni ho cercato di unire la mia anima black alla rabbia che tiro fuori solo nei testi rap. Cantare il soul è la mia parte più introspettiva che guarda anche oltreoceano.
Cantare “Cori” allo stadio davanti a 10.000 persone è coronare il sogno di una piccola tifosa e cantante e credo che sia sempre qualcosa che ha a che fare con l’anima e il rapporto viscerale che ho con la musica, quindi vedo un filo conduttore anche se questi due luoghi citati nella domanda, sembrano apparentemente lontani come significato.

Dopo “Rockstar 17”, cosa rappresenta per te questa nuova fase con “Valanghe”? È l’inizio di un altro progetto?
“Valanghe” è un ritorno a casa, un ritorno alle origini, sempre sulla scia di quel mondo rurale, un po’ country, che ho raccontato in “Rockstar 17”.
L’album in inglese è stato uno sfizio che volevo togliermi e una serie di storie che volevo raccontare, cercando di arrivare anche a realtà internazionali.
Adesso sto cercando di riportare lo storytelling a un piano molto più autentico, legato al vissuto, a chi sono e da dove vengo, anche grazie alle location che mi trovo a pochi km da casa.

Il tuo universo musicale è arrivato fino a Parigi, a Rotterdam… ma cosa sogna oggi Braska per il futuro?
Sogno di avere una fanbase sempre più solida che mi segua in giro per l’Italia.
Dopo Parigi, Rotterdam, Berlino e Amsterdam sono tornata a casa, esibendomi anche a Milano e Torino in due recenti date. Al momento, oltre alla scrittura di nuovi brani, sto fissando nuove date.
Mi auguro di plasmare sempre di più un sound riconoscibile e di aggiungere esperienze di collaborazione importanti per il mio futuro artistico.

CONCLUSIONE

Con “Valanghe”, Braska dimostra ancora una volta di saper raccontare il proprio mondo con autenticità, coraggio e una poetica profondamente radicata nel territorio da cui proviene.
Tra beat energici e immagini potenti, tra amore e fratture, la sua voce continua a emergere come una delle più originali e sensibili della scena urban italiana.
Il suo percorso – tra vigneti, stadi e palchi internazionali – è solo all’inizio, ma ha già il sapore delle cose vere. E forse proprio per questo arriva così dritto.

Ascolta “Valanghe” su Spotify:

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